Graham Hancock.
. 
Impronte degli dei.
.
Parte 3.
.
Titolo originale: Fingerprints of the Gods: The Evidence of Earth's Lost Civilization. 1995.
2009. Tascabili degli Editori Associati - TEA, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Indice di questa parte.
...
.
...
35. Tombe e soltanto tombe?
36. Anomalie.
37. Creata da qualche dio.
38. Un gioco tridimensionale interattivo.
39. Il luogo del principio.
.
Parte settima. Signore dell'eternit.
40. C' ancora qualche segreto in Egitto?
41. La citt del sole, la camera dello sciacallo.
42. Anacronismi ed enigmi.
43. Alla ricerca del Primo Tempo.
44. Dei del Primo Tempo.
45. Opere degli uomini e degli dei.
46. L'undicesimo millennio a.C.
47. La Sfinge.
...
.
...
FINE INdice.
...
.
...
35.
.
TOMBE E SOLTANTO TOMBE?
.
Scendere gi dalla Grande Piramide era pi esasperante che scalarla. Non lottavamo pi contro la forza di gravit, e quindi lo sforzo fisico era minore. Tuttavia, le probabilit di cadere rovinosamente parevano molto maggiori ora che la nostra attenzione era rivolta esclusivamente a terra anzich al cielo. Scendevamo a piccoli passi con esagerata cautela verso la base dell'enorme montagna di pietra, scivolando e sdrucciolando tra gli infidi blocchi di muratura, con la sensazione di essere stati trasformati in formiche.
Quando arrivammo in fondo, la notte era ormai finita e la prima spruzzata di pallida luce solare si diffondeva nel cielo. Pagammo le cinquanta sterline egiziane promesse alla guardia della facciata occidentale della piramide e poi, con un fortissimo senso di liberazione ed esultanza, ci allontanammo allegramente dal monumento verso la Piramide di Chefren, a poche centinaia di metri a sud-ovest.
Khufu, Khafre, Menkaure... Cheope, Chefren, Micerino. Comunque li si chiamasse, con il loro nome egizio oppure con quello greco, restava il fatto che questi tre faraoni della IV dinastia (2575-2467 a.C.) erano universalmente riconosciuti come i costruttori delle piramidi di Giza. Questa attribuzione risaliva almeno ai tempi in cui le antiche guide turistiche egiziane avevano raccontato allo storico greco Erodoto che la Grande Piramide era stata costruita da Cheope. Erodoto aveva inserito questa informazione nel pi antico testo descrittivo dei monumenti esistente, che continuava cos:
Questo Cheope, a quel che dicevano gli egiziani, regn cinquant'anni e, alla sua morte, prese il potere suo fratello Chefren; il quale... costru anch'egli una piramide... innalz la sua piramide accanto a quella grande del fratello; solo che, quanto ad altezza, rimase 40 piedi al di sotto di essa... Chefren, al dire dei sacerdoti, avrebbe regnato 56 anni... Dopo... regn sull'Egitto il figlio di Cheope, Micerino. Anche questo re lasci una piramide, molto meno vasta di quella del padre.774

Pianta della necropoli di Giza.
Erodoto vide i monumenti nel quinto secolo a.C., pi di duemila anni dopo che erano stati costruiti. Tuttavia, fu soprattutto sulla sua testimonianza che si bas il generale giudizio della storia. Tutti gli altri commentatori continuarono, fino ai nostri giorni, a seguire acriticamente le orme dello storico greco. E nel corso delle epoche - sebbene inizialmente fosse poco pi di una voce - l'attribuzione della Grande Piramide a Cheope, della Seconda Piramide a Chefren e della Terza Piramide a Micerino era assurta a fatto inoppugnabile.

Il mistero sminuito
Dopo esserci accomiatati da Al, Santha e io continuammo la nostra passeggiata nel deserto. Costeggiando l'immenso angolo di sud-ovest della Seconda Piramide, i nostri sguardi furono attirati dalla sua cima. Anche l notammo le pietre di rivestimento intatte che ancora ricoprivano i suoi ventidue corsi superiori. Vedemmo anche che i primi corsi sopra la base, ognuno dei quali misurava una dozzina di acri, erano composti da blocchi di calcare veramente grandi, quasi troppo alti per essere scalati, lunghi circa sei metri e spessi un metro e ottanta. Come avrei scoperto in seguito, questi straordinari monoliti pesavano duecento tonnellate ciascuno e appartenevano a un caratteristico stile murario che ricorreva in punti diversi e molto lontani tra loro all'interno della necropoli di Giza.
Sul lato settentrionale e su quello occidentale, la Seconda Piramide poggiava su una piattaforma scavata nella roccia fresca ed era perci circondata da un fosso profondo in alcuni punti pi di quattro metri e mezzo. Camminando in direzione sud, parallelamente alla fiancata occidentale danneggiata del monumento, avanzammo lungo il margine di quel fosso verso la Terza Piramide, che era molto pi piccola e sorgeva circa quattrocento metri pi avanti nel deserto.
Cheope... Chefren... Micerino... Secondo tutti gli egittologi ortodossi le piramidi erano state costruite come tombe - e soltanto come tombe - per questi tre faraoni. Tuttavia, tali asserzioni presentavano alcune ovvie difficolt. Per esempio, la vasta camera sepolcrale della Piramide di Chefren era vuota quando fu aperta nel 1818 dall'esploratore italiano Giovanni Belzoni. Invero, pi che vuota, la camera era desolatamente e austeramente spoglia. Anche il sarcofago di lucido granito incastonato nel pavimento era stato trovato vuoto, con il coperchio spaccato in due accanto.775 Come si spiegava questo fatto?
Per gli egittologi la risposta appariva ovvia. In qualche epoca lontana, probabilmente non molti secoli dopo la morte di Chefren, dovevano essere penetrati nella camera dei predatori di tombe, i quali avevano portato via tutto il suo contenuto compreso il corpo mummificato del faraone.
E pi o meno la stessa sorte doveva essere toccata alla pi piccola Terza Piramide, verso la quale Santha e io ci stavamo dirigendo, quella attribuita a Micerino. Il primo europeo a esplorare questo monumento fu un colonnello britannico, Howard Vyse, che entr nella camera sepolcrale nel 1837. Trov un sarcofago vuoto di basalto, un coperchio di catafalco antropomorfo di legno, e alcune ossa. La deduzione ovvia era che queste appartenessero a Micerino. In seguito, per, la scienza moderna ha dimostrato che le ossa e il coperchio del catafalco risalivano alla prima era cristiana, ossia a duemilacinquecento anni dopo l'Epoca delle Piramidi, e perci costituivano la sepoltura intrusiva di un individuo vissuto in epoca molto pi recente (una pratica comunissima in tutta la storia dell'antico Egitto). Quanto al sarcofago di basalto, ebbene, forse apparteneva davvero a Micerino. Purtroppo, per, nessuno ebbe l'opportunit di esaminarlo perch and perduto in mare quando la nave su cui Vyse lo aveva caricato per mandarlo in Inghilterra affond al largo delle coste spagnole.776 Poich era un fatto documentato che il sarcofago era stato trovato vuoto da Vyse, si suppose ancora una volta che predatori di tombe avessero trafugato il corpo del faraone.
Una congettura analoga era stata fatta per la salma di Cheope, anch'essa mancante. A questo riguardo l'opinione generale degli studiosi, espressa benissimo da George Hart del Bristih Museum, era che appena cinquecento anni dopo il funerale di Cheope alcuni ladri si erano introdotti nella Grande Piramide per rubare il tesoro sepolcrale.777 Ci presuppone che l'incursione abbia avuto luogo entro e non oltre il 2000 a.C., poich si ritiene che Cheope sia morto nel 2528 a.C.778 Inoltre, il professor I.E.S. Edwards, un'eminente autorit in materia, supponeva che il tesoro sepolcrale fosse stato rimosso dal famoso santuario interno ora noto come la Camera del Re, e che il sarcofago di granito vuoto collocato all'estremit occidentale di quel santuario un tempo conteneva il corpo del re, probabilmente racchiuso in un catafalco di legno.779
Tutto questo  erudizione ortodossa, dominante e moderna, ciecamente accettata come fatto storico e insegnata come tale in tutte le universit.780
E se invece non fosse vero?

La dispensa era vuota
Il mistero della mummia mancante di Cheope comincia dai verbali del Califfo Al-Ma'mun, governatore musulmano del Cairo nel nono secolo d.C. Questi aveva assunto una squadra di cavapietre incaricando gli operai di praticare una galleria nella facciata settentrionale della piramide e spronandoli con la promessa che avrebbero trovato un tesoro. Grazie a una serie di circostanze fortunate il buco di Ma'mun, come lo chiamano oggi gli archeologi, era confluito in uno dei numerosi passaggi interni del monumento, il corridoio discendente, che scendeva dall'ingresso originario nascosto nella facciata settentrionale (la cui posizione, bench nota in epoca classica, ai tempi di Ma'mun era stata dimenticata). Grazie a un'altra circostanza fortunata le vibrazioni che gli arabi avevano provocato con gli arieti e i trapani staccarono un blocco di pietra calcarea dal soffitto del corridoio discendente. Quando la cavit da cui era caduto il blocco fu esaminata si scopr che nascondeva l'accesso a un altro corridoio, il quale invece saliva inoltrandosi nel cuore della piramide.

La Grande Piramide: ingresso e i tappi di pietra che chiudono il corridoio ascendente.
Per c'era un problema: l'apertura era bloccata da una serie di enormi tappi di granito massiccio, chiaramente risalenti alla stessa epoca in cui era stato costruito il monumento e tenuti in posizione dal restringimento dell'estremit inferiore del corridoio.781 Poich non riuscivano n a rompere n ad aprirsi un varco in quei tappi, i cavapietre praticarono una galleria nel calcare un po' pi cedevole che li circondava e, dopo svariate settimane di lavoro massacrante, raggiunsero il corridoio ascendente pi su, dopo aver aggirato un formidabile ostacolo mai superato prima.
Da questo fatto si potevano trarre alcune ovvie conclusioni: poich prima di allora nessun cercatore di tesori si era spinto fino a quel punto, l'interno della piramide doveva essere ancora inviolato. Gli scavatori si saranno leccati i baffi pregustando le immense quantit di oro e gioielli che ormai ben potevano sperare di trovare. Analogamente, ma forse per altre ragioni, Ma'mun sar stato impaziente di essere il primo a entrare nelle camere che sicuramente avrebbero scoperto. A quanto si riferiva, il motivo principale per cui aveva dato inizio a quella indagine non era l'ambizione di accrescere la sua grande ricchezza personale, bens il desiderio di poter accedere a una miniera di antica saggezza e tecnologia che credeva sepolte all'interno del monumento. In quella tomba, secondo tradizioni antichissime, i costruttori delle piramidi avevano lasciato strumenti di ferro e armi che non arrugginivano, e vetro che si piegava senza rompersi, e strane formule magiche...782

La Grande Piramide: particolare dei corridoi, dei pozzi e delle camere.
Ma Ma'mun e i suoi uomini non trovarono nulla, neanche un comune tesoro, e di certo nessuna tecnologia avanzata, n anacronistica plastica, strumenti di ferro o armi inossidabili... e tantomeno strane formule magiche.
La camera erroneamente chiamata della regina (situata alla fine di un lungo passaggio orizzontale che si diramava dal corridoio ascendente) si rivel completamente vuota: nient'altro che un vano geometrico e austero.783
E, fatto ancora pi deludente, anche la Camera del Re (che gli arabi raggiunsero dopo essere saliti su per l'imponente Grande Galleria) offr ben poco di interessante. Il suo unico mobilio era costituito da un enorme catafalco appena grande a sufficienza per contenere il corpo di un uomo. In seguito identificata, senza valide ragioni, come un sarcofago, questa cassa di pietra senza decorazioni fu avvicinata con trepidazione da Ma'mun e la sua squadra, che la trovarono scoperchiata e vuota come tutte le altre cose che si trovavano nella piramide.784
Esattamente perch, come e quando la Grande Piramide era stata vuotata del suo contenuto? Era successo cinquecento anni dopo la morte di Cheope, come suggerivano gli egittologi? O non era forse pi verosimile, come le prove cominciavano a far pensare, che le camere interne della piramide erano vuote da sempre, ossia fin dall'inizio, dal giorno in cui il monumento era stato sigillato? In fondo nessuno aveva raggiunto la parte superiore del corridoio ascendente prima di Ma'mun e dei suoi uomini. Ed era anche certo che nessuno aveva tagliato da parte a parte i tappi di granito che bloccavano l'accesso a quel corridoio.
Il buonsenso escludeva la possibilit di qualsiasi incursione precedente, a meno che non ci fosse un'altra entrata.

Strozzature nel pozzo
C'era un'altra entrata.
Lungo il corridoio discendente, oltre sessanta metri pi gi dal punto in cui era stata scoperta l'estremit bloccata del corridoio ascendente, c' l'entrata nascosta di un altro passaggio segreto, nelle viscere della roccia fresca dell'altopiano di Giza. Se Ma'mun avesse scoperto questo passaggio, si sarebbe risparmiato un bel po' di fatica, dal momento che offriva un percorso bell'e pronto intorno ai tappi che chiudevano il corridoio ascendente. Ma la sua attenzione era stata distolta dalla sfida di superare quei tappi con una galleria, e non aveva fatto alcun tentativo di esaminare il tratto inferiore del corridoio discendente (che fin per utilizzare come discarica per le tonnellate di pietra che i suoi scavatori rimossero dal cuore della piramide).785
In epoca classica, per, il corridoio discendente era noto ed esplorato in tutta la sua estensione. Il geografo greco-romano Strabone lasci una descrizione molto chiara della grande camera sotterranea in cui sfociava (a una profondit di quasi centottanta metri rispetto all'apice della piramide).786 All'interno della camera sotterranea furono anche trovati graffiti risalenti all'epoca dell'occupazione romana dell'Egitto, a conferma che un tempo veniva visitata regolarmente. Tuttavia, poich era stato nascosto con tanta astuzia all'inizio, l'ingresso segreto che si apriva su un lato a circa due terzi della parete occidentale del corridoio discendente, rimase sigillato e sconosciuto fino al diciannovesimo secolo.787
L'ingresso si apriva su uno stretto pozzo, lungo circa cinquanta metri, che saliva quasi in verticale nella roccia fresca e poi per pi di venti corsi completi dei blocchi interni di calcare della Grande Piramide, per unirsi infine al principale sistema interno di corridoi ai piedi della Grande Galleria. Non esistono prove che indichino quale potesse essere la destinazione d'uso di questo strano elemento architettonico (sebbene diversi studiosi abbiano avanzato delle ipotesi).788 Invero, l'unica cosa chiara  che fu progettato all'epoca della costruzione della piramide e non il risultato dell'intrusione di predatori di tombe impegnati a scavare gallerie.789 Tuttavia, rimane da accertare se qualche predatore di tombe possa aver scoperto l'accesso nascosto al pozzo, e lo abbia utilizzato per trafugare i tesori delle Camere del Re e della Regina.
Non si pu escludere una possibilit del genere. Tuttavia, a un esame delle documentazioni storiche emergono ben pochi elementi che l'avallino.
Per esempio, l'estremit superiore del pozzo fu penetrata nel 1638 dalla Grande Galleria dall'astronomo di Oxford John Graeves, il quale riusc a scendere a una profondit di circa diciotto metri. Nel 1765, un altro cittadino britannico, Nathaniel Davison, si spinse fino a una profondit di circa quarantacinque metri ma trov la strada bloccata da una massa impenetrabile di sabbia e pietre. In seguito, nel quarto decennio del diciannovesimo secolo, il capitano G.B. Caviglia, un avventuriero italiano, raggiunse la stessa profondit e si imbatt nello stesso ostacolo. Pi intraprendente dei suoi predecessori, ingaggi un gruppo di operai arabi per scavare le macerie nella speranza di trovare qualcosa di interessante sotto. Solo dopo diversi giorni di scavi in condizioni claustrofobiche scoprirono il collegamento con il corridoio discendente.790
 verosimile che un pozzo stretto e intasato come quello sia servito da passaggio praticabile per il trafugamento dei tesori di Cheope, ritenuto il pi grande faraone della IV dinastia?
Anche se non fosse stato soffocato e ostruito da detriti e sigillato all'estremit inferiore, non poteva essere utilizzato per portare fuori pi di una minima parte dei tesori di una tipica tomba reale. Il pozzo, infatti, ha un diametro di appena novanta centimetri e presenta diversi tratti verticali malagevoli.
Perci, quando Ma'mun e i suoi operai penetrarono a fatica nella Camera del Re intorno all'anno 820 d.C., come minimo ci si sarebbe aspettati che alcuni dei pezzi pi grandi e pesanti del sepolcro originale fossero ancora al loro posto, come le statue e gli scrigni che tanto ingombravano la tomba molto pi recente e con tutta probabilit meno ricca di Tutankhamon.791 Ma all'interno della Piramide di Cheope non fu trovato nulla. Quindi, questo saccheggio e quello presunto del monumento di Chefren diventavano gli unici furti di tombe della storia d'Egitto assolutamente puliti, in cui i ladri non avevano lasciato dietro di s la minima traccia: non un brandello di stoffa strappato, non un frammento di vasellame rotto, non una statuina scartata, non un gioiello passato inosservato, solo i pavimenti e i muri nudi, e i sarcofagi spalancati vuoti.

Diversa da tutte le altre tombe
Ormai erano le sei passate del mattino e il sole lamb le cime delle Piramidi di Cheope e di Chefren con un fugace tocco di rosa pastello. La Piramide di Micerino, pi bassa di una sessantina di metri rispetto alle altre due, era ancora in ombra mentre Santha e io costeggiavamo il suo angolo di nord-ovest e poi proseguivamo il nostro cammino fra le ondulate dune di sabbia del deserto circostante.
Continuavo a rimuginare la teoria dei furti. A quel che riuscivo a capire, l'unica vera prova a suo favore era l'assenza di suppellettili tombali e di mummie per cui era stata in primo luogo ideata come spiegazione. Tutti gli altri fatti, soprattutto per quanto riguardava la Grande Piramide, sembravano testimoniare in maniera convincente contro l'idea del saccheggio. Non c'era solo la questione della strettezza e dell'impraticabilit del pozzo per trafugare tesori voluminosi. L'altra caratteristica notevole della Piramide di Cheope era l'assenza assoluta di iscrizioni e decorazioni all'interno dell'immensa rete di gallerie, corridoi, passaggi e camere, caratteristica, questa, che valeva anche per le Piramidi di Chefren e Micerino. In nessuno di questi straordinari monumenti era stata scritta una sola parola d'elogio per quei faraoni di cui, a quel che si credeva, contenevano le salme.
Si trattava di un fatto davvero eccezionale. Nessun altro sepolcro certo di un monarca egizio era mai stato trovato privo di decorazioni. In tutta la storia egiziana le tombe dei faraoni erano sempre riccamente decorate, tappezzate da magnifiche pitture (come nella Valle dei Re a Luxor, per esempio) e piene di iscrizioni contenenti le formule rituali e le invocazioni necessarie per assistere il defunto nel suo viaggio verso la vita eterna (come le piramidi della V dinastia di Saqqara, ad appena trenta chilometri a sud di Giza.)792
Perch Cheope, Chefren e Micerino avevano fatto le cose in modo tanto diverso? Avevano forse eretto i loro monumenti non per destinarli a tombe, bens per uno scopo diverso, pi sottile? Oppure, era possibile, come sostenevano certe tradizioni arabe ed esoteriche, che le piramidi di Giza fossero state costruite molto tempo prima della IV dinastia, dagli architetti di una civilt precedente e pi progredita?
Per motivi che sono facilmente comprensibili, nessuna di queste ipotesi godeva del favore degli egittologi. Inoltre, pur riconoscendo che la Seconda e la Terza Piramide erano completamente prive di iscrizioni interne, sprovviste addirittura dei nomi di Chefren e Micerino, gli studiosi citavano certi marchi di cava in geroglifici (graffiti apposti sui blocchi di pietra prima che fossero portati via dalla cava) trovati all'interno della Grande Piramide, che sembravano riportare il nome di Cheope.

Un certo sospetto
Si doveva la scoperta di questi marchi al colonnello Howard Vyse, durante i disastrosi scavi da lui condotti a Giza nel 1837. Ampliando un cunicolo esistente, egli pratic una galleria nella serie di piccole cavit, dette camere di scarico situate immediatamente sopra la Camera del Re. I marchi di cava furono trovati sulle pareti e sui soffitti delle ultime quattro di queste cavit e contenevano scritte come queste:
la squadra di operai, quanto e potente la corona bianca di khnum- cheope
cheope
khnum-cheope
anno diciassette793
Capitava a puntino. Esattamente alla fine di una costosa e per altro infruttuosa stagione di scavi, proprio quando c'era bisogno di un'importante scoperta archeologica per giustificare le spese accumulate, per caso Vyse fece la scoperta del decennio: trov la prima prova incontrovertibile che Cheope era davvero il costruttore della Grande Piramide, rimasta fino ad allora anonima.
Si sarebbe pensato che una scoperta come quella avrebbe fugato una volta per tutte ogni dubbio persistente riguardo la paternit e la destinazione di quell'enigmatico monumento. Ma i dubbi rimasero, soprattutto perch fin dall'inizio, sulla prova di Vyse aleggi un certo sospetto:
1  Era strano che i marchi fossero gli unici segni del nome di Cheope mai trovati all'interno di tutta la Grande Piramide.794
2  Era strano che fossero stati trovati in un angolo tanto oscuro, fuori mano di quell'immenso edificio.
3  Era strano il fatto stesso che fossero stati trovati in un monumento per il resto privo di iscrizioni di qualsiasi genere.
4  Ed era estremamente strano che fossero stati trovati solo nelle quattro camere di scarico superiori delle cinque esistenti. Inevitabilmente, menti sospettose cominciarono a chiedersi se i marchi di cava sarebbero apparsi anche nella pi bassa delle cinque camere se anch'essa fosse stata scoperta da Vyse (anzich settanta anni prima da Nathaniel Davison).795
5  In ultimo, ma non meno importante, era strano che numerosi geroglifici dei marchi di cava fossero stati dipinti capovolti, che alcuni fossero irriconoscibili e altri scritti in modo sbagliato o usati scorrettamente dal punto di vista grammaticale.796
Vyse era un contraffattore?
Sono a conoscenza di una tesi plausibile elaborata per dimostrare che lo era,797 e sebbene probabilmente mancher sempre una riprova conclusiva, mi sembrava incauto da parte dell'egittologia accademica aver riconosciuto senza riserve l'autenticit dei marchi di cava. Inoltre, esistevano prove geroglifiche alternative, probabilmente di provenienza pi pura, le quali sembravano indicare che Cheope non poteva aver costruito la Grande Piramide. Fatto strano, gli stessi egittologi che attribuirono senza indugi grandissima importanza ai marchi di cava di Vyse furono pronti a minimizzare l'importanza di questi altri geroglifici contraddittori, incisi su una pietra calcarea rettangolare ora custodita nel Museo del Cairo.798
La Stele dell'Inventario, com'era chiamata, era stata scoperta a Giza nel diciannovesimo secolo dall'archeologo francese Auguste Mariette. Fu una vera e propria bomba perch il suo testo indicava chiaramente che sia la Sfinge sia la Grande Piramide (e anche altri edifici dell'altopiano) esistevano gi molto tempo prima dell'ascesa al trono di Cheope. L'iscrizione faceva anche riferimento a Iside come alla Signora della Piramide, sottintendendo che il monumento era dedicato alla dea della magia e non a Cheope. Infine, lasciava fortemente intendere che la piramide di Cheope poteva essere una delle tre costruzioni secondarie situate lungo la fiancata orientale della Grande Piramide.799
Tutti questi fatti sembravano costituire una prova che comprometteva la cronologia ortodossa dell'antico Egitto. Inoltre, sfidava l'opinione invalsa secondo cui le piramidi di Giza erano state edificate come tombe e soltanto come tombe. Tuttavia, anzich approfondire le affermazioni anacronistiche della Stele dell'Inventario, gli egittologi scelsero di screditarle. Nelle parole dell'influente studioso americano James Henry Breasted questi riferimenti sarebbero della massima importanza se la stele fosse contemporanea di Cheope; ma le prove ortografiche che la fanno risalire a un'epoca pi tarda sono assolutamente conclusive...800
Breasted intendeva dire che il sistema di scrittura geroglifica impiegato nell'iscrizione non era compatibile con quello utilizzato durante la quarta dinastia, bens apparteneva a un'epoca pi recente. Tutti gli egittologi concordarono con questa analisi e il giudizio finale, tenuto per buono ancora oggi, fu che la stele era stata scolpita sotto la XXI dinastia, circa millecinquecento anni dopo il regno di Cheope, e perci doveva essere considerata un'ope-ra di narrativa storica.801
Cos, citando una prova ortografica, un'intera disciplina accademica trov il motivo per ignorare le scomode illazioni contenute nella Stele dell'Inventario e non tenne mai nel dovuto conto la possibilit che si rifacesse a un'iscrizione autentica della quarta dinastia (proprio come la Nuova Bibbia Inglese, per esempio, si basa su un originale molto pi antico). Tuttavia, esattamente gli stessi studiosi avevano ammesso senza esitare l'autenticit di una serie di dubbi marchi di cava, chiudendo un occhio sia davanti all'ortografia sia davanti ad altre stranezze.
Perch questo doppio metro? Forse perch le informazioni contenute nei marchi di cava si conformavano rigorosamente all'opinione ortodossa secondo la quale la Grande Piramide era stata costruita come tomba di Cheope, mentre le informazioni della Stele dell'Inventario contraddicevano quella opinione?

Una panoramica
Alle sette del mattino Santha e io ci eravamo addentrati di un bel tratto nel deserto che si stendeva a sud-ovest delle piramidi di Giza e ci eravamo accomodati al riparo di un'enorme duna che offriva un panorama ininterrotto dell'intera localit.
La data, il 16 marzo, precedeva di pochi giorni l'equinozio di primavera, uno dei due momenti dell'anno in cui il sole sorgeva esattamente all'est vero, in qualsiasi punto del mondo ci si trovasse. Scandendo i giorni come l'ago di un gigantesco metronomo, quella mattina aveva tagliato in due l'orizzonte in un punto a un pelo a sud dell'est vero ed era gi arrivato abbastanza in alto da dileguare le nebbie del Nilo che aderivano come un sudario a gran parte di citt del Cairo.
Khufu, Khafre, Menkaure... Cheope, Chefren, Micerino. Comunque li si chiamasse, con i loro nomi egizi oppure con quelli greci, restava il fatto indubitabile che i tre famosi faraoni della quarta dinastia erano stati commemorati dai pi splendidi, solenni, magnifici ed enormi monumenti mai visti sulla faccia della terra. Inoltre, era chiaro che quei faraoni dovevano essere davvero intimamente associati ai monumenti, non solo per via della tradizione orale tramandata da Erodoto (che sicuramente aveva qualche fondamento nella realt) ma anche perch iscrizioni e riferimenti a Cheope, Chefren e Micerino erano stati trovati in quantit discrete, fuori delle tre piramidi maggiori, in diverse parti della necropoli di Giza. Questi ritrovamenti erano stati fatti tanto all'interno quanto all'esterno delle sei piramidi minori, di cui tre erano situate a est della Grande Piramide e le altre tre a sud di quella di Micerino.
Poich gran parte di queste testimonianze esterne era ambigua e incerta, mi riusciva difficile capire perch gli egittologi fossero felici di continuare a citarle a conferma della teoria delle tombe e soltanto tombe.
Il problema era che quelle stesse prove potevano suffragare - come altrettanto valide - numerose interpretazioni diverse e contraddittorie. Per dare solo un esempio, l'intima associazione rilevata fra le tre grandi piramidi e i tre faraoni della quarta dinastia poteva benissimo essere nata perch questi faraoni avevano costruito le piramidi come le proprie tombe. Ma poteva anche aver avuto origine se i giganteschi monumenti dell'altopiano di Giza esistevano gi da molto tempo prima dell'alba della civilt storica conosciuta come l'Egitto dinastico. In tal caso, bastava immaginare che Cheope, Chefren e Micerino fossero arrivati al momento opportuno e avessero eretto alcuni degli edifici secondari intorno alle tre piramidi pi antiche, cosa che avrebbero avuto tutte le ragioni per fare perch in questo modo si sarebbero potuti conquistare il grande prestigio dei monumenti originari anonimi (e quasi sicuramente ne sarebbero stati considerati i costruttori dalla posterit).
C'erano anche altre possibilit. Tuttavia, il punto era che le prove addotte per stabilire esattamente chi avesse costruito quale delle grandi piramidi, quando e a quale scopo, erano di gran lunga troppo inconsistenti per giustificare il dogmatismo della teoria ortodossa delle tombe e soltanto tombe. In tutta sincerit, non era chiaro chi avesse costruito le piramidi. Non era chiaro in che epoca fossero state costruite. E non era assolutamente chiaro quale fosse la loro funzione.
Per tutti questi motivi erano circondate da una meravigliosa, impenetrabile aura di mistero, e mentre le contemplavo dall'alto, ebbi l'impressione che mi venissero incontro a passo di marcia tra le dune...

36

ANOMALIE
Vista dal nostro punto d'osservazione nel deserto a sud-ovest della necropoli di Giza, la pianta delle tre grandi piramidi appariva maestosa ma bizzarra.
La piramide di Micerino era quella pi vicina a noi, e alle sue spalle, a nord-est, si innalzavano i monumenti di Chefren e di Cheope. Questi ultimi sorgevano lungo una diagonale pressoch perfetta, una linea retta che collegava l'angolo sud-occidentale e quello nord-orientale della piramide di Chefren e che, se prolungata in direzione nord-est, sarebbe passata anche per gli angoli sud-occidentale e nord-orientale della Grande Piramide. Questo fatto, presumibilmente, non era casuale. Dal punto in cui eravamo seduti, tuttavia, era facile vedere che se la stessa retta immaginaria fosse stata prolungata verso sud-ovest, avrebbe mancato completamente la Terza Piramide, che era interamente spostata verso est rispetto alla diagonale principale.
Gli egittologi si rifiutavano di riconoscere qualsiasi anomalia in questo fatto. Che motivo avevano per farlo? Per quanto li riguardava, non esisteva alcuna pianta di Giza. Le piramidi erano tombe e soltanto tombe, costruite per tre faraoni diversi nell'arco di circa settantacinque anni.802 Era logico concludere che ciascun sovrano avesse cercato di esprimere la propria personalit e le proprie eccentricit nel suo monumento, e con tutta probabilit questo era il motivo per cui Micerino era uscito dalla riga.
Gli egittologi si sbagliavano. Sebbene quella mattina di marzo del 1993 non lo sapessi, era stato fatto un importante passo avanti che provava al di l di ogni dubbio che la necropoli aveva davvero una pianta generale, la quale indicava l'esatta posizione delle tre piramidi non solo l'una rispetto alle altre ma anche rispetto al Nilo, che scorreva a qualche chilometro a est dell'altopiano di Giza. Con fedelt quasi soprannaturale, quest'immensa e ambiziosa pianta riproduceva un fenomeno celeste,803 e questo forse era il motivo per cui gli egittologi (che si vantano di guardare esclusivamente la terra sotto i loro piedi) non lo avevano individuato. Come vedremo negli ultimi capitoli, quella pianta rifletteva in scala davvero gigantesca anche la stessa ossessione per gli orientamenti e le dimensioni rivelata dai singoli monumenti.

Un singolare senso d'oppressione...
Giza, Egitto, 16 marzo 1993, ore 8
Alta poco pi di sessanta metri (e con una lunghezza dei lati alla base di centootto metri) la Terza Piramide non arrivava nemmeno alla met della Grande Piramide e anche la sua massa era di molto inferiore. Tuttavia, possedeva una sbalorditiva e solenne maestosit tutta particolare. Mentre dal deserto assolato ci addentravamo nella sua enorme ombra geometrica, ricordai come l'aveva descritta lo scrittore iracheno Abdul Latif quando l'aveva visitata nel dodicesimo secolo: Al paragone delle altre due sembra piccola; ma vista a distanza ravvicinata e a esclusione di quelle, desta nell'immaginazione un singolare senso d'oppressione e non si lascia contemplare senza affliggere chi la guardi...804
I primi sedici corsi del monumento erano ancora coperti dal rivestimento originale di blocchi ricavati dal granito rosso (talmente duro, per citare le parole di Abdul Latif, che riuscire a scalfirlo con il ferro richiede molto tempo e fatica).805 Alcuni blocchi erano di dimensioni notevoli, ed erano anche incastrati in modo perfetto e ingegnoso in un complesso disegno a puzzle, che ricordava da vicino le mura ciclopiche di Cuzco, Machu Picchu e altre localit del remoto Per.
Come era normale, l'ingresso della Terza Piramide era situato nella facciata settentrionale a una ragguardevole altezza da terra. Da qui, con un angolo di 26 2', un corridoio discendente si lanciava diritto come una freccia nell'oscurit.806 Con un orientamento nord-sud perfetto, questo corridoio aveva una sezione rettangolare ed era talmente stretto che dovemmo quasi piegarci in due per riuscire a entrarci. Nel punto in cui attraversava la muratura del monumento, il soffitto e i muri erano costituiti da blocchi di granito sistemati alla perfezione. Fatto ancora pi sorprendente, questi continuavano per un tratto sottoterra.
A una ventina di metri dall'entrata, il corridoio si faceva pianeggiante e sboccava in un passaggio dove potevamo stare in piedi. Questo conduceva in una piccola anticamera rivestita di pannelli e nei cui muri erano stati scavati dei solchi, apparentemente per contenere piastre di saracinesche. Arrivati in fondo alla camera, dovemmo accucciarci di nuovo per entrare in un altro cunicolo. Piegati in due, proseguimmo in direzione sud per circa dodici metri finch raggiungemmo la prima delle tre camere funebri principali, ammesso che fossero camere funebri.
Quelle stanze cupe e silenziose erano tutte scavate nella roccia viva. Quella in cui ci trovavamo aveva la pianta rettangolare e un orientamento est-ovest. Misurava circa nove metri di lunghezza per quattro e mezzo di larghezza per quattro e mezzo di altezza, aveva il soffitto piatto e una complessa struttura interna con un grosso buco irregolare nel muro occidentale che conduceva in un oscuro spazio simile a una caverna. C'era anche un'apertura vicino al centro del pavimento da cui si accedeva a una rampa che digradava verso ovest, e portava ancora pi in profondit. Scendemmo per quella rampa: terminava in un breve passaggio orizzontale alla cui destra, dietro un'angusta entrata, s'apriva una piccola camera vuota. Sei celle, simili alle sistemazioni per la notte dei frati del Medioevo, erano state scavate nei suoi muri: quattro nel lato orientale e due in quello settentrionale. Secondo le congetture degli egittologi queste servivano da depositi... in cui riporre gli oggetti che il re morto voleva accanto al proprio corpo.807
Usciti da quella camera, girammo di nuovo a destra e tornammo nel passaggio orizzontale. In fondo a questo s'apriva un'altra camera vuota,808 il cui disegno  unico tra le piramidi d'Egitto: lunga all'incirca quattro metri per due metri e mezzo di larghezza, e con un orientamento nord-sud, i suoi muri e il pavimento, in gran parte rotto e danneggiato, erano stati realizzati con un granito straordinariamente opaco color cioccolato che sembrava assorbire la luce e le onde sonore. Il soffitto consisteva di diciotto enormi lastre della stessa pietra, nove su ciascun lato, disposte in timpani prospicienti. Poich erano stati scavati dal basso a formare una superficie marcatamente concava, quegli imponenti monoliti producevano l'effetto di una volta a botte perfetta, simile a quella che ci si potrebbe aspettare di trovare nella cripta di una cattedrale romanica.
Tornando sui nostri passi, lasciammo le camere inferiori e risalimmo la rampa, fino alla grande stanza scavata nella roccia dal soffitto piatto. Dopo aver attraversato l'apertura irregolare del suo muro occidentale, ci ritrovammo di fronte le parti superiori dei diciotto lastroni che formavano il soffitto della camera sottostante. Da quella prospettiva la loro forma a timpano acuto saltava agli occhi. Meno chiaro era in primo luogo come erano stati portati fin l, e poi come erano stati sistemati con tanta perfezione. Visto che ciascuna di quelle pietre doveva pesare parecchie tonnellate, era difficilissimo maneggiarle in qualsiasi situazione. E quella era tutt'altro che una situazione normale. Quasi avessero voluto complicare le cose di proposito (o forse perch per loro le imprese come queste erano facili?) i costruttori delle piramidi avevano disdegnato di ricavare uno spazio adeguato per lavorare tra i lastroni e la roccia fresca sovrastante. Strisciando all'interno della cavit, riuscii a stabilire che lo spazio sgombro variava tra poco pi di mezzo metro all'estremit meridionale e appena qualche centimetro a quella settentrionale. Con uno spazio tanto ristretto era da escludere che avessero calato i monoliti in posizione dall'alto. Perci, logicamente, dovevano averli sollevati dal pavimento della camera, ma come avevano fatto? La camera era talmente piccola che vi potevano lavorare solo pochi operai per volta, troppo pochi per alzare i lastroni con la forza bruta. Si riteneva che gli argani non esistessero all'epoca delle Piramidi809 (e anche in caso contrario non ci sarebbe stato spazio sufficiente per montare un paranco). Era stato utilizzato qualche ignoto sistema di leve? Oppure c'era pi verit di quanto non sospettassero gli studiosi nelle antiche leggende egiziane che narravano di enormi pietre fatte levitare senza sforzo dai sacerdoti o dai maghi mediante l'espressione di parole potenti810
Non per la prima volta, messo di fronte ai misteri delle piramidi, mi resi conto di fissare un'impresa ingegneristica impossibile che tuttavia era stata realizzata secondo standard incredibilmente alti e rigorosi. Inoltre, se bisognava credere agli egittologi, i lavori di costruzione dovevano essere stati iniziati agli albori della civilt umana, da un popolo che non aveva alcuna esperienza in fatto di grandi progetti edili.
Ovviamente questo era uno stupefacente paradosso culturale, al quale nessun accademico ortodosso aveva mai tentato di dare una spiegazione adeguata.

Il dito che si muove scrive e dopo aver scritto si muove ancora
Lasciando le camere sotterranee, che sembravano vibrare al centro della Terza Piramide come l'involuto cuore dalle molte valvole di qualche Leviatano assopito, avanzammo lungo lo stretto corridoio d'ingresso e uscimmo all'aperto.
Ora la nostra meta era la Seconda Piramide. Costeggiammo il suo fianco occidentale (lungo poco meno di duecentoquindici metri), svoltammo a destra e infine raggiungemmo il punto del lato settentrionale, a circa dodici metri a est dell'asse principale nord-sud, dove erano situate le entrate principali. Una di queste era scavata direttamente nella roccia fresca a livello del terreno, a circa nove metri dal monumento; l'altra era scavata nella facciata settentrionale a un'altezza di poco inferiore a quindici metri. Da quest'ultima un corridoio digradava verso il basso con un'inclinazione di 25 55'.811 Dalla prima, attraverso la quale ora ci inoltrammo nella piramide, un altro corridoio discendente portava a una notevole profondit, poi si faceva pianeggiante per un breve tratto dando accesso a una camera sotterranea, quindi saliva ripidamente e infine tornava pianeggiante, a formare un lungo passaggio orizzontale che si stendeva verso il sud vero (nel quale sboccava anche il corridoio superiore che scendeva dall'ingresso della facciata settentrionale).
Alto abbastanza da poterci stare dentro in piedi, e rivestito prima di granito e poi di levigata pietra calcarea, il passaggio orizzontale si trovava quasi a livello del terreno, cio immediatamente sotto il primo corso di muratura della piramide. Inoltre era lunghissimo, sviluppandosi in linea retta per altri sessanta metri prima di sfociare nell'unica camera funebre situata nel cuore del monumento.
Come abbiamo gi rilevato, in quest'ultima camera non erano mai state rinvenute mummie, n iscrizioni, con il risultato che la cosiddetta Piramide di Chefren era assolutamente anonima. Tuttavia, avventurieri di tempi pi vicini a noi, avevano inciso i propri nomi sulle pareti, in particolare l'ex uomo forzuto di circo Giovanni Battista Belzoni (1778-1823) che era penetrato nel monumento nel 1818. La sua enorme e vistosa scritta, dipinta malamente con vernice nera sulla parte alta del lato meridionale della camera, ricordava un elemento essenziale della natura umana: il desiderio che tutti noi sentiamo di essere riconosciuti e ricordati. Chiaramente lo stesso Chefren era stato tutt'altro che immune da questa ambizione, poich ripetuti riferimenti a lui (e numerose statue adulatorie) figuravano nel complesso funebre circostante.812 Se aveva davvero costruito la piramide come la propria tomba, sembrava inconcepibile che un uomo come lui avesse tralasciato di imprimere il suo nome e la sua identit da qualche parte all'interno. Ancora una volta mi ritrovai a chiedermi perch gli egittologi erano tanto restii a considerare la possibilit che il complesso funebre fosse opera di Chefren e la piramide quella di qualcun altro.
Ma di chi?
Per molti versi, pi che l'assenza di segni di identificazione, il problema centrale era il seguente. Prima dei regni di Cheope, Chefren e Micerino non c'era nemmeno un faraone il cui nome si prestasse alla candidatura. Si riteneva che il padre di Cheope, Snefru, il primo re della quarta dinastia, avesse costruito le cosiddette Piramidi Inclinata e Rossa di Dahshur, a circa cinquanta chilometri a sud di Giza, un'attribuzione, questa, che era di per s misteriosa (se le piramidi erano veramente tombe) poich sembrava strano che un faraone avesse bisogno di due piramidi in cui essere seppellito. Alcuni egittologi attribuivano anche a Snefru la costruzione della Piramide Crollata a Meidum (anche se diverse autorit sostenevano che era la tomba di Huni, l'ultimo re della terza dinastia).813 Gli unici altri costruttori del periodo arcaico erano stati Zoser, il secondo faraone della III dinastia, a cui era stata attribuita la costruzione della Piramide a Gradini di Saqqara,814 e il successore di Zoser, Sekhemkhet, la cui piramide s'ergeva anch'essa a Saqqara. Perci, nonostante la mancanza di iscrizioni, ormai si dava per scontato che le tre piramidi di Giza dovessero essere state costruite da Cheope, Chefren e Micerino e che la loro funzione dovesse essere quella di tombe.

Sopra: Camera e sistema di cunicoli della Piramide di Micerino. Sotto: Camera e sistema di cunicoli della Piramide di Chefren.
Non occorre ripetere in questa sede i numerosi difetti della teoria delle tombe e soltanto tombe. Tuttavia, questi difetti non erano limitati alle piramidi di Giza, ma valevano anche per tutte le altre piramidi della III e IV dinastia summenzionate. Nemmeno in uno di quei monumenti era stato trovato il corpo di un faraone, n il bench minimo segno di una sepoltura reale.815 Alcune non erano nemmeno dotate di sarcofagi, come per esempio la Piramide Crollata di Meidum. La Piramide di Sekhemkhet di Saqqara (aperta per la prima volta nel 1954 dall'Organizzazione per le Antichit egiziana) conteneva un sarcofago, il quale sicuramente era rimasto sigillato e inviolato fin dall'epoca in cui era stato sistemato nella tomba.816 I predatori di tombe non erano mai riusciti a trovare l'entrata, ma quando fu aperto, si scopr che era vuoto.817
E allora, che storia era mai quella? Come mai pi di venticinque milioni di tonnellate di pietra erano state ammassate per erigere le piramidi di Giza, Dahshur, Meidum e Saqqara se l'unico scopo dell'impresa era di sistemare dei sarcofagi vuoti in camere vuote? Anche ammettendo gli ipotetici eccessi di un megalomane o due, sembrava improbabile che un'intera successione di faraoni avesse sancito un simile spreco.

Il vaso di Pandora
Sepolti sotto i cinque milioni di tonnelate della Seconda Piramide di Giza, Santha e io entrammo nella vasta camera interna del monumento, che poteva, s, essere una tomba, ma poteva anche aver avuto un'altra destinazione ancora ignota. Lunga quattordici metri e diciassette centimetri da est a ovest e larga cinque metri da nord a sud, quella stanza spoglia e asettica era sormontata da un soffitto a due spioventi resistentissimo, che raggiungeva un'altezza di sei metri e ottanta centimetri all'apice. I lastroni degli spioventi, dei massicci monoliti di pietra calcarea del peso di venti tonnellate ciascuno, erano stati collocati con un'inclinazione di 53 7' 28 (che corrispondeva esattamente all'angolazione dei lati della piramide).818 Qui, a differenza della Camera del Re nella Grande Piramide, non c'erano camere di scarico. Invece, per oltre quattromila anni - e forse molti di pi - il soffitto a spioventi aveva sopportato l'immenso peso del secondo edificio in pietra del mondo per grandezza.
Mi guardai lentamente intorno nella stanza, che riverberava una luce gialligna. Scavati direttamente nella roccia fresca i suoi muri, tutt'altro che levigati e rifiniti come ci si sarebbe potuti aspettare, erano molto grezzi e irregolari. Anche il pavimento era strano: su quote diverse, aveva un gradino di circa trenta centimetri che separava la met orientale da quella occidentale. Il presunto sarcofago di Chefren stava vicino alla parete ovest, incastonato nel pavimento. Lungo poco pi di un metro e ottanta centimetri, poco profondo e piuttosto stretto per contenere la mummia bendata e imbalsamata di un nobile faraone, i suoi lati di levigato granito rosso arrivavano all'incirca all'altezza delle ginocchia.
Mentre lo scrutavo, il suo oscuro interno sembrava spalancarsi come l'accesso a un'altra dimensione.

37

CREATA DA QUALCHE DIO
La notte prima l'avevo scalata, ma mentre mi avvicinavo alla Grande Piramide nella piena luce del mezzogiorno, non provai alcun senso di trionfo. Al contrario, in piedi accanto alla base del suo lato settentrionale, mi sentii piccolo come una formica e debole, un'effimera creatura di carne e sangue di fronte allo splendore solenne dell'eternit. Avevo l'impressione che potesse essere l da sempre, creata da qualche dio e posata di peso tra le sabbie circostanti, come commentava lo storico greco Diodoro Siculo nel primo secolo a.C.819 Ma quale dio l'aveva creata, se non il re-dio Cheope, al cui nome l'avevano associata generazioni di egiziani?
Per la seconda volta in dodici ore, cominciai a scalare il monumento. Impassibile in quella luce, indifferente alle cronologie umane e soggetto solo alle lente forze erosive del tempo geologico, svettava sopra di me come un picco minaccioso e terrificante. Per fortuna dovevo solo scalare sei corsi, aiutato in alcuni punti da gradini moderni, prima di arrivare al Buco di Ma'mun, che ora serviva da entrata principale della piramide.
L'entrata originaria, ancora ben nascosta nel nono secolo quando Ma'mun scav la galleria, si trovava a una decina di corsi pi in alto, a sedici metri sopra il livello del terreno e a sette metri e trenta centimetri a est dell'asse principale nord-sud. Protetta da giganteschi spioventi di pietra calcarea, racchiudeva l'imboccatura del corridoio discendente, che portava verso il basso con un'angolazione di 26 31' 23. Fatto strano, sebbene di per s misurasse appena nove metri e ventisei centimetri per nove metri e quarantuno centimetri, questo corridoio si trovava stretto tra i blocchi del soffitto spessi due metri e cinquantotto centimetri e larghi tre metri e sessantacinque centimetri, e una lastra di pavimentazione (conosciuta con il nome di Lastra dell'Interrato) spessa sessantuno centimetri e larga dieci metri.820
La Grande Piramide abbonda di elementi strutturali nascosti come questi, i quali rivelano sia un'incredibile complessit sia un'apparente inutilit. Nessuno sapeva come si fosse riusciti a posare alla perfezione blocchi di quelle dimensioni e tantomeno a collocarli tanto accuratamente in linea con altri blocchi, o con inclinazioni tanto precise (perch, come il lettore avr capito, l'inclinazione di 26 del corridoio discendente era una caratteristica voluta e regolare). Infine, nessuno sapeva perch tutte queste cose fossero state realizzate.

Il faro
Entrare nella piramide dal Buco di Ma'mun dava la sensazione di fare qualcosa di sbagliato. Era come entrare in una caverna o in una grotta scavata nel fianco di una montagna; mancava il senso di una finalit deliberata e geometrica che invece sarebbe stata comunicata dal corridoio discendente originario. Ancora peggio, l'oscuro e sventurato tunnel orizzontale che conduceva all'interno aveva un aspetto orribile, deforme, e recava ancora i segni della violenza nei punti in cui gli operai arabi avevano alternatamente riscaldato e raffreddato le pietre con grandi fuochi e aceto freddo prima di assalirle con martelli e scalpelli, arieti e trivelle.
Da una parte, quest'impresa sembrava un rozzo e irresponsabile atto di vandalismo. Dall'altra, bisognava prendere in considerazione una possibilit sorprendente: in un certo senso, la piramide non sembrava forse progettata per invitare gli esseri umani dotati di intelligenza e curiosit a penetrare i suoi misteri? In fondo, se foste un faraone e voleste assicurarvi che la vostra salma rimanesse inviolata per l'eternit, sarebbe pi sensato a) pubblicizzare alla vostra e a tutte le successive generazioni il luogo del vostro sepolcro, oppure b) scegliere un posto appartato e sconosciuto, di cui non fareste mai parola e dove forse non vi troverebbero mai?
La risposta era ovvia: optereste per la segretezza e il luogo appartato, come aveva fatto la grande maggioranza dei faraoni dell'antico Egitto.821
Perch, allora, se la sua funzione era davvero quella di sepolcro reale, la Grande Piramide era tanto vistosa? Perch occupava un'area di oltre tredici acri? Perch si innalzava per quasi centocinquanta metri? Perch, in altre parole, se il suo scopo era di nascondere e proteggere il corpo di Cheope, era stata progettata in modo da attirare inevitabilmente l'attenzione - in ogni epoca e in ogni circostanza immaginabile - di avventurieri a caccia di tesori e di intellettuali pieni di curiosit e immaginazione?
Era del tutto inverosimile che i brillanti architetti, muratori, geometri e ingegneri che avevano creato la Grande Piramide ignorassero i fondamenti della psicologia umana. L'immensa ambizione e la straordinaria bellezza, forza e qualit artistica della loro opera rivelavano una perizia sopraffina, una grande intelligenza e una perfetta conoscenza dei simboli e delle modalit primordiali mediante i quali si poteva manipolare la mente umana. Perci, la logica suggeriva che i costruttori delle piramidi dovevano anche aver capito benissimo che genere di faro stavano innalzando (con tanta incredibile precisione) su quell'altopiano spazzato dal vento, sulla riva occidentale del Nilo, in quei tempi splendidi e remoti.
In poche parole, sicuramente volevano che questo straordinario edificio esercitasse un fascino perenne: che fosse violato da intrusi, misurato con esattezza sempre crescente, e ossessionasse l'immaginazione collettiva dell'umanit come un fantasma ostinato che richiamasse le vestigia di un occulto segreto da molto tempo dimenticato.

I giochi mentali dei costruttori delle piramidi
Il punto in cui il Buco di Ma'mun intersecava il corridoio discendente era bloccato da una porta d'acciaio di fabbricazione moderna. Dall'altra parte di quella porta, a nord, il corridoio saliva fino ad arrivare agli spioventi dell'ingresso originario del monumento. A sud invece, come abbiamo visto, scendeva per oltre cento metri nella roccia viva, prima di sboccare in un'enorme camera sotterranea a centottanta metri sotto il vertice della piramide. Quel corridoio era realizzato con una precisione stupefacente. Dall'inizio alla fine la deviazione media dalla retta ammontava a meno di 0,6 centimetri in corrispondenza dei lati e a 0,75 centimetri in corrispondenza del soffitto.822
Dopo aver varcato la porta d'acciaio, mi addentrai nella galleria di Ma'mun, respirando la sua aria antica e abituando gli occhi all'oscurit delle lampadine a basso voltaggio che la illuminavano. Poi abbassai la testa e cominciai a salire per la ripida e stretta sezione scavata dagli operai arabi in preda alla smania febbrile di aggirare la serie di tappi di granito che bloccava il tratto inferiore del corridoio ascendente. Dalla cima della galleria si intravedevano due dei tappi originari, ancora in situ ma parzialmente scoperti dagli scavi. Gli egittologi supponevano che fossero stati fatti scivolare nell'attuale posizione dall'alto823, dal fondo della Grande Galleria lungo tutto il tratto di quaranta metri del corridoio ascendente.824 Tuttavia alcuni costruttori e ingegneri, che probabilmente possedevano una mentalit pi pratica, avevano rilevato che sarebbe stato fisicamente impossibile sistemare i tappi in quel modo. A causa dello spazio assai ridotto che li separava dai muri, dal pavimento e dal soffitto del corridoio, l'attrito avrebbe impedito qualsiasi operazione di scivolamento anche di pochi centimetri, figurarsi una di trenta metri.825
Quindi, la conclusione sconcertante era che il corridoio ascendente doveva essere stato otturato mentre la piramide era ancora in costruzione. Ma per quale motivo qualcuno avrebbe voluto bloccare l'ingresso principale del monumento gi durante le prime fasi della sua costruzione (addirittura mentre era ancora in corso l'opera di ampliamento e sviluppo delle sue camere interne)? Inoltre, se l'obiettivo era quello di impedire l'ingresso agli intrusi, non sarebbe stato molto pi facile ed efficace bloccare il corridoio discendente dall'imboccatura situata nella facciata settentrionale fino a sotto il punto in cui si congiungeva con il corridoio ascendente? Sarebbe stato il modo pi logico di sigillare la piramide e inoltre avrebbe reso superfluo l'impiego dei tappi nel corridoio ascendente.
Una sola cosa era certa: fin dall'inizio della storia, l'unico effetto conosciuto dei tappi di granito non era stato quello di impedire l'accesso agli intrusi; invece, come la porta chiusa a chiave di Barbabl, quella barriera aveva calamitato l'attenzione di Ma'mun e acceso la sua curiosit in modo da farlo sentire obbligato ad aggirarla scavando una galleria, convinto che oltre i tappi ci fosse qualcosa d'inestimabile valore.
Non poteva essere proprio questo che i costruttori delle piramidi volevano che il primo intruso spintosi fin l pensasse? Sarebbe prematuro escludere una possibilit tanto strana e sconcertante. A ogni modo, grazie a Ma'mun (e alle costanti prevedibili della natura umana), ora ero in grado di introdurmi nella sezione superiore sgombra del corridoio ascendente originario. Un'apertura dai contorni netti della misura di un metro e quattordici centimetri di larghezza per un metro e diciannove centimetri di altezza (esattamente le stesse dimensioni del corridoio discendente), saliva verso l'oscurit con una pendenza di 26 2' 30826 (contro i 26 31' 23 del corridoio discendente).827
Come mai questo puntiglioso interesse per la pendenza di 26? E il fatto che corrispondesse alla met dell'angolo di inclinazione dei fianchi della piramide, 52, era una coincidenza828
Forse il lettore ricorder l'importanza di questo angolo. Era l'elemento chiave della sofisticata e progredita formula con cui il progetto della Grande Piramide era stato fatto corrispondere con precisione alla dinamica della geometria sferica. Cos l'altezza originaria del monumento (146,727 metri), e il perimetro della sua base (921,459 metri), avevano lo stesso rapporto reciproco del raggio di una sfera e la sua circonferenza. Questo rapporto era 2p (2 3,14), e per esprimerlo i costruttori erano stati costretti a specificare l'insidioso e strambo angolo di 52 per i lati della piramide (dal momento che qualsiasi altra pendenza minore o maggiore avrebbe comportato un diverso rapporto altezza-perimetro).
Nel capitolo ventitreesimo abbiamo visto che anche la cosiddetta Piramide del Sole di Teotihuacn in Messico rivelava la conoscenza e l'uso deliberato del numero trascendentep; nel suo caso l'altezza (71,17 metri) stava in un rapporto di 4p al perimetro della sua base (893,90 metri).829
Il punto nodale, quindi, era che il monumento pi staordinario dell'antico Egitto e quello pi straordinario dell'antico Messico contenevano entrambi rapporti dip molto tempo prima della scoperta ufficiale di questo numero trascendente da parte degli antichi greci.830 Inoltre, questa prova induceva a concludere che l'uso dip segnalava qualcosa, quasi certamente la stessa cosa in entrambi i casi.
Non per la prima volta, e nemmeno per l'ultima, fui sopraffatto dal senso di trovarmi in contatto con un'antica intelligenza, non necessariamente egizia o messicana, che aveva trovato un modo per tendersi oltre le epoche e attirare le persone come un faro. Alcune potevano cercare tesori; altre, attratte dal modo ingannevolmente semplice con cui i costruttori avevano usato ilp per dimostrare di padroneggiare i segreti dei numeri trascendenti, potevano essere stimolate a cercare altre epifanie matematiche.
Piegato quasi in due, con la schiena che strusciava contro il levigato soffitto di pietra calcarea e la mente occupata da pensieri come questi, cominciai a salire su per il pendio di 26 del corridoio ascendente, che sembrava penetrare la grande massa dell'edificio di sei milioni di tonnellate come una funzione trigonometrica. Tuttavia, dopo aver battuto la testa contro il soffitto un paio di volte, cominciai a chiedermi perch mai quegli uomini ingegnosi che lo avevano progettato non lo avessero fatto pi alto di qualche centimetro. Se, in primo luogo, erano in grado di erigere un monumento come quello (cosa che ovviamente sapevano fare) e attrezzarlo di corridoi, sicuramente non sarebbe stato al di sopra delle loro capacit fare quei corridoi abbastanza spaziosi da poterci stare in piedi. Ancora una volta fui tentato di concludere che quella caratteristica fosse il risultato di una scelta cosciente dei costruttori: avevano realizzato il corridoio ascendente cos perch lo volevano cos (e non perch quel progetto era stato loro imposto).
C'era una motivazione sotto l'apparente follia di questi arcaici giochi mentali?

Una distanza ignota e oscura
Arrivato in cima al corridoio ascendente entrai in un altro elemento inspiegabile della piramide, l'opera architettonica pi celebrata che ci sia pervenuta dall'Antico Regno831, la Grande Galleria. Salendo con un'ininterrotta, maestosa inclinazione di 26, per poi quasi scomparire del tutto nell'eterea oscurit sovrastante, la sua ampia volta a mensoloni riempiva di meraviglia.
Non avevo ancora intenzione di salire su per la Grande Galleria. Alla sua base si diramava, in direzione del sud vero, un lungo passaggio orizzontale, alto un metro e quattordici centimetri e lungo trentotto metri, che conduceva alla Camera della Regina.832 Volevo rivisitare quella stanza, che ammiravo per la sua grande bellezza fin da quando, diversi anni addietro, avevo visto per la prima volta la Grande Piramide. Oggi, per, con mia notevole irritazione, il passaggio era sbarrato a pochi metri dall'inizio.

La Grande Galleria e le Camere del Re e della Regina con i rispettivi pozzi settentrionale e meridionale.
Il motivo di questo provvedimento, sebbene allora non lo sapessi, era che un ingegnere specializzato in robotica di nome Rudolf Gantenbrink stava lavorando all'interno: manovrava lentamente e a fatica un robot da 250.000 dollari su per l'angusto pozzo settentrionale della Camera della Regina. Ingaggiato dall'Organizzazione egiziana per le Antichit per migliorare l'aerazione della Grande Piramide, aveva gi utilizzato la sua sofisticatissima attrezzatura per togliere i detriti dallo stretto pozzo meridionale della Camera del Re (che gli egittologi ritenevano inizialmente progettato come pozzo di aerazione) e aveva installato un ventilatore elettrico nell'imboccatura. Agli inizi di marzo del 1993 aveva spostato le sue attenzioni sulla Camera della Regina, schierando Upuaut, una videocamera telecomandata robotizzata e miniaturizzata per esplorare il suo pozzo meridionale. Il 22 marzo, a una sessantina di metri lungo la grande pendenza del pozzo (che saliva con un'inclinazione di 39,5 e misurava appena venti centimetri di altezza per ventitr centimetri di larghezza),833 all'improvviso il fondo e le pareti si erano fatti molto levigati allorch Upuaut si era introdotto in un tratto realizzato in fine pietra calcarea di Tura, il tipo normalmente impiegato per rivestire zone sacre come cappelle e tombe. Oltre a questo fatto, che era di per s abbastanza curioso, alla fine del corridoio c'era una massiccia porta di pietra calcarea con tanto di rifiniture di metallo, la quale apparentemente si apriva su una camera sigillata situata nel cuore della muratura della piramide...
Da molto tempo si sapeva che n questo pozzo meridionale n il suo corrispondente situato nel muro settentrionale della Camera avevano uno sbocco all'esterno della Grande Piramide. Per giunta, e fatto altrettanto inspiegabile, in origine nessuno dei due era stato sfondato completamente. Per qualche motivo i costruttori avevano lasciato intatti gli ultimi dodici centimetri di pietra nell'ultimo blocco all'imboccatura dei due pozzi, rendendoli cos invisibili e inaccessibili per gli eventuali intrusi.
Perch? Per fare in modo che non venissero mai scoperti? Oppure per fare in modo che venissero scoperti, un giorno, al momento giusto?
In fondo, nella Camera del Re c'erano da sempre due vistosi pozzi, i quali penetravano nel muro settentrionale e in quello meridionale. Non doveva essere al di sopra delle capacit mentali dei costruttori delle piramidi prevedere che prima o poi qualche persona indagatrice sarebbe stata tentata di cercare dei pozzi anche nella Camera della Regina. Di fatto, per pi di mille anni dopo che il califfo Ma'mun aveva rivelato il monumento al mondo nell'820 d.C., nessuno si era cimentato nella ricerca. Poi, nel 1872, un ingegnere inglese di nome Waynman Dixon, un massone che era stato indotto a sospettare l'esistenza dei pozzi dalla loro presenza nella sovrastante Camera del Re,834 si mise a picchiettare sulle pareti della Camera della Regina e li localizz. Apr prima il pozzo meridionale, incaricando il suo falegname e tuttofare Bill Grundy di praticare un buco con un martello e uno scalpello d'acciaio in quel punto. E cos quel fido si mise all'opera, e con una volont che ben presto cominci ad avere la meglio sulla cedevole pietra (calcarea) in quel punto, all'improvviso, dopo pochissimi colpi con un tonfo lo scalpello affond in qualcosa.835
Come si scopr, il qualcosa che lo scalpello di Bill Grundy aveva trovato era un canale rettangolare, orizzontale, tubiforme, che misurava circa venti centimetri di larghezza per ventitr di altezza, e rientrava di due metri e dieci nel muro, per poi alzarsi in pendenza verso una distanza ignota e oscura...836
Era proprio su per quella pendenza e dentro quella distanza ignota e oscura che Rudolf Gantenbrink aveva mandato il suo robot centoventuno anni dopo, quando finalmente la tecnologia della nostra specie si era messa in pari con il forte istinto a ficcanasare che ci contraddistingue. Chiaramente quell'istinto non era pi debole nel 1872 che nel 1993: tra le molte cose interessanti che la videocamera telecomandata riusc a filmare nei pozzi della Camera della Regina figurava l'estremit di una lunga sbarra di metallo a sezioni di fabbricazione ottocentesca che Waynman Dixon e il fido Bill Grundy avevano infilato di nascosto su per l'interessante cunicolo.837 Com'era prevedibile, avevano pensato che se i costruttori della piramide si erano dati la briga di costruire e poi di occultare i pozzi, allora dovevano averci nascosto qualcosa che valeva la pena di cercare.
L'idea che fin dall'inizio ci fosse un'intenzione di stimolare simili indagini, sembrerebbe alquanto inverosimile se il risultato finale della scoperta e dell'esplorazione dei pozzi fosse stato un buco nell'acqua. Invece, come abbiamo visto, fu trovata una porta, una porta scorrevole a saracinesca con strani accessori di metallo e un'allettante apertura alla base, che ingoi completamente il raggio laser proiettato dal robot di Gantenbrink...
Ancora una volta ci si sentiva di fronte a un chiaro invito a proseguire, l'ultimo di una lunga serie di richiami che avevano incoraggiato il califfo Ma'mun e i suoi scavatori a penetrare nei passaggi centrali e nelle camere del monumento, avevano aspettato che Waynman Dixon controllasse l'ipotesi della presenza di pozzi nascosti nella Camera della Regina, e poi avevano aspettato ancora fino a destare la curiosit di Rudolf Gantenbrink, il cui robot ad alto contenuto tecnologico rivel l'esistenza della porta segreta e rese accessibile qualunque segreto - o delusione, o ulteriore richiamo - si trovasse dietro di essa.

La Camera della Regina
Nei successivi capitoli ne sapremo di pi sul conto di Rudolf Gantenbrink e di Upuaut. Comunque, il 16 marzo 1993, ignaro di tutto questo, rimasi deluso trovando la Camera della Regina chiusa, e guardai risentito attraverso l'inferriata che sbarrava il suo corridoio d'accesso.
Ricordavo che l'altezza di quel corridoio, un metro e quattordici centimetri, non era costante. Approssimativamente a trentatr metri in direzione del sud vero rispetto al punto in cui mi trovavo, e ad appena quattro metri e mezzo dall'ingresso della Camera, un gradino nel pavimento aumentava all'improvviso lo spazio verticale a un metro e settantadue centimetri.838 Nessuno aveva proposto una spiegazione convincente per questo strano fatto.
La Camera della Regina vera e propria - apparentemente vuota fin dal giorno della sua costruzione - misurava cinque metri e ventitr centimetri da nord a sud e cinque metri e settantatr centimetri da est a ovest. Era munita di un elegante soffitto a due spioventi, alto sei metri e ventuno centimetri, situato esattamente lungo l'asse est-ovest della piramide.839 Il pavimento, invece, era tutt'altro che elegante e aveva un aspetto incompiuto. Le chiare pareti di calcare grezzo emanavano senza posa un'esalazione salsa, che dava adito a molte vane riflessioni.
Nella parete settentrionale e in quella meridionale, su cui era ancora incisa la scritta aperta nel 1872, si aprivano i pertugi rettangolari scoperti da Waynman Dixon che conducevano nelle oscure viscere dei pozzi misteriosi. La parete occidentale era spoglia. Spostata verso sud di poco pi di sessanta centimetri dalla sua linea centrale, la parete orientale era dominata da una nicchia dalla volta a cesto alta quattro metri e sessantasette centimetri e larga un metro e cinquantasette centimetri alla base. In fondo a questa nicchia che originariamente era profonda un metro e quattro centimetri, nel Medioevo cercatori di tesori arabi alla caccia di camere segrete avevano scavato un'altra cavit,840 ma senza trovare nulla.
Inoltre, gli egittologi non erano riusciti a trovare una spiegazione convincente per quanto riguardava la funzione originaria della nicchia n tantomeno della Camera della Regina nel suo insieme.
Era tutto confuso. Era tutto un paradosso. Era tutto un mistero.

Uno strumento
Anche la Grande Galleria aveva i suoi misteri. Invero, era uno degli elementi pi misteriosi dell'interno della Grande Piramide. Larga due metri e quattro centimetri in corrispondenza del pavimento, le sue pareti si levavano in verticale per un'altezza di due metri e ventotto centimetri; oltre quel livello altri sette corsi di muratura (ognuno dei quali rientrava di circa sette centimetri e mezzo rispetto a quello immediatamente inferiore) portavano la volta al suo pieno sviluppo, con un'altezza di otto metri e mezzo, e una larghezza massima di un metro e tre centimetri.841
Bisogna tener presente che dal punto di vista strutturale la Galleria era destinata a sorreggere, per sempre, il peso pari a svariati milioni di tonnellate dei tre quarti della parte superiore del monumento in pietra pi alto e pi massiccio mai costruito sul pianeta terra. Non era straordinario che persone tecnologicamente primitive oltre a concepire e progettare una struttura siffatta, l'avessero anche realizzata oltre quattromilacinquecento anni prima della nostra epoca?
Anche se avessero sviluppato la Galleria per appena sei metri, e si fossero sforzati di erigerla su un piano orizzontale, sarebbe stata un'impresa alquanto difficile, anzi, di una difficolt incredibile. Invece, avevano deciso di innalzare quella volta di mensole sovrapposte in aggetto l'una sull'altra con una pendenza di 26, e di portarla alla sbalorditiva lunghezza di quarantasei metri e mezzo.842 Per giunta, l'avevano realizzata da cima a fondo con rifinitissimi megaliti di pietra calcarea: blocchi enormi, perfettamente levigati e tagliati a formare parallelogrammi inclinati, i quali erano stati disposti cos vicini e con una precisione cos rigorosa che le connessure erano quasi invisibili a occhio nudo.
I costruttori delle piramidi avevano anche inserito nella loro opera alcune interessanti simmetrie. Per esempio, la larghezza della Galleria all'apice era di un metro e tre centimetri mentre, la sua larghezza in corrispondenza del pavimento era di due metri e quattro centimetri. Esattamente al centro del pavimento, per tutta la lunghezza della galleria - inserito tra le rampe piatte di muratura, larghe mezzo metro ciascuna - correva un solco profondo sessanta centimetri e largo un metro e tre centimetri. Quale poteva essere la funzione di quella fenditura? E perch doveva necessariamente riflettere con tanta precisione la larghezza e la forma del soffitto, il quale a sua volta somigliava a una fenditura stretta fra i due corsi superiori di muratura?
Sapevo di non essere la prima persona che si era fermata ai piedi della Grande Galleria lasciandosi vincere dallo sconcertante senso di trovarsi all'interno di qualche enorme strumento.843 Chi poteva dire che siffatte intuizioni erano sbagliate di sana pianta? O, d'altro canto, che erano giuste? Non rimaneva alcuna testimonianza che ne documentasse la funzione, a parte i riferimenti mistici e simbolici contenuti in certi antichi testi liturgici egizi. Questi sembravano indicare che le piramidi erano considerate dei congegni destinati a trasformare gli uomini morti in esseri immortali: per spalancare le porte del firmamento e costruire una strada in modo che il defunto faraone potesse ascendere al consesso degli di.844
Non avevo alcuna difficolt ad accettare che una credenza del genere potesse avere un ruolo in tutto questo, e che ovviamente avrebbe potuto fornire un motivo per l'impresa nel suo insieme. Tuttavia, mi chiedevo ancora perch si era ritenuto necessario impiegare un apparato fisico del peso di oltre sei milioni di tonnellate, complessamente intersecato da condotti e tubi, corridoi e camere, per raggiungere un obiettivo mistico, spirituale e simbolico.
Trovarsi all'interno della Grande Galleria dava davvero la sensazione di stare all'interno di uno strumento. Aveva un innegabile impatto estetico su di me (un impatto, per la verit, forte e dominante) ma era anche completamente priva di decorazioni e di qualsiasi elemento (figure di divinit, rilievi di testi liturgici, e cos via) che avrebbero potuto far pensare al culto o alla religione. L'impressione fondamentale che comunicava era di un funzionalismo e di una finalit rigorosi, quasi fosse stata costruita per svolgere una funzione precisa. Allo stesso tempo ero consapevole della solennit raccolta del suo stile e della austerit della maniera, che sembravano esigere addirittura un'attenzione profonda e totale.
Salendo pian piano ormai ero arrivato a circa met della Galleria. Davanti e dietro di me, ombre e luci giocavano in lontananza tra i muri di pietra. Fermandomi, mi voltai e alzai lo sguardo nell'oscurit per contemplare il soffitto a volta che sosteneva il peso schiacciante della Grande Piramide d'Egitto.
D'improvviso mi venne in mente la sua spaventosa e sconcertante antichit, e che in quel momento la mia vita dipendeva completamente dall'abilit dei suoi antichi costruttori. I pesanti blocchi che formavano l'altissimo soffitto erano esempi di quell'abilit: ciascuno di essi era stato sistemato con un'inclinazione appena maggiore di quella della Galleria. Come aveva osservato il grande archeologo e topografo Flinders Petrie, questo era stato fatto
affinch il bordo inferiore di ogni pietra si agganciasse come un nottolino in un fermo scavato nella parte superiore dei muri; in questo modo nessuna pietra pu pigiare su quella sottostante e quindi causare una pressione cumulativa gi per tutto il soffitto, e ognuna  sorretta dalle pareti laterali sulle quali poggia.845
E questa era opera di un popolo la cui civilt era solo da poco emersa dallo stadio neolitico della caccia e della raccolta?
Ripresi a salire su per la Galleria, camminando nella fenditura del pavimento larga sessanta centimetri. Una copertura moderna di legno munita di utili assicelle e corrimano laterali rendeva la salita relativamente facile. Anticamente, tuttavia, il pavimento era di pietra calcarea levigata che, con una pendenza di 26, doveva essere praticamente impossibile da scalare.
Come ci riuscivano? O non ci provavano nemmeno?
In fondo alla Grande Galleria incombeva la buia apertura della Camera del Re allettando ogni pellegrino curioso ad addentrarsi nel cuore dell'enigma.

38

UN GIOCO TRIDIMENSIONALE INTERATTIVO
Arrivato in cima alla Grande Galleria, scavalcai un grosso gradino di granito alto una novantina di centimetri. Rammentai che era allineato, come il soffitto della Camera della Regina, esattamente lungo l'asse est-ovest della Grande Piramide, e quindi segnava il punto di passaggio tra la met settentrionale e quella meridionale del monumento.846 Simile per certi versi a un altare, il gradino costituiva anche una solida piattaforma orizzontale immediatamente davanti alla bassa galleria quadrata che serviva da ingresso alla Camera del Re.
Fermandomi un momento, scrutai la Galleria alle mie spalle, considerai ancora una volta la sua mancanza di decorazioni, la sua mancanza di iconografia religiosa, e la sua assoluta mancanza di qualsiasi elemento del simbolismo riconoscibile di solito associato al culto arcaico degli egizi. Una volta registrato tutto questo con gli occhi, dal primo all'ultimo dei quarantasei metri di quella magnifica cavit geometrica, rimanevano la sua imparziale regolarit e la sua nuda semplicit simili a quelle di una macchina.
Guardando in alto, riuscii appena a intravedere l'imbocco di un oscuro pertugio, praticato in cima alla parete orientale. Nessuno sapeva n quando n da chi fosse stato scavato quel buco sventurato, n quanto fosse profondo originariamente. Conduceva alla prima delle camere di scarico sovrastanti la Camera del Re, ed era stato allargato nel 1837, quando Howard Vyse se ne era servito per raggiungere le altre quattro. Guardando di nuovo gi, riuscii appena a scorgere il punto in fondo alla parete occidentale della Galleria dove il pozzo quasi verticale iniziava la sua precipitosa discesa di quarantotto metri nel cuore della piramide per congiungersi al corridoio discendente in un punto molto al di sotto del livello del terreno.
Perch mai si sarebbe reso necessario un sistema tanto complicato di condotti e passaggi? Di primo acchito non aveva alcun senso. Ma, del resto, nessun elemento della Grande Piramide aveva molto senso, a meno che non si fosse pronti a dedicarle molta attenzione. Se lo si faceva, di quando in quando e in modi imprevedibili si veniva premiati.
Per esempio, come abbiamo visto, se si era sufficientemente versati con i numeri, rispondeva agli interrogativi fondamentali riguardo alla sua altezza e al perimetro della sua base stampando il valore dip. E, come vedremo, se si era pronti a continuare l'indagine, avrebbe caricato altre ghiottonerie matematiche, ciascuna un po' pi complessa e astrusa della precedente.
Tutto questo processo aveva un che di programmato, quasi fosse stato predisposto con cura. Non per la prima volta mi trovai disposto a considerare la possibilit che la piramide fosse stata progettata come una gigantesca sfida o una macchina che impara o, meglio ancora, come un enigma tridimensionale interattivo, sistemato nel deserto affinch l'umanit lo risolvesse.

L'Anticamera
Alto poco pi di un metro e sei centimetri, il passaggio d'accesso alla Camera del Re imponeva a tutti gli esseri umani di statura normale di chinarsi. Tuttavia, dopo essermi inoltrato per circa un metro e venti, raggiunsi l'Anticamera, dove il livello del soffitto si alzava all'improvviso fino a distare tre metri e sessanta centimetri dal pavimento. Nella parete orientale e in quella occidentale dell'Anticamera erano scavate quattro coppie opposte di grossi solchi, che secondo gli egittologi dovevano contenere spesse saracinesche di pietra.847 Tre di quelle quattro coppie di solchi si prolungavano fino al pavimento ed erano vuote. La quarta (quella situata pi a nord) arrivava solo al livello del soffitto del passaggio d'accesso (ossia, fino a un metro e sei centimetri sopra il livello del pavimento) e conteneva ancora un'enorme lastra di granito, spessa circa ventidue centimetri e alta un metro e ottanta. Tra quella saracinesca di pietra sospesa e l'estremit settentrionale del passaggio d'accesso da cui ero appena entrato c'era uno spazio orizzontale di appena cinquantatr centimetri. Inoltre, tra il bordo superiore della saracinesca e il soffitto c'era un'apertura profonda poco pi di un metro e venti centimetri. Qualunque fosse la funzione per cui era stata progettata, riusciva difficile concordare con gli egittologi che quella strana struttura fosse destinata a impedire l'accesso ai predatori di tombe.

L'Anticamera.
Alquanto perplesso, mi abbassai per passarci sotto e poi mi rialzai in piedi nella parte meridionale dell'Anticamera, che era lunga circa tre metri e manteneva la stessa altezza del soffitto di tre metri e sessanta centimetri. Sebbene molto consumate, le scanalature che dovevano contenere le altre tre saracinesche di pietra erano ancora visibili nella parete orientale e in quella occidentale. Delle lastre stesse non c'era traccia e, invero, riusciva difficile capire come fosse stato possibile sistemare delle pietre tanto ingombranti con uno spazio di manovra tanto ristretto.
Ricordai che Flinders Petrie, il quale aveva effettuato un rilevamento sistematico di tutta la necropoli di Giza alla fine del diciannovesimo secolo, trovandosi di fronte a un enigma simile nella Seconda Piramide, aveva commentato: La saracinesca di granito del secondo passaggio inferiore rivela una grande perizia nella manovra di massi, poich per sollevarla ci vorrebbero tra i quaranta e i sessanta uomini; eppure,  stata spostata, sollevata e messa in opera, in un ambiente stretto, dove solo pochi uomini potevano arrivare a toccarla.848 Esattamente le stesse osservazioni valevano per le saracinesche della Grande Piramide. Ammesso che fossero saracinesche, ossia porte che potessero essere alzate e abbassate.
Il problema era che secondo le leggi della fisica per alzarle e abbassarle dovevano essere pi corte e non esattamente della stessa altezza dell'Anticamera, in modo che si potessero tirare su al livello del soffitto per permettere alle persone autorizzate di entrare e uscire prima della chiusura della tomba. Ci, naturalmente, significava che quando le lastre venivano abbassate fino a toccare il pavimento con i bordi inferiori per bloccare l'Anticamera a quel livello, si sarebbe aperto uno spazio uguale e contrario tra i bordi superiori di quelle pietre e il soffitto, che qualsiasi intraprendente predatore di tombe sarebbe senz'altro riuscito a scavalcare.
Chiaramente l'Anticamera aveva tutti i requisiti per essere annoverata tra i numerosi e stimolanti paradossi della piramide, in cui la complessit della struttura si combinava con un'apparente inutilit.
Una galleria d'uscita, alta e larga quanto la galleria d'accesso e rivestita di massiccio granito rosso, conduceva dalla parete meridionale dell'Anticamera (anch'essa di granito, ma con uno strato di calcare spesso trenta centimetri in corrispondenza della parte superiore). Dopo circa altri due metri e settanta centimetri la galleria sboccava nella Camera del Re, un'imponente, tetra stanza rossa tutta di granito, che irradiava un'atmosfera di prodigiosa energia e forza.

Enigmi di pietra
Raggiunsi il centro della Camera del Re, il cui asse lungo era orientato alla perfezione da est a ovest, e quello corto parimenti da nord a sud. La stanza era alta esattamente cinque metri e novantaquattro centimetri e aveva la forma di un perfetto rettangolo di cui due lati erano pari al doppio degli altri due, lungo dieci metri e quarantasei centimetri e largo cinque metri e ventitr centimetri. Il pavimento costituito da quindici massicce pietre di granito, i muri formati da cento giganteschi blocchi dello stesso materiale, ciascuno del peso di settanta tonnellate o pi e disposti in cinque corsi, e il soffitto chiuso da altri cinque blocchi di granito, ciascuno del peso approssimativo di cinquanta tonnellate,849 producevano l'effetto di una fortissima, schiacciante compressione.
All'estremit occidentale della Camera era situato l'oggetto per ospitare il quale, se bisognava credere agli egittologi, era stata costruita l'intera piramide. Quell'oggetto, ricavato da un unico pezzo di granito color cioccolato fondente punteggiato da granuli durissimi di feldspato, quarzo e mica, era il cofano senza coperchio che si riteneva fosse il sarcofago di Cheope.850 Le sue misure interne erano: 1 metro e 98 centimetri di lunghezza, 87,3 centimetri di profondit, e 68 centimetri di larghezza. Le sue misure esterne erano: 2 metri e 27 centimetri di lunghezza, 1 metro e 5 centimetri di profondit, e 97,7 centimetri di larghezza851, troppo largo di due centimetri e mezzo, per inciso, per essere stato fatto passare per l'ingresso inferiore (ora turato) fino al corridoio ascendente.852
Nelle dimensioni del sarcofago erano stati inseriti alcuni comuni giochi matematici. Per esempio, aveva un volume interno di 1.166,4 litri e un volume esterno pari esattamente al doppio, ossia 2.332,8 litri.853 Una coincidenza cos precisa non poteva essere frutto del caso: le pareti del cofano erano state tagliate secondo tolleranze da era meccanica da operai incredibilmente abili ed esperti. Inoltre, come Flinders Petrie aveva ammesso alquanto sconcertato dopo aver completato il suo meticoloso rilevamento della Grande Piramide, tutto faceva pensare che quegli operai disponessero di strumenti del tipo che noi stessi abbiamo reinventato soltanto adesso...854
Petrie esamin il sarcofago con particolare attenzione e rifer che doveva essere stato ricavato dal blocco di granito con seghe diritte lunghe due metri e quaranta o pi. Data l'estrema durezza della pietra, non pot far altro che concludere che quelle seghe dovevano avere lame di bronzo (il metallo pi duro presumibilmente disponibile all'epoca) munite di punte taglienti fatte di pietre ancora pi dure: Senza dubbio la qualit del lavoro sembrerebbe indicare che la gemma da taglio fosse il diamante; e solo considerazioni sulla sua rarit in generale, e il fatto che non era presente in Egitto, interferiscono con questa conclusione...855
Un mistero ancora pi grande avvolgeva lo svuotamento del sarcofago, un'impresa ovviamente molto pi difficile che separarlo da un blocco di roccia fresca. A questo proposito Petrie concluse che gli egizi dovevano aver
adattato il loro principio di segatura da una forma rettilinea a una circolare, curvando la lama a formare un tubo che, ruotando, scavava un solco rotondo; cos, asportando le carote rimaste in quei solchi, furono in grado di scavare grandi buchi con il minimo di fatica. Queste trivelle tubolari avevano un diametro che variava tra 6 millimetri e 12,7 centimetri, e uno spessore compreso tra 0,8 millemetri e 5 millimetri...856
Naturalmente, come ammise Petrie, gli egittologi non avevano mai rinvenuto n trivelle n seghe munite di pietre dure.857 Tuttavia, le testimonianze visibili dei tipi di trivellazioni e segature che erano stati eseguiti, lo obbligavano a dedurre che strumenti del genere dovevano essere esistiti. Si interess in modo particolare all'argomento ed estese i suoi studi dal sarcofago della Camera del Re a una gran quantit di altri manufatti e di carote di trivellazione di granito che raccolse a Giza. Tuttavia, pi approfondiva la sua ricerca e pi la tecnologia della lavorazione della pietra degli egizi diventava sconcertante:
La quantit di pressione rivelata dalla rapidit con cui le trivelle e le seghe penetravano le dure pietre,  davvero sorprendente; con tutta probabilit un carico di almeno una tonnellata o due veniva collocato sulle trivelle da dieci centimetri che tagliavano il granito. Sulla carota di granito n. 7 la spirale del taglio affonda di due centimetri e mezzo nella circonferenza di quindici centimetri, una velocit di penetrazione sbalorditiva... Questi rapidi solchi a spirale non possono essere attribuiti ad altro che alla discesa della trivella nel granito sotto un'enorme pressione...858
Non era strano che ai presunti albori della civilt, pi di quattromilacinquecento anni fa, gli egizi possedessero quelle che sembravano trivelle da era industriale, munite di una pressione di una tonnellata o pi e capaci di affondare nelle dure pietre come coltelli caldi nel burro?
Petrie non riusc a proporre una spiegazione per questo mistero. N fu in grado di spiegare che tipo di strumento fosse stato utilizzato per incidere i geroglifici sulle numerose coppe di diorite munite di iscrizioni della IV dinastia che trov a Giza: I geroglifici sono incisi con una punta ad altissima lavorabilit; non sono n raschiati n molati, bens sono scavati nella diorite, con un tratto dai bordi grezzi...859
Questo fatto sconcert il razionale Petrie, poich sapeva che la diorite era una delle pietre pi dure del mondo, addirittura molto pi dura del ferro.860 Eppure, nell'antico Egitto la si tagliava con una forza e una precisione incredibili con qualche strumento non ancora identificato:
Poich i tratti sono larghi appena 0,16 millimetri,  evidente che la punta da taglio doveva essere molto pi dura del quarzo, e abbastanza resistente da non rompersi quando veniva impiegato uno spigolo tanto sottile, probabilmente di appena 0,12 millimetri. Tratti paralleli sono incisi ad appena 0,84 millimetri dai rispettivi centri.861
In altre parole, Petrie immaginava uno strumento con una punta aghiforme di eccezionale, inaudita durezza, capace di perforare e scavare senza difficolt la diorite, e anche di sopportare l'enorme pressione necessaria durante tutta l'operazione. Che genere di strumento era? In che modo veniva esercitata la pressione? Come si poteva mantenere la precisione sufficiente per praticare linee parallele a intervalli di appena 0,84 millimetri?
Se non altro si poteva evocare un'immagine mentale delle trivelle circolari dai denti di pietre dure che secondo Petrie dovevano essere state utilizzate per svuotare il sarcofago della Camera del Re. Tuttavia, mi sembrava meno semplice fare lo stesso con l'ignoto strumento che riusciva a incidere geroglifici nella diorite nel 2500 a.C., o almeno, non senza presumere l'esistenza di un livello di tecnologia molto pi alto di quello che gli egittologi erano disposti a prendere in considerazione.
N si trattava solo di qualche geroglifico o di qualche coppa di diorite. Durante i miei viaggi in Egitto avevo esaminato molti recipienti di pietra - in alcuni casi risalenti a tempi predinastici - che erano stati misteriosamente ricavati da una gamma di materiali come la diorite, il basalto, il cristallo di quarzo e lo scisto metamorfico.862
Per esempio, oltre trentamila recipienti del genere erano stati rinvenuti a Saqqara nelle camere sottostanti la Piramide a Gradini di Zoser della terza dinastia.863 Ci significava che risalivano almeno ai tempi dello stesso Zoser (ossia al 2650 a.C. circa864). In teoria avrebbero potuto essere ancora pi antichi, in quanto recipienti identici erano stati ritrovati in strati predinastici risalenti al 4000 a.C. e a epoche anteriori,865 e la pratica di tramandare cimeli preziosi da una generazione all'altra era profondamente radicata nell'antico Egitto da tempi immemorabili.
Sia che fossero stati realizzati nel 2500 a.C. oppure nel 4000 a.C. o addirittura prima, i recipienti di pietra della Piramide a Gradini erano di un'eccezionale fattura che, anche in questo caso, sembrava il risultato dell'impiego di qualche strumento non ancora concepito (e, invero, quasi inconcepibile).
Perch inconcepibile? Perch molti recipienti erano vasi alti con lunghi colli esili ed eleganti e interni molto svasati, la cui parte superiore era spesso completamente svuotata. Nessuno strumento inventato finora era capace di scolpire vasi di quelle forme in quanto avrebbe dovuto essere abbastanza stretto da passare attraverso i colli e abbastanza resistente (e della forma giusta) per svuotare le parti superiori e gli interni arrotondati. E come sarebbe stato possibile generare ed esercitare una pressione verso l'alto e verso l'esterno all'interno dei vasi per ottenere questi risultati?
I vasi alti non erano assolutamente gli unici recipienti enigmatici disseppelliti dalla Piramide di Zoser e da numerose altre localit antiche. C'erano urne monolitiche con delicati manici ornamentali lasciati attaccati esternamente dagli intagliatori. C'erano coppe, anch'esse con colli estremamente stretti come i vasi, e con interni molto svasati e panciuti. C'erano anche coppe aperte, fiale quasi microscopiche, e sparuti strani oggetti a forma di ruota ricavati da scisto metamorfico, con i bordi avvolti verso l'interno limati con tanta perfezione da essere quasi trasparenti.866 In tutti i casi ci che lasciava veramente perplessi era la precisione con cui gli interni e gli esterni di quei recipienti corrispondevano - a una curva corrispondeva un'altra curva - su superfici assolutamente levigate, lucide senza alcun segno visibile di strumenti.
Non si conosceva alcuna tecnologia accessibile agli egizi in grado di raggiungere risultati simili. N, in quanto a ci, nessuno scalpellino di oggi sarebbe in grado di uguagliarli, neanche se adoperasse i migliori strumenti di carburo di tungsteno. Perci, si  indotti a pensare che nell'antico Egitto fosse in uso una tecnologia ignota o segreta.

La cerimonia del sarcofago
In piedi nella Camera del Re, che era rivolta a ovest - la direzione della morte tanto per gli egizi quanto per i maya - poggiai delicatamente le mani sul consumato spigolo di granito del sarcofago che secondo gli egittologi fu costruito per contenere il corpo di Cheope. Sbirciai dentro le sue oscure profondit in cui la fioca illuminazione elettrica della camera pareva penetrare a stento e scorsi del pulviscolo che volteggiava in una nuvola dorata.
Naturalmente non era che un gioco di luci e ombre, ma la Camera del Re era piena di illusioni come quella. Ricordai che Napoleone Bonaparte aveva voluto trascorrere una notte in solitudine in questo luogo durante la sua conquista dell'Egitto alla fine del diciottesimo secolo. L'indomani mattina era uscito pallido e scosso da un'esperienza che lo aveva profondamente turbato ma di cui in seguito non parl mai.867
Aveva provato a dormire nel sarcofago?
Agendo d'impulso, entrai nel cofano di granito e mi distesi, a faccia in su, i piedi puntati verso sud e la testa verso nord.
Napoleone era di statura bassa, perci doveva starci comodo. E c'era abbondante spazio anche per me. E Cheope, era stato qui anche lui?
Mi rilassai e cercai di non preoccuparmi della possibilit che una delle guardie della piramide entrasse e mi trovasse in quella posizione imbarazzante e con tutta probabilit vietata. Nella speranza di poter rimanere indisturbato per qualche minuto, incrociai le braccia sul petto ed emisi un suono basso e prolungato, una cosa che avevo gi provato prima in diversi altri punti della Camera del Re. Quelle volte, al centro del pavimento, avevo notato che le pareti e il soffitto sembravano raccogliere il suono, accumularlo, amplificarlo e riproiettarlo indietro verso di me di modo che riuscivo a sentire le vibrazioni di ritorno attraverso i piedi, il cuoio capelluto e la pelle.
Ora, all'interno del sarcofago, percepivo un effetto molto simile, anche se evidentemente amplificato e concentrato molte volte. Era come stare dentro la cassa armonica di un gigantesco, risonante strumento musicale costruito per emettere in eterno un'unica nota riverberata. Il suono era intenso e assai inquietante. Lo immaginai levarsi dal cofano e rimbalzare sui muri e sul soffitto di granito rosso della Camera del Re, schizzare su attraverso i pozzi di ventilazione settentrionale e meridionale per poi diffondersi su tutto l'altopiano di Giza come una sorta di fungo acustico.
Con questa ambiziosa immagine nella mente, e il suono della mia nota bassa che mi risuonava nelle orecchie e faceva vibrare il sarcofago tutt'intorno a me, chiusi gli occhi. Quando, pochi istanti dopo, li riaprii, mi aspettava una scena penosa: sei turisti giapponesi di et e sesso diversi si erano radunati davanti al sarcofago: due stavano a est, due a ovest, uno a nord e uno a sud.
Avevano tutti un'aria... sbalordita. E anch'io ero sbalordito dalla loro presenza. A causa di recenti attacchi da parte di estremisti islamici ormai a Giza i turisti erano praticamente scomparsi, e mi ero aspettato di avere la Camera del Re tutta per me.
Che cosa si fa in una situazione simile?
Facendo appello alla poca dignit che mi rimaneva, mi alzai in piedi sorridendo e mi tolsi la polvere di dosso. I giapponesi si fecero da parte e io uscii dal sarcofago. Con fare metodico, come se facessi sempre cose del genere, mi diressi bel bello fino al punto, a due terzi del muro settentrionale, in cui si trova l'ingresso di quello che gli egittologi chiamano il pozzo di ventilazione settentrionale, e cominciai a esaminarlo minuziosamente.
Largo una ventina di centimetri e alto quasi ventitr, sapevo che era lungo pi di sessanta metri e sboccava all'aperto in prossimit del centotreesimo corso di muratura della piramide. Presumibilmente pi di proposito che per caso, puntava verso le regioni circumpolari della parte settentrionale del cielo con un'angolazione di 32 30'. Questo fatto all'epoca delle piramidi, intorno al 2500 a.C., significava che guardava verso la culminazione superiore dia Draconis, un'importante stella della costellazione del Drago.868
Con mio grande sollievo, i giapponesi finirono presto la loro visita e uscirono, abbassandosi e senza guardarsi indietro. Appena se ne furono andati attraversai la stanza e raggiunsi l'altro lato della camera per dare un'occhiata al pozzo meridionale. Dalla mia ultima visita, risalente a pochi mesi prima, il suo aspetto era cambiato, e decisamente in peggio. L'imbocco ora conteneva un ingombrante impianto di condizionamento elettrico installato da Rudolf Gantenbrink, il quale in quel momento stava dedicando le sue attenzioni ai pozzi trascurati della Camera della Regina.
Convinti com'erano che i pozzi della Camera del Re fossero stati costruiti come sistemi di ventilazione, gli egittologi non ci vedevano nulla di male a utilizzare la tecnologia moderna per migliorarne l'efficienza. Eppure, se la loro funzione principale era la ventilazione, non sarebbero stati pi efficienti - e pi facili da costruire - dei pozzi orizzontali anzich inclinati869 Quindi, appariva improbabile che il pozzo meridionale della Camera del Re mirasse per caso a 45 alla porzione meridionale del cielo. Durante l'epoca delle piramidi quello era il punto di transito di Zeta Orionis, la pi bassa delle tre stelle della Cintura di Orione,870 un allineamento, questo, come avrei scoperto in seguito, che si sarebbe rivelato di estrema importanza per la ricerca futura sulle piramidi.

Il maestro di giochi
Ora che avevo di nuovo la Camera tutta per me, raggiunsi il muro occidentale, sul lato opposto rispetto al sarcofago, e mi voltai verso est.
L'enorme stanza aveva la capacit di generare all'infinito segni di giochi matematici. Per esempio, la sua altezza (5 metri e 81 centimetri) era esattamente la met della lunghezza della diagonale del pavimento (11 metri e 62 centimetri).871 Inoltre, poich la Camera del Re costituiva una perfetto rettangolo 1 2, era concepibile che i costruttori di piramidi ignorassero di averla realizzata in modo da esprimere ed esemplificare anche la sezione aurea?
Nota come phi, la sezione aurea era un altro numero irrazionale comep, che non poteva essere calcolato con l'aritmetica. Il suo valore era pari alla radice quadrata di 5 pi 1 diviso 2, equivalente a 1,61803.872 Questo corrispondeva al valore limite del rapporto tra i numeri consecutivi della successione di Fibonacci - la serie di numeri che inizia con 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13 - in cui ciascun termine  la somma dei due termini precedenti.873
Phi poteva anche essere ottenuto schematicamente dividendo una retta A-B nel punto C, in modo che tutta la retta A-B fosse pi lunga del primo tratto A-C nella stessa proporzione in cui il primo tratto A-C era pi lungo del restante C-B.874 Questa proporzione, che risultava particolarmente armoniosa e gradevole per l'occhio, era presumibilmente stata scoperta dai greci pitagorici, che la inserirono nel Partenone di Atene. Tuttavia,  assolutamente certo che phi era stato illustrato e ottenuto almeno duemila anni prima nella Camera del Re della Grande Piramide di Giza.

Ai primordi della storia dinastica, l'Egitto eredit un sistema metrico da predecessori ignoti. Espresse in queste antiche misure, le dimensioni del pavimento della Camera del re (10,46 m 5,23) risulta di 20 10 cubiti reali esatti, mentre l'altezza delle pareti laterali fino al soffitto  esattamente di 11,18 cubiti reali. Anche la semidiagonale del pavimento (A-B) misura esattamente 11,18 cubiti reali e pu essere traslata fino a C per confermare l'altezza della camera. Phi  determinato matematicamente come la radice quadrata di 5 + 1: 2, ossia 1,618.  una coincidenza che la distanza C-D (ossia l'altezza dei muri della Camera del Re pi met della larghezza del suo pavimento) sia pari a 16,18 cubiti reali, incorporando cos le cifre essenziali di phi?
Per capire come,  necessario immaginare il pavimento rettangolare diviso in due quadrati della stessa grandezza, ai cui lati venga attribuita una lunghezza pari a 1. Se ciascuno di questi due quadrati fosse poi spaccato a met, a formare due nuovi rettangoli, e se la diagonale del rettangolo pi vicino alla retta centrale della Camera del Re venisse portata gi in corrispondenza della base, il punto in cui la sua punta toccherebbe quest'ultima sarebbe phi, ovvero 1,618, in rapporto alla lunghezza del lato (cio 1) del quadrato di partenza.875 (Un altro sistema per ricavare phi, anch'esso inserito nelle dimensioni della Camera del Re,  illustrato nella figura qui sopra.)
Secondo gli egittologi tutto questo era un mero caso. Eppure i costruttori delle piramidi non avevano fatto nulla per caso. Chiunque fossero, avevo difficolt a immaginare persone pi metodiche e con una mentalit matematica pi spiccata di loro.
Ne avevo avuto pi che abbastanza dei loro giochi matematici per quel giorno. Tuttavia, quando lasciai la Camera del Re, non riuscivo a togliermi dalla testa che era situata a livello del cinquantesimo corso di muratura della Grande Piramide, a un'altezza di quasi quarantacinque metri da terra.876 Questo significava, come aveva rilevato alquanto stupito Flinders Petrie, che i costruttori erano riusciti a collocarla nel punto in cui la sezione verticale della Piramide era divisa in due, dove l'area della sezione orizzontale era pari alla met di quella della base, dove la diagonale che univa un angolo all'altro era uguale alla lunghezza della base, e dove la larghezza della facciata era pari alla met della diagonale della base.877
Mentre armeggiavano con sicurezza ed efficienza con pi di sei milioni di tonnellate di pietra, creavano gallerie, camere, pozzi e corridoi pi o meno a piacere, ottenendo una simmetria quasi perfetta, angoli retti quasi perfetti, e allineamenti verso i punti cardinali quasi perfetti, i misteriosi costruttori della Grande Piramide avevano trovato il tempo per preparare una gran quantit di altri trucchetti anche con le dimensioni di quell'immenso monumento.
Perch le loro menti pensavano in questo modo? Che cosa avevano cercato di dire o di fare? E perch, a tante migliaia di anni dalla sua costruzione, il monumento esercitava ancora un influsso magnetico su tante persone, dai percorsi di vita tanto diversi, che erano entrate in contatto con esso?
Nelle vicinanze c'era una Sfinge, e cos decisi che le avrei sottoposto questi enigmi...

39

IL LUOGO DEL PRINCIPIO
Giza, Egitto, 16 marzo 1993, ore 15,30
Lasciai la Grande Piramide che era met pomeriggio. Ripercorrendo a ritroso l'itinerario che Santha e io avevamo seguito la notte precedente quando avevamo scalato il monumento, mi diressi prima a est costeggiando la facciata settentrionale, quindi a sud lungo il fianco di quella orientale, mi arrampicai su per monticelli di pietrisco e antiche tombe che sorgevano fitte in quella parte della necropoli, finch raggiunsi la distesa di roccia calcarea fresca coperta di sabbia dell'altopiano di Giza, che digradava verso sud e verso est.
In fondo a quel lungo e dolce pendio, a circa mezzo chilometro dall'angolo sud-est della Grande Piramide, la Sfinge se ne stava accovacciata nella sua fossa scavata nella roccia. Alta diciotto metri e lunga oltre settantatr, la testa larga quattro metri e sedici centimetri,878 era, di gran lunga, la pi grande scultura del mondo, nonch la pi rinomata:
Una figura dal corpo di leone e la testa d'uomo
Uno sguardo vacuo e spietato come il sole.879
Avvicinandomi al monumento da nord-ovest, attraversai l'antica strada rialzata che collegava la Seconda Piramide con il cosiddetto Tempio della Valle di Chefren, un edificio alquanto insolito, situato ad appena quindici metri a sud della Sfinge stessa presso il margine orientale della necropoli di Giza.
Per un lungo periodo si era creduto che quel tempio risalisse a molto tempo prima dell'epoca di Chefren. Invero, durante quasi tutto il diciannovesimo secolo, l'opinione prevalente tra gli studiosi era che fosse stato costruito nella remota preistoria, e non avesse nulla a che fare con l'architettura dell'Egitto dinastico.880 Ma la teoria fu stravolta dal rinvenimento, all'interno dei recinti del tempio, di numerose statue con iscrizioni di Chefren. Erano quasi tutte ridotte molto male, ma una, trovata capovolta in una profonda fossa in un'anticamera, era pressoch intatta. Di grandezza naturale, e squisitamente scolpita in un blocco di diorite nera dura come il diamante, raffigurava il faraone della IV dinastia assiso sul trono intento a fissare con serena indifferenza l'infinito.
Allora si ricorse al perspicace raziocinio dell'egittologia, e fu elaborata una soluzione di un'ingegnosit a dir poco impressionante: nel Tempio della Valle erano state rinvenute delle statue raffiguranti Chefren, ergo il Tempio della Valle era stato costruito da Chefren. Flinders Petrie, peraltro solitamente assennato, riassunse la questione cos: Il fatto che gli unici resti databili rinvenuti nel Tempio fossero statue raffiguranti Chefren dimostra che esso risale alla sua epoca, poich l'idea che si sia appropriato di un edificio antecedente sembra assai improbabile.881
Perch era un'idea tanto improbabile?
In tutta la storia dell'Egitto dinastico molti faraoni si erano appropriati degli edifici dei loro predecessori, a volte cancellando intenzionalmente i cartigli dei costruttori originari per sostituirli con i propri.882 Non c'era alcun motivo valido per supporre che Chefren si sarebbe lasciato dissuadere a legare il proprio nome al Tempio della Valle, soprattutto se nella sua memoria non era stato associato a nessun sovrano storico precedente bens a quei grandi di che a detta degli egizi avevano portato la civilt nella Valle del Nilo nella lontana e mitica epoca da loro denominata il Primo Tempo.883 In un siffatto luogo di potere arcaico e misterioso, con cui a quanto sembra egli non interfer in alcun altro modo, Chefren avrebbe ben potuto pensare che la sistemazione di splendide statue realistiche raffiguranti la sua persona avrebbe potuto recare benefici eterni. E se, tra gli di, il tempio della Valle era stato associato a Osiride (che ogni faraone aveva per obiettivo di raggiungere nell'aldil),884 l'impiego da parte di Chefren di statue per simulare un forte legame simbolico sarebbe stato ancora pi comprensibile.

Il tempio dei giganti
Dopo aver attraversato la strada rialzata, l'itinerario che avevo scelto per raggiungere il Tempio della Valle mi condusse tra le macerie di un campo di mastabe, dove notabili minori della IV dinastia erano stati sepolti in tombe sotterranee sormontate da piattaforme di pietra a forma di panca (mastaba  una parola araba moderna che significa panca, di qui il nome dato alle tombe). Costeggiai la parete meridionale del tempio stesso, rammentando che quell'antico edificio aveva quasi lo stesso perfetto orientamento da nord a sud della Grande Piramide (con un errore di appena 12 minuti d'arco).885
Il Tempio aveva la pianta quadrata, e misurava quarantaquattro metri e ottanta centimetri di lato. Era costruito a ridosso del declivo dell'altipiano, il quale si levava per un'altezza maggiore a ovest rispetto a est. Di conseguenza, mentre il suo muro occidentale si ergeva solo per poco pi di sei metri, quello orientale superava i dodici.886
Visto da sud, dava l'impressione di un edificio a forma di cuneo, tozzo e maestoso, saldamente poggiato sulla roccia fresca. A un esame pi approfondito rivelava diverse caratteristiche davvero bizzarre e inspiegabili, che dovevano apparire quasi altrettanto bizzarre e inspiegabili agli egizi. In primo luogo, spiccava l'assenza, tanto all'interno quanto all'esterno, di iscrizioni e altri segni di identificazione. A questo proposito, come noter il lettore, il Tempio della Valle poteva essere paragonato a certi altri monumenti anonimi e decisamente impossibili da datare dell'altopiano di Giza, comprese le grandi piramidi (e anche una misteriosa costruzione di Abido nota con il nome di Osireion, che considereremo in dettaglio in uno dei capitoli successivi), ma per il resto non presentava alcuna somiglianza con i tipici e famosi prodotti dell'arte e dell'architettura egizia, tutti copiosamente decorati, abbelliti e coperti di iscrizioni.887
Un'altra caratteristica importante e insolita del Tempio della Valle consisteva nel fatto che il suo edificio centrale era interamente costruito con giganteschi megaliti di pietra calcarea. La maggior parte di questi misurava circa cinque metri e mezzo di lunghezza per tre metri di larghezza per due metri e mezzo di altezza, e alcuni addirittura nove metri di lunghezza per tre metri e sessanta di larghezza per tre di altezza.888 Con un peso in genere superiore alle duecento tonnellate, ciascuno pesava pi di una moderna locomotiva diesel: e pensare che c'erano centinaia di blocchi.889
Si trattava di un fatto in qualche modo misterioso?
Gli egittologi non sembravano di quest'idea; invero, ben pochi si erano dati la briga di commentare, tranne che in modo estremamente superficiale, vuoi le stupefacenti dimensioni di quei blocchi, vuoi il sistema cervellotico con cui si poteva immaginare che fossero stati messi in opera. Come abbiamo visto, monoliti fino a settanta tonnellate, ossia con un peso pari a circa cento automobili familiari, erano stati sollevati fino al livello della Camera del Re della Grande Piramide - e anche in questo caso senza suscitare molti commenti da parte della confraternita degli egittologi - quindi, forse la mancanza di curiosit nei riguardi del Tempio della Valle non doveva sorprendere. Tuttavia, le dimensioni dei blocchi erano davvero eccezionali, e non solo sembravano appartenere a un'altra epoca, ma addirittura a tutta un'altra etica, un'etica che rifletteva preoccupazioni estetiche e strutturali incomprensibili e richiamava una scala delle priorit estremamente diversa dalla nostra. Perch, per esempio, ostinarsi a usare quegli ingombranti monoliti da duecento tonnellate quando si poteva semplicemente tagliarli in dieci, venti, quaranta o ottanta blocchi pi piccoli e pi maneggevoli? Perch complicare tanto le cose quando si sarebbe potuto raggiungere un effetto visivo assai simile con uno sforzo molto minore?
E come avevano fatto i costruttori del Tempio della Valle a sollevare quei giganteschi monoliti a un'altezza di dodici metri e passa?
Ai nostri giorni esistono al mondo solo due gru da terraferma in grado di sollevare pesi di questo ordine. Alle vere e proprie frontiere della tecnologia edile, sono entrambe grandissime macchine industriali, con bracci che si levano in aria per pi di settanta metri, i quali richiedono contrappesi di centosessanta tonnellate per impedire che si ribaltino. Il tempo di preparazione di un solo sollevamento  intorno alle sei settimane e richiede la perizia di squadre specializzate composte anche da venti operai.890
In altre parole, i costruttori moderni, che hanno a disposizione tutti i vantaggi dell'ingegneria ad alto contenuto tecnologico, possono sollevare solo pesi di duecento tonnellate. Quindi, non era alquanto sorprendente che i costruttori di Giza avessero sollevato pesi del genere quasi come una pratica di routine?
Avvicinandomi all'imponente muro meridionale del tempio, notai un'altra particolarit degli enormi blocchi di calcare: non solo erano incredibilmente grandi ma, quasi a complicare ancora di pi un compito quasi impossibile, erano stati tagliati e sistemati a formare disegni a puzzle a pi angoli, simili a quelli impiegati nelle costruzioni ciclopiche di Sacsahuamn e Machu Picchu in Per (vedi Parte II).

La Sfinge e il Tempio della Sfinge con il Tempio della Valle di Chefren.
Un altro fatto che notai era che i muri del tempio sembravano costruiti in due stadi. Il primo, per la maggior parte intatto (bench molto eroso), era costituito dal resistente e pesante nucleo di blocchi di pietra calcarea da duecento tonnellate. Intorno a questi, su entrambi i lati era stata applicato un rivestimento di granito molato che, come vedremo, era in gran parte intatto all'interno dell'edificio mentre all'esterno si era staccato quasi completamente. A un esame pi ravvicinato di alcuni dei blocchi di rivestimento esterni rimasti, nei punti in cui si erano staccati dall'anima, emerse un fatto curioso. Quando, anticamente, erano stati messi in opera, la parte posteriore di quei blocchi era stata sbozzata in modo da combaciare perfettamente con le profonde concavit e dentellature delle erosioni preesistenti sull'anima di pietra calcarea. La presenza di quei segni sembrava implicare che i blocchi interni dovevano ergersi in quel luogo, esposti agli elementi, da un arco immenso di tempo prima di essere rivestiti di granito.

Il Signore di Rostau
Proseguii verso l'ingresso del Tempio della Valle, situato vicino all'estremit settentrionale del muro orientale, alto tredici metri. Notai che in quel punto il rivestimento di granito era ancora in condizioni perfette, e consisteva di lastroni enormi di un peso compreso tra le settanta e le ottanta tonnellate l'uno i quali proteggevano i blocchi interni di calcare come un'armatura. Racchiudendo un alto, stretto corridoio senza tetto, quel buio e imponente portale dapprima correva da est verso ovest per poi svoltare ad angolo retto in direzione sud, dove mi condusse in una spaziosa anticamera. L era stata rinvenuta la statua a grandezza naturale di Chefren, capovolta e apparentemente sotterrata con una sepoltura rituale in fondo a una profonda fossa.
Un imponente puzzle di blocchi di granito levigato rivestiva tutto l'interno dell'anticamera (e continuava in tutto l'edificio). Esattamente come i blocchi di alcuni dei monumenti preincaici peruviani pi grandi e bizzarri, questi presentavano numerosi angoli finemente cesellati in corrispondenza delle commessure e un complesso disegno generale. Particolarmente degno di nota era il modo in cui certi blocchi si chiudevano intorno agli spigoli e venivano racchiusi da angoli rientranti praticati in altri blocchi.
Dall'anticamera attraversai un elegante corridoio che portava in un atrio spazioso a forma di T. Mi ritrovai all'estremit anteriore della T a guardare in direzione ovest dove si apriva un'imponente fuga di colonne monolitiche. Alte quasi quattro metri e mezzo, e con ciascun lato di un metro e quattro centimetri, tutte quelle colonne sorreggevano delle travi anch'esse di un metro e quattro centimetri di lato. Una fila di altre sei colonne, sormontate a loro volta da travi, correva lungo l'asse nord-sud della T; l'effetto complessivo era di una massiccia ma raffinata semplicit.
Qual era la destinazione d'uso di quell'edificio? Secondo quegli egittologi che lo attribuivano a Chefren, la risposta era ovvia. Era stato progettato, sostenevano, come luogo in cui celebrare certi riti di purificazione e rinascita previsti per il funerale del faraone. Gli egizi, tuttavia, non avevano lasciato alcuna iscrizione a conferma di ci. Anzi, l'unica testimonianza scritta che  pervenuta fino a noi indicava che il Tempio della Valle non poteva (almeno all'inizio) aver avuto nulla a che fare con Chefren, per il semplice motivo che era stato costruito prima del suo regno. La testimonianza scritta in questione  la Stele dell'Inventario, (menzionata nel capitolo trentacinquesimo), la quale attribuiva anche un'antichit molto maggiore alla Grande Piramide e alla Sfinge.
Sul Tempio della Valle la Stele dell'Inventario asseriva che esisteva gi durante il regno di Cheope, il predecessore di Chefren, e che all'epoca era considerato un edificio antichissimo. Inoltre, dal contesto emergeva chiaramente che non era considerato opera di alcun faraone del passato. Invece, si riteneva che risalisse al Primo Tempo e fosse stato costruito dagli di, i quali si erano stabiliti nella Valle del Nilo in quell'epoca remota. Era menzionato in modo assai esplicito come la Casa di Osiride, il Signore di Rostau891 (Rostau era il nome arcaico della necropoli di Giza).892
Come vedremo nella Parte VII, Osiride era sotto molti aspetti l'equivalente di Viracocha e di Quetzalcatl, le divinit civilizzatrici delle Ande e dell'America Centrale. Con loro condivideva non solo una missione ma anche un vasto retaggio simbolico. Perci, sembrava appropriato che la Casa (o santuario, o tempio) di un cos saggio maestro e legiferatore fosse stata fondata a Giza, in vista della Grande Piramide e nelle immediate vicinanze della Sfinge.

Di un'antichit immensa, remota e favolosa
Seguendo le istruzioni riportate nella Stele dell'Inventario - che affermava che la Sfinge si trovava a nord-ovest della Casa di Osiride893 - mi diressi verso l'estremit settentrionale del muro occidentale che racchiudeva l'atrio a forma di T del Tempio della Valle. Varcai un ingresso monolitico e imboccai un lungo corridoio dal pavimento inclinato di alabastro (anch'esso orientato da nord a ovest), il quale alla fine sfociava nell'estremit inferiore della strada rialzata che conduceva alla Seconda Piramide.
Dal margine della strada rialzata avevo una vista sgombra della Sfinge che si trovava immediatamente a nord rispetto a me. Lunga quanto un isolato di citt, alta come un palazzo di sei piani, la Sfinge era perfettamente orientata verso est, e quindi si trovava di fronte al sorgere del sole nei due giorni equinoziali dell'anno. Con la testa d'uomo, il corpo di leone, rannicchiata quasi fosse finalmente pronta a muovere i suoi pigri lombi dopo millenni di sonno profondo, era stata scolpita in un pezzo solo in una cresta di pietra calcarea in un punto che sicuramente era stato scelto con cura. La caratteristica eccezionale di quel punto, oltre al fatto che dominava la Valle del Nilo, era che il suo assetto geologico comprendeva un monticello di dura roccia che sporgeva almeno di nove metri rispetto al livello generale della cresta di calcare. Da questo monticello erano stati ricavati la testa e il collo della Sfinge, mentre pi in basso era stato isolato dalla roccia fresca circostante il grande rettangolo di pietra calcarea che avrebbe formato il corpo. I costruttori avevano realizzato questa impresa scavando tutt'intorno un fossato largo quattro metri e ottanta centimetri e profondo sette metri e sessanta centimetri fino a ricavare un monolite a s stante.
La prima, duratura impressione data dalla Sfinge e dal suo recinto  che sono molto, molto antichi, e non risalgono semplicemente a una manciata di migliaia di anni fa, come la IV dinastia dei faraoni egizi, bens a un epoca di un'antichit immensa, remota e favolosa. Cos gli egizi in ogni periodo della loro storia avevano considerato il monumento che, secondo loro, custodiva lo Splendido Luogo del Principio di ogni Tempo e che veneravano come il centro di un grande potere magico che permeava l'intera zona.894
Questo, come abbiamo gi visto,  il messaggio generale della Stele dell'Inventario. Pi specificamente,  anche il messaggio della Stele della Sfinge innalzata qui intorno al 1400 a.C. da Tutmosi IV, un faraone della XVIII dinastia. Ancora situata tra le zampe della Sfinge, questa tavoletta di granito ricorda che prima del regno di Tutmosi il monumento era coperto di sabbia fino al collo. Tutmosi lo liber rimuovendo tutta la sabbia, e innalz la stele per commemorare la propria opera.895
Nel corso degli ultimi cinquemila anni non si sono verificati cambiamenti significativi del clima dell'altopiano di Giza.896 Ne consegue, quindi, che durante tutto questo periodo il recinto della Sfinge deve essere stato altrettanto soggetto all'invasione della sabbia di quando fu sgomberato da Tutmosi, e, invero, di come lo  ancora oggi. La storia recente dimostra che il recinto pu riempirsi rapidamente se lasciato incustodito. Nel 1818 il capitano Caviglia lo fece vuotare dalla sabbia per poter effettuare degli scavi, e nel 1886, quando Gaston Maspero torn per riprendere gli scavi del sito, fu costretto a far rimuovere di nuovo la sabbia. Trentanove anni dopo, nel 1925, le sabbie erano tornate a tutta possa, e la Sfinge era sepolta fino al collo quando il Service des Antiquits egiziano la sottopose ancora una volta a un'opera di sgombero e di restauro.897
Tutto questo non induce a pensare che forse il clima era molto diverso all'epoca in cui fu scolpita la Sfinge? Che senso avrebbe avuto creare quell'immensa statua se il suo destino era di rimanere sepolta sotto le sabbie eoliche del Sahara orientale? Tuttavia, poich il Sahara  un deserto recente, e la zona di Giza in particolare era umida e relativamente fertile undicimila-quindicimila anni fa, non vale forse la pena prendere in considerazione uno scenario completamente diverso? Non  possibile che il recinto della Sfinge sia stato scavato in quei lontani millenni verdi, quando lo strato superficiale del suolo era ancora attaccato alla superficie dell'altopiano dalle radici di erbe e arbusti, e quando quello che oggi  un deserto di sabbie trasportate dal vento somigliava pi che altro alle ondulate savane del Kenia e della Tanzania?
In siffatte condizioni climatiche favorevoli, la realizzazione di un monumento semisotterraneo come la Sfinge non avrebbe costituito una sfida al buonsenso. I costruttori non avrebbero avuto motivo di prevedere il lento processo di disseccamento e di desertificazione dell'altopiano che sarebbe seguito di l a molto tempo.
 possibile immaginare che la Sfinge sia stata costruita quando Giza era ancora verde, molto, molto tempo fa?
Come vedremo, idee come questa sono eresie per gli egittologi moderni. Questi per sono costretti ad ammettere (per citare il dottor Mark Lehner, direttore del Progetto Cartografico di Giza) che non esiste un modo diretto per datare la Sfinge stessa, perch la Sfinge  scolpita direttamente nella roccia naturale.898 In mancanza di test pi oggettivi, rilevava pi avanti Lehner, gli archeologi dovevano datare le cose in base al contesto. E il contesto della Sfinge, ossia la Necropoli di Giza - una famosa localit risalente alla IV dinastia - rendeva ovvio il fatto che anche la Sfinge appartenesse alla IV dinastia.899
Un simile ragionamento non era considerato assiomatico dagli illustri predecessori di Lehner del diciannovesimo secolo, i quali a un certo punto si convinsero che la Sfinge risalisse a tempi molto pi antichi della IV dinastia.

Ma di chi  questa Sfinge?
Nel suo Passing of Empires, pubblicato nel 1900, l'illustre egittologo francese Gaston Maspero, che fece uno studio dettagliato del contenuto della Stele della Sfinge eretta da Tutmosi IV, scriveva:
La stele della Sfinge reca, in corrispondenza della tredicesima riga, il cartiglio di Chefren in mezzo a uno spazio vuoto... Ci, a mio avviso, costituisce un'indicazione di [un'opera di restauro e sgombero] della Sfinge eseguita sotto questo principe, e di conseguenza la prova pi o meno certa che la Sfinge era gi coperta di sabbia al tempo di Cheope e dei suoi predecessori...900
Naturalmente l'altrettanto illustre Auguste Mariette era abbastanza d'accordo, dal momento che era stato lui a scoprire la Stele dell'Inventario (la quale, come abbiamo visto, affermava prosaicamente che la Sfinge si innalzava sull'altopiano di Giza molto prima dell'epoca di Cheope).901 In linea generale erano d'accordo anche Brugsch (Egypt under the Pharaohs, Londra, 1891), Petrie, Sayce e molti altri eminenti studiosi dell'epoca.902 Scrittori di viaggi come John Ward affermavano che la Sfinge deve essere pi antica di innumerevoli anni perfino delle piramidi. E addirittura nel 1904 Wallis Budge, lo stimato sovrintendente alle Antichit egizie presso il British Museum, non ebbe esitazioni nel fare questa inequivocabile affermazione:
La pi antica e splendida statua leonina dalla testa d'uomo  la famosa Sfinge di Giza. Quest'opera meravigliosa esisteva gi ai tempi di Chefren, il costruttore della Seconda Piramide ed era, con tutta probabilit, molto antica perfino in quell'epoca remota... Si pensava che la Sfinge fosse in qualche modo legata a stranieri o a una religione straniera risalente a tempi predinastici.903
Tra l'inizio e la fine del ventesimo secolo, tuttavia, le opinioni degli egittologi riguardo all'antichit della Sfinge cambiarono in maniera eclatante. Oggi non c' un solo egittologo ortodosso disposto a discutere, e tantomeno a prendere seriamente in considerazione l'idea folle e irresponsabile, che una volta era un luogo comune, secondo cui la Sfinge possa essere stata costruita migliaia di anni prima del regno di Chefren.
Per esempio, secondo il dottor Zahi Hawass, direttore di Giza e Saqqara per la Sovrintendenza egiziana alle Antichit, molte teorie del genere sono state proposte ma sono volate via con il vento, perch noi egittologi siamo in possesso di prove solide per affermare che la Sfinge risale all'epoca di Chefren.904
Analogamente, Carol Redmont, un'archeologa dell'Universit di Berkeley in California, rimase incredula quando le fu prospettato che la Sfinge potesse essere anteriore a Chefren di migliaia di anni: Non pu assolutamente essere vero. La popolazione di quella regione non poteva avere la tecnologia, le istituzioni di governo e tantomeno la volont di costruire un simile edificio migliaia di anni prima del regno di Chefren.905
Quando iniziai a indagare sull'argomento diedi per scontato, come sembrava affermare Hawass, che fosse stata trovata qualche nuova incontrovertibile prova che aveva stabilito l'identit del costruttore del monumento. Ma cos non era. Invero, ci sono solo tre motivi contestuali per cui la costruzione dell'anonima ed enigmatica Sfinge priva di iscrizioni  oggi attribuita a Chefren:
1 Il cartiglio di Chefren in corrispondenza della tredicesima riga della Stele della Sfinge eretta da Tutmosi IVIV: Maspero ha dato una spiegazione perfettamente ragionevole della presenza di quel cartiglio: Tutmosi aveva restaurato la Sfinge e aveva pagato il dovuto tributo a un'opera di restauro precedente del monumento intrapresa sotto la IV dinastia da Chefren. Questa spiegazione, la quale ha come ovvia implicazione che la Sfinge doveva gi essere antica all'epoca di Chefren, viene respinta dagli egittologi moderni. Con la loro abituale mentalit telepatica comune oggi concordano sul fatto che Tutmosi appose il cartiglio sulla stele per riconoscere a Chefren la paternit dell'opera (e non semplicemente il restauro).
Dal momento che c'era sempre stato solo quest'unico cartiglio, e i testi su entrambe le sue facciate mancavano quando la stele fu portata alla luce, non  un po' prematuro saltare a conclusioni affrettate come queste? Che genere di scienza  mai quella che permette alla mera presenza del cartiglio di un faraone della IV dinastia (su una stele eretta da un faraone della XVIII) di determinare addirittura l'identificazione di un monumento altrimenti anonimo? Inoltre, ormai anche quel cartiglio si  sgretolato e non pu essere esaminato...
2 Il fatto che anche l'attiguo Tempio della Valle  attribuito a Chefren: questa attribuzione (basata su statue che potevano benissimo essere intrusive)  a dir poco dubbia. Ci nonostante ha ricevuto l'approvazione entusiastica degli egittologi, i quali colsero l'occasione per attribuire anche la Sfinge a Chefren (dal momento che la Sfinge e il Tempio della Valle sono collegati in modo tanto ovvio).
3 Il fatto che si ritiene che il volto della Sfinge somigli alla statua intatta di Chefren rinvenuta nella fossa nel Tempio della Valle: ci, naturalmente,  opinabile. Da parte mia non ho mai trovato la bench minima somiglianza tra i due visi. N, se  per questo, lo avevano fatto i disegnatori forensi del Dipartimento di Polizia di New York che recentemente erano stati convocati per un confronto di identikit tra la Sfinge e la statua906 (come vedremo nella Parte VII).
Perci, tutto considerato, mentre ammiravo la Sfinge nel tardo pomeriggio del 16 marzo 1993, pensai che la giuria fosse ancora ben lontana da un'attribuzione corretta di quel monumento, o, da un canto, a Chefren, oppure, dall'altro, agli architetti di un'alta civilt preistorica non ancora identificata.907 Qualunque fosse il gusto del mese (o del secolo) presso gli egittologi, rimaneva il fatto che entrambi gli scenari erano plausibili. Quindi, c'era bisogno di prove assolutamente concrete e inequivocabili che potessero sistemare la questione in un modo o nell'altro.

Parte settima

Signore dell'eternit
Egitto II

40

C' ANCORA QUALCHE SEGRETO IN EGITTO?
Nel tardo pomeriggio del 26 novembre 1922 l'archeologo britannico Howard Carter, insieme al suo sponsor Lord Carnarvon, entr nella tomba di un giovane faraone della diciottesima dinastia che aveva regnato in Egitto dal 1352 al 1343 a.C. Il nome di quel faraone, che da allora ha avuto risonanza in tutto il mondo, era Tutankhamon.
Due notti dopo, il 28 novembre, fu aperto il Tesoro della tomba. Conteneva un enorme scrigno d'oro e dava accesso a un'altra camera. Fatto alquanto insolito, quella camera, sebbene stipata di un magnifico schieramento di preziosi e manufatti bellissimi, non aveva porte: la sua entrata era sorvegliata da un'effigie straordinariamente realistica di Anubi, il dio dei morti dalla testa di sciacallo. Le orecchie diritte, il dio era accucciato come un cane, le zampe anteriori stese in avanti, sul coperchio di una cassa di legno dorata lunga circa un metro e venti centimetri, alta novanta centimetri, e larga sessanta.
Museo egizio, Il Cairo, dicembre 1993
Ancora appollaiato a cavalcioni sul suo scrigno, ma messo sotto chiave in una teca di vetro impolverata, Anubi trattenne la mia attenzione per un lungo, silenzioso momento. La sua effigie era stata scolpita nel legno stuccato, completamente ricoperto di resina nera, poi intarsiato con cura con oro, alabastro, calcite, ossidiana e argento: questi materiali erano stati usati con particolare effetto negli occhi, che scintillavano vigili comunicando un senso inquietante di un'intelligenza fiera e concentrata. Allo stesso tempo le sue costole finemente cesellate e la muscolatura flessuosa emanavano un'aura di forza, energia e grazia attenuate.
Catturato dal magnetismo di quella presenza occulta e potente, mi tornarono con vividezza alla mente i miti universali della precessione che avevo studiato nel corso dell'anno precedente. Figure canine si muovevano avanti e indietro tra quei miti in un modo che a volte sembrava ordito nel senso letterale del termine. Avevo cominciato a chiedermi se il simbolismo dei cani, dei lupi, degli sciacalli e cos via, non potesse essere stato impiegato volutamente dai creatori di miti ormai morti da tanto tempo per guidare gli iniziati attraverso un labirinto di tracce fino a qualche miniera segreta di conoscenze scientifiche perdute.
Avevo il sospetto che tra queste miniere ci fosse il mito di Osiride. Molto di pi di un mito, era stato drammatizzato e rappresentato ogni anno nell'antico Egitto sotto forma di mistero, un prodotto letterario ordito e tramandato come preziosa tradizione fin dai tempi preistorici.908 Questa tradizione, come abbiamo visto nella Parte V, conteneva valori per il ritmo del moto di precessione talmente accurati e coerenti che era estremamente difficile attribuirli al caso. N sembrava verosimile che al dio-sciacallo fosse stato assegnato per caso un ruolo di primo piano nel dramma, quale spirito guida di Osiride nel suo viaggio negli inferi.909 Veniva anche la tentazione di chiedersi se il fatto che anticamente i sacerdoti egizi si riferivano ad Anubi come al guardiano degli scritti sacri e segreti avesse qualche rilevanza.910 Sotto lo spigolo scanalato del cofano dorato su cui la sua figura stava appollaiata fu trovata un'iscrizione: iniziato ai segreti.911 Traduzioni alternative dello stesso testo geroglifico lo rendevano variamente con colui che detiene i segreti e custode dei segreti.912
Ma c'era ancora qualche segreto in Egitto?
Dopo pi di un secolo di intense indagini archeologiche, era possibile che le sabbie di questo antico paese custodissero ancora altri segreti?

Le tre piramidi di Giza contrapposte alle tre stelle della Costellazione di Orione.

Le stelle di Bauval e le pietre di West
Nel 1993 fu fatta una stupefacente scoperta che lasciava intendere che c'era ancora molto da imparare sull'antico Egitto. Inoltre, l'autore di quella scoperta non era un archeologo astigmatico che si faceva strada setacciando tra la polvere dei millenni, bens un outsider in questo campo: Robert Bauval, un ingegnere edile belga con il pallino dell'astronomia, il quale not una correlazione nel cielo che gli esperti si erano lasciati sfuggire, fissati com'erano con la terra che avevano sotto i piedi.
Bauval not esattamente questo: quando attraversavano il meridiano a Giza le tre stelle della costellazione di Orione formavano una linea non completamente diritta nella parte alta del cielo meridionale. Le due stelle pi basse, Alnitak e Alnilam, formavano una diagonale perfetta mentre la terza stella, Mintaka, appariva spostata a sinistra rispetto all'osservatore, cio, verso est.
Fatto curioso, (come abbiamo visto nel capitolo trentaseiesimo), questo allineamento corrispondeva esattamente alla pianta delle tre enigmatiche piramidi dell'altopiano di Giza. Bauval si rese conto che una panoramica aerea della necropoli di Giza avrebbe mostrato la Grande Piramide di Cheope nella posizione di Alnitak e la Seconda Piramide di Chefren in quella di Alnilam, mentra la Terza Piramide di Micerino era spostata rispetto alla diagonale formata dalle altre due, completando cos quello che a prima vista sembrava un enorme diagramma di quelle stelle.
Le piramidi di Giza rappresentavano davvero questo? Sapevo che il successivo lavoro di Bauval, calorosamente sostenuto da matematici e astronomi, aveva confermato la sua acuta intuizione. La sua prova (che passeremo esaurientemente in rassegna nel capitolo quarantanovesimo) dimostrava che le tre piramidi costituivano una mappa terrestre incredibilmente precisa delle tre stelle della Cintura di Orione, in cui erano riportati con accuratezza gli angoli relativi e persino (mediante le rispettive dimensioni) alcune indicazioni delle singole magnitudini.913 Inoltre, questa mappa si estendeva verso nord e verso sud fino a comprendere diversi altri edifici dell'altopiano di Giza, e anche in questo caso con una precisione infallibile.914 Tuttavia, la vera sorpresa rivelata dai calcoli astronomici di Bauval era la seguente: nonostante il fatto che alcuni aspetti della Grande Piramide fossero astronomicamente collegati all'epoca delle piramidi, nel complesso i monumenti di Giza erano cos disposti per fornire un'immagine del cielo (che cambia aspetto nell'arco delle epoche per effetto della precessione degli equinozi) non come appariva sotto la IV dinastia intorno al 2500 a.C., bens come era stato - e soltanto come era stato - intorno all'anno 10.450 a.C.915
Ero venuto in Egitto per rivisitare la zona di Giza insieme a Robert Bauval e per rivolgergli domande sulla sua teoria della correlazione stellare. Inoltre volevo approfondire le sue idee riguardo a quale tipo di societ umana, se di questo si trattava, avrebbe potuto disporre del know-how tecnologico, in un periodo tanto remoto, per misurare con precisione le altitudini delle stelle e concepire un progetto altamente matematico e ambizioso come quello della necropoli di Giza.
Ero anche venuto per incontrare un altro ricercatore che aveva sfidato la cronologia ortodossa dell'antico Egitto sostenendo fondatamente di aver trovato prove schiaccianti dell'esistenza di un'alta civilt nella Valle del Nilo nel 10.000 a.C. o ancora prima. Come i dati astronomici di Bauval, la prova era sempre stata a portata di mano ma non era riuscita ad attirare l'attenzione degli egittologi affermati. L'uomo responsabile di averla presentata adesso al pubblico era lo studioso americano John Anthony West, il quale sosteneva che gli specialisti l'avevano tralasciata non perch non erano riusciti a trovarla, bens perch pur avendola trovata non erano riusciti a interpretarla nel modo giusto.916
La prova di West riguardava certi edifici chiave, in particolare la Sfinge e il Tempio della Valle di Giza e, molto pi a sud, il misterioso Osireion di Abido. Egli sosteneva che questi monumenti desertici presentavano numerosi segni inconfondibili dal punto di vista scientifico dell'azione dell'acqua, un agente erosivo a cui potevano essere stati esposti in quantit sufficienti solo durante l'umido periodo pluviale che accompagn la fine dell'ultimo Periodo Glaciale intorno all'undicesimo millennio a.C.917 L'implicazione di questo elemento peculiare ed estremamente caratteristico dell'erosione indotta dalle precipitazioni era che l'Osireion, la Sfinge e altri edifici collegati erano stati costruiti prima del 10.000 a.C.918
Un reporter britannico riassunse cos le conseguenze:
West  davvero il peggior incubo degli accademici: infatti, ecco saltar fuori dalla lontana fascia laterale di sinistra qualcuno con una teoria ben ponderata da cima a fondo, ben presentata e definita con coerenza, piena di dati che non possono confutare, che li spiazza completamente. E allora, come le fanno fronte? La ignorano. Sperano che passi... ma il fatto  che non passa.919
Il motivo per cui la nuova teoria non voleva, in alcun modo, passare, nonostante fosse stata respinta da moltitudini di egittologi competenti era che aveva conquistato un ampio consenso da parte di un'altra branca del sapere, la geologia. Il dottor Robert Schoch, professore di Geologia presso l'Universit di Boston, aveva avuto un ruolo importante nella convalida delle stime di West sulla vera et della Sfinge, e le sue opinioni erano state confermate da quasi trecento colleghi in occasione del congresso annuale del 1992 della Societ Geologica Americana.920
Da allora, per lo pi lontano dagli occhi del pubblico, un'aspra controversia aveva cominciato a serpeggiare tra i geologi e gli egittologi.921 E sebbene pochissime persone oltre a John West fossero pronte ad ammetterlo, in quella controversia era in gioco nientemeno che uno sconvolgimento totale delle opinioni riconosciute sull'evoluzione della civilt umana.
Secondo West:
Ci dicono che l'evoluzione della civilt umana  un processo lineare, che va dagli ottusi cavernicoli a noialtri intelligentoni con le nostre bombe all'idrogeno e il dentifricio a strisce. Ma la prova che dimostra che la Sfinge  pi antica di molte, molte migliaia di anni di quanto non pensino gli archeologi, che precede di molte migliaia di anni perfino l'Egitto dinastico, significa che deve essere esistita, in qualche lontano momento della storia, una civilt superiore e raffinata, proprio come sostengono tutte le leggende.922
I viaggi e le ricerche che da parte mia avevo fatto durante i quattro anni precedenti mi avevano aperto gli occhi sull'elettrizzante possibilit che quelle leggende potessero essere vere, ed era proprio per questo che ero tornato in Egitto per incontrare West e Bauval. Ero rimasto colpito dal fatto che i loro rispettivi indirizzi di indagine, fino a quel momento lontanissimi,923 fossero conversi in modo tanto convincente su quelle che sembravano le impronte astronomiche e geologiche di una civilt perduta, una civilt che poteva o no aver avuto origine nella Valle del Nilo, ma che sembrava essere stata presente in quel luogo addirittura nell'undicesimo millennio a.C.

La via dello sciacallo
Anubi, il guardiano dei segreti, dio della camera funeraria, l'essere dalla testa di sciacallo che apre la via dei morti, guida e compagno di Osiride...
Erano circa le cinque del pomeriggio, l'ora di chiusura del Museo del Cairo, quando Santha si dichiar soddisfatta delle fotografie che aveva scattato alla sinistra effigie nera. Gi, sotto di noi, i guardiani fischiavano e battevano le mani mentre cercavano di spingere gli ultimi sparuti visitatori fuori dalle sale, ma su, al secondo piano dell'edificio centenario, dove l'antico Anubi stava accoccolato nella sua guardia millenaria, regnava una calma assoluta, un silenzio assoluto.
Lasciammo il tetro museo e ci incamminammo sotto il sole che ancora lambiva la pullulante Piazza Tahrir del Cairo.
Anubi, riflettei, aveva condiviso i suoi compiti di guida degli spiriti e guardiano degli scritti segreti con un altro dio che aveva anch'esso come emblema e simbolo lo sciacallo e il cui nome, Upuaut, letteralmente significava Colui che apre le Vie.924 Entrambe queste divinit canine erano state legate fin da tempi immemorabili all'antica citt di Abido nell'alto Egitto, la cui divinit originaria, Khenti-Amentiu (stranamente chiamato Primo tra gli Occidentali) veniva a sua volta rappresentato come un membro della famiglia dei cani, di solito disteso su un drappo nero.925
La ricorrenza ad Abido di tutta questa caninit mitica e simbolica, con la sua promessa di grandi segreti che aspettavano di essere svelati, racchiudeva qualche significato? A quel che sembrava, valeva la pena cercare di scoprirlo, dal momento che tra i grandi ruderi di quella localit figurava una costruzione nota con il nome di Osireion, la quale, secondo le ricerche geologiche di West forse era molto pi antica di quanto non pensassero gli archeologi. Inoltre, mi ero gi organizzato per incontrare West di l a pochi giorni nella citt di Luxor, nell'alto Egitto, a meno di duecento chilometri a sud di Abido. Piuttosto che prendere un volo diretto dal Cairo a Luxor, come avevo intenzione di fare inizialmente, a quel punto mi resi conto che sarebbe stato possibile andare in macchina e visitare Abido e diverse altre localit durante il tragitto.
Il nostro autista, Mohamed Walili, ci aspettava in un parcheggio sotterraneo poco lontano da Piazza Tahrir. Di mezza et, corpulento e cordiale, egli possedeva un taxi, una malandata Peugeot bianca, che di solito si vedeva sostare in fila davanti all'albergo Mena House di Giza. Negli ultimi anni, durante i nostri frequenti viaggi di studio al Cairo, avevamo fatto amicizia con lui, e ora lavorava con noi ogni volta che ci trovavamo in Egitto. Discutemmo un po' sulla tariffa giornaliera adeguata per il lungo viaggio di andata e ritorno fino a Luxor via Abido. Bisognava tener conto di molte cose, incluso il fatto che alcune delle zone che avremmo attraversato erano recentemente state bersaglio di attacchi terroristici da parte di militanti islamici. Alla fine convenimmo su un prezzo e ci accordammo per partire l'indomani mattina presto.

41

LA CITT DEL SOLE, LA CAMERA DELLO SCIACALLO
Mohamed ci pass a prendere al nostro albergo di Eliopoli alle sei del mattino, quando era ancora quasi buio.
Bevemmo del denso caff nero in tazzina a un banchetto lungo la strada e poi partimmo in direzione ovest, per strade polverose ancora quasi completamente deserte, alla volta del fiume Nilo. Avevo chiesto a Mohamed di passare per la Piazza Maydan al-Massallah, che era dominata da uno degli obelischi egizi intatti pi antichi del mondo.926 Con un peso stimato di trecentocinquanta tonnellate, era costituito da un monolite di granito rosa alto trentadue metri e mezzo, eretto dal faraone Senuseret I (1971-1928 a.C.). Originariamente faceva parte di una coppia collocata sull'ingresso del grande Tempio del Sole di Eliopoli. Nei quattromila anni che erano trascorsi da allora, il tempio stesso si era completamente dissolto, e cos anche il secondo obelisco. Invero, ormai quasi tutta l'antica Eliopoli era stata rasa al suolo, cannibalizzata delle sue eleganti pietre scolpite e dei suoi materiali da costruzione bell'e pronti da innumerevoli generazioni di cittadini del Cairo.927
Eliopoli (Citt del Sole) era menzionata nella Bibbia come On ma originariamente era conosciuta nella lingua egizia come Innu, o Innu Mehret, che significa la colonna, ovvero la colonna settentrionale.928 Era un centro di immensa sacralit, associato a uno strano gruppo di nove divinit solari e astrali, ed era gi incalcolabilmente antica quando Senuseret la scelse come luogo in cui collocare il suo obelisco. Invero, si credeva che Innu/Eliopoli, insieme a Giza (e la lontana citt meridionale di Abido) fosse parte della prima porzione di terreno che era emersa dalle acque primeve al momento della creazione, la terra del Primo Tempo, dove gli di avevano dato inizio al loro regno sulla terra.929
La teologia eliopolitana si basava su un mito della creazione che si contraddistingueva per diverse caratteristiche uniche e curiose. Insegnava che al principio l'universo era ricolmo di un nulla oscuro e acqueo, chiamato il Nun. Da questo oceano cosmico inerte (descritto come informe, nero della nerezza della notte pi nera) si lev un'altura di terra asciutta su cui Ra, il Dio del Sole, si materializz nella sua forma auto-creata di Atum (a volte descritto come un vecchio uomo barbuto poggiato a un bastone):930
Il cielo non era stato creato, la terra non era stata creata, i figli della terra e i rettili non erano stati plasmati in quel luogo... Io, Atum, fui uno da me... Non esisteva nessun altro che lavor con me...931
Consapevole della sua solitudine, questo essere benedetto e immortale escogit di creare due discendenti divini, Shu, il dio dell'aria e della secchezza e Tefnut, la dea dell'umidit: Affondai il mio fallo nella mia mano chiusa. Feci entrare il mio sperma nella mia mano. Lo versai nella mia bocca. Defecai in forma di Shu, orinai nella forma di Tefnut.932
Nonostante gli inizi apparentemente tanto infausti, Shu e Tefnut (che erano sempre descritti come gemelli e spesso raffigurati in forma di leoni) divennero adulti, copularono e diedero vita a una prole propria: Geb il dio della terra e Nut, la dea del cielo. Anche questi ultimi si accoppiarono, creando Osiride e Iside, Seth e Nefti, e completando cos l'enneade, la compagnia al completo dei Nove Di di Eliopoli. Dei nove, si diceva che Ra, Shu, Geb e Osiride avessero governato l'Egitto in qualit di re, seguiti da Horus e infine - per 3226 anni - da Thot, il dio della saggezza dalla testa di ibis.933
Chi erano queste persone, o creature, o esseri, o di? Erano fantasmi dell'immaginazione dei sacerdoti, oppure simboli, segni cifrati? Le storie narrate su di loro erano vividi ricordi mitici di avvenimenti reali che si erano verificati migliaia di anni prima? O magari facevano parte di un messaggio cifrato degli antichi il quale si era trasmesso da s all'infinito da un'epoca all'altra, un messaggio che solo ora si cominciava a dipanare e a capire?
Idee siffatte sembravano fantasiose. Tuttavia non riuscivo a dimenticare che da quella stessa tradizione eliopolitana era scaturito il grande mito di Iside e Osiride, in cui veniva celatamente trasmesso un calcolo accurato del ritmo del moto di precessione. Inoltre i sacerdoti di Innu, che avevano la responsabilit di custodire e alimentare siffatte tradizioni, erano rinomati in tutto l'Egitto per la loro grande saggezza e la loro competenza in fatto di profezie, astronomia, matematica, architettura e arti magiche. Erano anche famosi per il possesso di un oggetto potente e sacro noto con il nome di Benden.934
Gli egizi chiamavano Eliopoli Innu, la colonna, perch secondo la tradizione nella remota epoca predinastica il Bedben era custodito in quella localit, dove stava in equilibrio in cima a una colonna di pietra sbozzata.
Si credeva che il Benden fosse caduto dal cielo. Sfortunatamente era andato perduto talmente tanto tempo addietro che quando Senuseret sal al trono nel 1971 a.C., nessuno se ne ricordava pi. A quell'epoca (la XII dinastia) l'unica cosa che si rammentava chiaramente era che il Benden era a forma di piramide, e quindi costituiva (insieme alla colonna su cui poggiava) il prototipo di tutti gli obelischi futuri. Analogamente, il nome Benden era applicato al pyramidion, o pietra apicale, di solito collocata in cima alle piramidi.935 In senso simbolico, era anche intimamente e direttamente associato a Ra-Atum, di cui i testi antichi dicevano: Diventasti alto sull'altura: ti levasti come la pietra del Benden nella Dimora della Fenice...936
Dimora della Fenice era la definizione del tempio originario di Eliopoli che custodiva il Benden. Essa rifletteva il fatto che l'oggetto misterioso serviva anche da simbolo duraturo della mitica fenice, il divino uccello Bennu le cui apparizioni e scomparse erano credute legate a violenti cicli cosmici e alla distruzione e rinascita delle epoche del mondo.937

Connessioni e similitudini
Mentre percorrevamo in macchina la periferia di Eliopoli intorno alle sei e mezzo del mattino, chiusi gli occhi e cercai di richiamare un'immagine del paesaggio cos come doveva essere nel mitico Primo Tempo, dopo che l'Isola della Creazione938 - il monticello primordiale di Ra-Atum - era affiorata dalle acque del diluvio del Nun. Ero tentato di vedere una connessione tra questa fantasia e le tradizioni andine che parlavano dell'apparizione del dio civilizzatore Viracocha dalle acque del lago Titicaca dopo un diluvio che aveva distrutto la terra. Inoltre c'era da considerare la figura di Osiride - una vistosa figura barbuta, come Viracocha, e anche come Quetzalcatl - ricordata per aver abolito il cannibalismo tra il popolo degli egizi, per avergli insegnato l'agricoltura e l'allevamento del bestiame, e per averlo introdotto ad arti come la scrittura, l'architettura e la musica.939
Era difficile lasciarsi sfuggire le somiglianze esistenti tra le tradizioni del Vecchio e del Nuovo Mondo, ma ancora pi difficile era interpretarle. Magari costituivano solo una serie di ingannevoli coincidenze. D'altro canto, per, forse potevano rivelare le impronte di un'antica civilt universale non identificata, impronte che erano essenzialmente le stesse, sia che apparissero nei miti dell'America Centrale, o in quelli delle smisurate Ande, o dell'Egitto. Dopo tutto, i sacerdoti di Eliopoli avevano insegnato la storia della creazione, ma loro da chi l'avevano appresa? Erano sbucati fuori dal nulla, o era pi probabile che la loro dottrina, con tutto il suo complesso simbolismo, fosse il risultato di un lungo affinamento di idee religiose?
Alzai gli occhi e mi accorsi che ci eravamo lasciati Eliopoli alle spalle e stavamo procedendo a zigzag per le rumorose e affollate strade del centro del Cairo. Raggiungemmo la riva occidentale del Nilo passando per il Ponte 6 Ottobre e di l a poco entrammo a Giza. Un quarto d'ora dopo, superando l'enorme massa della Grande Piramide alla nostra destra, svoltammo verso sud e prendemmo la strada che portava all'alto Egitto, una strada che seguiva il corso meridionale del fiume pi lungo del mondo attraverso un paesaggio di palme e campi verdi orlati dalle rosse e minacciose distese dei deserti spietati.
Le idee dei sacerdoti di Eliopoli avevano influenzato ogni aspetto della vita secolare e religiosa dell'antico Egitto, ma quelle idee si erano sviluppate a livello locale oppure erano state portate nella Valle del Nilo da altri luoghi? Le tradizioni egizie fornivano una risposta inequivocabile a domande come queste. Tutta la saggezza di Eliopoli era un retaggio, dicevano, e questo retaggio era stato tramandato all'umanit dagli di.

Un dono degli di?
A una quindicina di chilometri a sud della Grande Piramide lasciammo la strada principale per visitare la necropoli di Saqqara. Situata ai margini del deserto, la localit era dominata da uno ziggurat a sei ordini, la Piramide a Gradini del faraone Zoser, della III dinastia. Questo imponente monumento, alto quasi sessanta metri, risaliva all'incirca al 2650 a.C. S'ergeva all'interno di un recinto, delimitato da un elegante muro, ed era considerato dagli archeologi la pi antica costruzione in pietra massiccia mai tentata dall'umanit.940 La tradizione voleva che il suo architetto fosse il leggendario Imhotep, Grande della Magia, un sommo sacerdote di Eliopoli, i cui altri titoli erano Saggio, Stregone, Astronomo e Dottore.941
Parleremo diffusamente della Piramide a Gradini e del suo costruttore in uno dei prossimi capitoli, ma in quella occasione ero venuto a Saqqara per un altro motivo. Il mio unico obiettivo era di trascorrere qualche momento nella camera funeraria della vicina piramide di Unas, un faraone della V dinastia che aveva regnato dal 2356 al 2323 a.C.942 Le pareti di quella camera, che avevo gi visitato diverse volte, erano tutte iscritte dal pavimento al soffitto con il pi antico dei Testi delle Piramidi, un profluvio di geroglifici che davano voce a una gamma di idee eccezionali, in forte contrasto con gli interni muti e disadorni delle piramidi della IV dinastia di Giza.

Saqqara.
Fenomeno esclusivo della V e VI dinastia (2465-2152 a.C.), i Testi delle Piramidi erano scritti sacri, di cui si credeva che alcune parti fossero state composte dai sacerdoti di Eliopoli alla fine del terzo millennio a.C., mentre altre erano state tramandate dai tempi predinastici.943 Proprio queste ultime parti dei Testi, risalenti a un'epoca remota e impenetrabile, avevano destato in particolar modo la mia curiosit quando avevo cominciato a studiarle qualche mese prima. Mi aveva anche divertito - e un po' intrigato - lo strano modo in cui sembrava che gli archeologi francesi del diciannovesimo secolo fossero quasi stati indirizzati alla camera segreta dei Testi delle Piramidi da un essere mitologico che apriva le vie. Secondo relazioni abbastanza ben documentate, una mattina un caposquadra egiziano degli scavi di Saqqara si era alzato e, uscendo, si era ritrovato accanto ai ruderi di una piramide a fissare i luminosi occhi d'ambra di un solitario sciacallo del deserto:
Pareva quasi che l'animale volesse stuzzicare il suo solitario e perplesso osservatore umano, se non proprio invitarlo a dargli la caccia. Lentamente, la bestia zampett verso la faccia settentrionale della piramide, quindi si ferm per un attimo, prima di scomparire in una cavit. L'arabo, sconcertato, decise di seguirla. Scivolato per la stretta fessura, si trov a strisciare nelle buie viscere della piramide. Ben presto emerse in una stanza e, accesa la sua lampada, vide che le pareti erano coperte da cima a fondo da iscrizioni in geroglifici, incise con mano squisita nella massiccia pietra calcarea e dipinte in oro e turchese.944
Ancora oggi si accede alla camera tappezzata di geroglifici sotto la piramide crollata di Unas dalla facciata settentrionale percorrendo il lungo corridoio discendente che la squadra archeologica francese scav poco dopo la sbalorditiva scoperta dell'operaio. La camera  composta da due ambienti rettangolari separati da una parete divisoria, in cui c' una bassa apertura. Entrambi gli ambienti hanno il soffitto a due spioventi dipinto con miriadi di stelle. Dopo aver attraversato chinati lo stretto passaggio, Santha e io entrammo nel primo ambiente, quindi varcammo il vano di comunicazione per raggiungere il secondo. Questo era la camera funeraria vera e propria: il massiccio sarcofago di granito nero di Unas si trovava all'estremit occidentale e le strane parole dei Testi della Piramide si declamavano da ogni parete.
Rivolgendosi direttamente a noi (anzich mediante indovinelli e trucchi matematici come le pareti disadorne della Grande Piramide), che cosa ci dicevano quei geroglifici? Sapevo che la risposta dipendeva in una certa misura dalla traduzione utilizzata, in gran parte perch la lingua dei Testi della Piramide conteneva talmente tante forme arcaiche e allusioni mitologiche sconosciute che gli studiosi erano costretti a colmare le lacune del loro sapere con congetture.945 Tuttavia, l'opinione invalsa era che il defunto R.O. Faulkner, professore di Lingua egizia presso l'University College di Londra, avesse proposto la versione pi autorevole.946
Faulkner, la cui traduzione avevo studiato riga per riga, definiva i Testi il corpus pi antico di letteratura religiosa e funeraria egizia pervenuto fino a noi e, soggiungeva, sono fra tutte le raccolte simili i meno corrrotti e hanno un'importanza fondamentale per lo studioso della religione egizia...947 Il motivo per cui i Testi erano tanto importanti (come concordavano molti studiosi) era che costituivano l'ultimo canale completamente aperto che collegava il periodo relativamente breve del passato che l'umanit ricorda a quello molto pi lungo che invece ha dimenticato: Ci svelano vagamente un mondo scomparso di pensieri e parole, l'ultima delle innumerevoli eternit per le quali  passato l'uomo preistorico, prima... di fare il suo ingresso nell'era storica.948
Era difficile non trovarsi d'accordo con un'opinione come questa: i Testi svelavano davvero un mondo scomparso. Ma ci che mi incuriosiva di pi riguardo a questo mondo era il fatto che potesse essere abitato non solo da selvaggi primitivi (come ci si aspetterebbe nel caso della remota preistoria), ma, paradossalmente, anche da uomini e donne le cui menti erano state illuminate da una conoscenza scientifica del cosmo. Il quadro generale era equivoco: nei Testi della Piramide, accanto alle sequenze di idee pi elevate erano incastonati elementi autenticamente primitivi. Nondimeno, ogni volta che mi immergevo in ci che gli egittologi chiamano queste antiche formule, rimanevo colpito da quelli che sembravano strani scorci di un'intelligenza superiore all'opera, la quale guizzava sotto strati di incomprensione, riferendo di esperienze ritenute assolutamente impossibili per l'uomo preistorico ed esprimendo idee considerate inconcepibili dalla sua mente. In breve, l'effetto che i Testi raggiungevano per mezzo dei geroglifici era simile a quello ottenuto dalla Grande Piramide per mezzo dell'architettura. In entrambi i casi l'impressione principale era quella di un anacronismo, di processi tecnologici avanzati utilizzati o descritti in un periodo della storia umana in cui si riteneva che non esistesse alcuna forma di tecnologia...

42

ANACRONISMI ED ENIGMI
Lasciai correre lo sguardo lungo le pareti grigie della camera di Unas, su e gi per i lunghi registri di geroglifici dei Testi della Piramide. Erano scritti in una lingua morta. Nondimeno, l'affermazione costante, ripetuta all'infinito in quelle antiche composizioni, riguardava la vita - la vita eterna - che si raggiungeva attraverso la rinascita del faraone sotto forma di stella nella costellazione di Orione. Come il lettore ricorder dal capitolo diciannovesimo (in cui abbiamo paragonato le credenze egizie a quelle dell'antico Messico), figuravano diverse formule che davano esplicitamente voce a questa aspirazione:
Oh Re, tu sei questa Grande Stella, il Compagno di Orione, che attraversa il cielo insieme a Orione... ascendi dall'est del cielo rinnovato alla tua debita stagione, e ringiovanito al tuo debito tempo...949
Sebbene innegabilmente belli, questi pensieri non contenevano nulla di insitamente straordinario, ed era tutt'altro che impossibile attribuirli a un popolo rimasto sempre mezzo selvaggio, secondo il giudizio dell'archeologo francese Gaston Maspero.950 Inoltre, poich Maspero era stato il primo egittologo a entrare nella piramide di Unas,951 ed era considerato una grande autorit per quanto riguardava i Testi, non c'era da sorprendersi se le sue opinioni avrebbero plasmato tutte le reazioni degli accademici a questa letteratura dal momento in cui cominci a pubblicarne le traduzioni nel nono decennio del secolo scorso.952 Maspero (con un piccolo aiuto da parte di uno sciacallo) aveva rivelato i Testi della Piramide al mondo. Da allora in poi, l'influenza dei suoi caratteristici pregiudizi sul passato aveva funzionato da filtro per la conoscenza, inibendo interpretazioni alternative dei passi pi oscuri o sconcertanti. Questo fatto mi sembrava a dir poco infelice. Significava che, nonostante gli enigmi tecnici e scientifici sollevati da monumenti come la Grande Piramide di Giza, gli studiosi avevano ignorato le implicazioni di alcuni straordinari passi dei Testi.
Veniva il sospetto che questi passi fossero tentativi di esprimere complesse immagini tecniche e scientifiche in un idioma del tutto inappropriato. Forse era una coincidenza, ma il risultato sembrava quello che potremmo aspettarci oggi se dovessimo tradurre la Teoria della Relativit di Einstein nell'Inglese di Chaucer oppure descrivere un aereo supersonico con la terminologia del Medio Alto Tedesco.

Frammenti di immagini di una tecnologia perduta?
Si considerino per esempio alcune delle strane attrezzature e gli accessori destinati a essere usati dal faraone durante il viaggio verso la sua dimora eterna tra le stelle:
Gli di che sono nel cielo vengono portati a te, gli di che sono sulla terra si radunano per te, collocano le loro mani sotto di te, fanno una scala per te in modo che tu possa ascendere al cielo, le porte del cielo vengono spalancate per te, le porte del firmamento stellato vengono spalancate per te.953
Il faraone che saliva al cielo era identificato con, e spesso definito, un Osiride. Lo stesso Osiride, come abbiamo visto, era spesso legato e associato alla costellazione di Orione. Si diceva che Osiride-Orione fosse stato il primo ad aver salito la grande scala realizzata dagli di. E diverse espressioni facevano capire chiaramente che quella scala non si stendeva verso l'alto, dalla terra al cielo, bens verso il basso, dal cielo alla terra. Era descritta come una scala di corda954 e si credeva che pendesse da un disco di ferro sospeso nel cielo.955
Mi domandai se ci trovavamo semplicemente davanti ai bizzarri frutti dell'immaginazione di sacerdoti mezzi selvaggi. O forse c'era qualche altra spiegazione per le allusioni di questo tipo?
Nella formula 261, Il Re  una fiamma, che si muove davanti al vento sino alla fine del cielo e sino alla fine della terra... il Re viaggia nell'aria e attraversa la terra... una via per ascendere al cielo viene portata a lui...956
Passando al dialogo, la formula 310 proclamava:
Oh, tu, la cui visione  sul suo viso e la cui visione  nella sua nuca, porta questo a me!
Quale traghetto vuoi che ti venga condotto?
Portami: 'Vola-e-si-posa'.957
La formula 332, probabilmente pronunciata dallo stesso Re, confidava, Sono colui che  fuggito dal serpente attorcigliato, sono asceso in un'esplosione di fuoco dopo essermi girato all'intorno. I due cieli vengono a me.958
E nella formula 669 si chiede: Con che cosa si pu far salire il re in volo?
La risposta fu: Ti sar portata la barca-Hnw [parola in corsivo intraducibile] e il... [lacuna] dell'uccello-hn [parola in corsivo intraducibile]. Con esso volerai su... Volerai su e ti poserai.959
Anche altri passi mi sembravano meritare indagini pi approfondite di quanto non gli avessero dedicato gli studiosi. Ecco alcuni esempi:
Oh, padre mio, grande Re, lo spiraglio della finestra del cielo  stato aperto per te.960
La porta del cielo all'orizzonte si apre per te, gli di sono contenti di incontrarti... Possa tu sedere su questo tuo trono di ferro, come il Grande che  in Eliopoli.961
Oh, Re, possa tu ascendere... Il cielo ondeggia davanti a te, la terra trema davanti a te, le Stelle Imperiture hanno paura di te. Sono venuto a te, oh, tu, i cui seggi sono nascosti, perch possa abbracciarti nel cielo...962
Il cielo parla, la porta del dio della terra  aperta, le porte di Geb sono state aperte per te... Possa tu partire per il cielo sul tuo trono di ferro.963
Oh, padre mio Re, cos  la tua dipartita quando sei dipartito come dio, il tuo viaggio come un essere celeste... stai nelle adunanze segrete dell'orizzonte... e siedi su questo trono di ferro davanti al quale gli di sbalordiscono...964
I ripetuti riferimenti al ferro, sebbene facili da ignorare, erano sconcertanti. Sapevo che il ferro era un metallo raro nell'antico Egitto, soprattutto all'epoca delle piramidi, quando era presumibilmente disponibile solo in forma meteoritica.965 Eppure qui, nei Testi della Piramide, sembrava esserci una sovrabbondanza di ferro: placche di ferro nel cielo, troni di ferro e, in un altro punto, uno scettro di ferro (Formula 665C) e perfino ossa di ferro per il Re (Formule 325, 684 e 723).966
Nell'antica lingua egizia il ferro si chiamava bja, una parola che letteralmente significava metallo del cielo o metallo divino.967 La conoscenza del ferro era quindi considerata un altro dono degli di...

Ricettacoli di una scienza perduta?
Quali altre impronte potevano aver lasciato questi di nei Testi delle Piramidi968
Nelle mie letture - qua e l tra le Formule pi arcaiche - mi ero imbattuto in diverse metafore che sembravano riferirsi al passaggio di epoche precessionali. Queste metafore spiccavano rispetto al resto del materiale perch erano espresse in ci che per me era diventato una terminologia familiare: quella della lingua scientifica arcaica individuata da de Santillana e von Dechend nel Mulino di Amleto.969
Forse il lettore ricorder che un diagramma cosmico dei quattro sostegni del cielo era uno degli strumenti di pensiero comuni impiegati in quell'antica lingua. Il suo scopo era di aiutare a visualizzare le quattro fasce immaginarie concepite per incorniciare, sostenere e definire un et precessionale del mondo. Corrispondevano a quelli che gli astronomi chiamano i coluri equinoziali e solstiziali e si immaginava che scendessero a cerchio gi dal polo nord celeste segnando le quattro costellazioni contro il cui sfondo, per periodi di 2160 anni per volta, il sole sarebbe sorto puntualmente in occasione degli equinozi di primavera e d'autunno, e dei solstizi d'inverno e d'estate.970
A quanto pare, i Testi delle Piramidi contengono diverse versioni di questo diagramma. Inoltre, come spesso accade nei miti preistorici che trasmettono nudi dati astronomici, la simbologia della precessione  intimamente intrecciata a immagini violente di distruzione della terra, quasi a suggerire che la rottura del mulino del cielo, ossia la transizione, ogni 2160 anni, da un'era zodiacale all'altra, in circostanze nefaste potesse avere influssi catastrofici sugli eventi terrestri.
Perci si diceva che
Ra-Atum, il dio che cre se stesso, all'inizio era re sia degli di sia degli uomini, ma l'umanit tram contro la sua sovranit perch cominciava a invecchiare, le sue ossa diventavano argento, la sua carne oro e i suoi capelli [come] lapislazzuli.971
Quando si rese conto di quello che stava succedendo, l'attempato Dio Sole (che tanto ricordava Tonatiuh, il sanguinario Quinto Sole degli aztechi) decise di punire l'insurrezione sterminando gran parte del genere umano. Lo strumento di distruzione che scaten era a volte simboleggiato da una leonessa infuriata che sguazzava nel sangue e a volte dalla terribile dea dalla testa di leone Sekhmet che, eruttava fuoco e attaccava con ferocia l'umanit in preda a un parossismo sterminatore.972
La terribile distruzione continu inesorabile per un lungo periodo. Poi, infine, Ra intervenne per salvare le vite di un residuo, gli antenati dell'attuale umanit. Questo intervento prese la forma di un diluvio che la leonessa lapp avida per poi addormentarsi. Quando si svegli, non era pi interessata a inseguire la distruzione, e la pace discese sul mondo devastato.973
Frattanto Ra aveva deciso di ritirarsi da quello che era rimasto della sua creazione: Mentre vivo il mio cuore  stanco di stare con gli Uomini. Ho continuato a ucciderli [quasi] fino all'ultimo, perci l'[insignificante] residuo non  affar mio...974
Allora il Dio Sole si lev nel cielo sul dorso della dea del cielo Nut, che (in vista della metafora della precessione che stava per prendere forma) si era tramutata in una vacca. Nel giro di pochissimo tempo - in maniera assai analoga all'albero tremante del mulino di Almodhi che girava all'impazzata - la vacca ebbe le vertigini e cominci a traballare e a tremare perch si trovava tanto in alto sopra la terra.975 Quando si lament con Ra di questa precaria condizione, egli ordin: Che mio figlio Shu venga sistemato sotto Nut per fare la guardia per me sui sostegni celesti, che esistono nel crepuscolo. Mettila sopra la tua testa e tienila l.976 Non appena Shu si fu sistemato sotto la vacca stabilizzando il suo corpo, ebbero origine il cielo in alto e la terra in basso. Nello stesso momento, le quattro zampe della vacca, come comment l'egittologo Wallis Budge nel suo studio classico The Gods of the Egyptians, divennero i quattro sostegni del cielo nei quattro punti cardinali.977
Come la maggior parte degli studiosi, comprensibilmente Budge riteneva che i punti cardinali menzionati in questa tradizione dell'antico Egitto avessero connotazioni strettamente terrestri e il cielo non rappresentasse altro che il cielo sopra le nostre teste. Dava per scontato che il punto della metafora fosse di farci immaginare le quattro zampe della vacca collocate ai quattro punti della bussola: nord, sud, est e ovest. Pensava anche - e perfino oggi pochi egittologi gli darebbero torto - che gli ingenui sacerdoti di Eliopoli credessero veramente che il cielo aveva quattro angoli poggiati su quattro zampe e che Shu, il portatore del cielo per eccellenza, se ne stesse immobile come una colonna al centro di tutto l'edificio.978
Tuttavia, reinterpretati alla luce delle scoperte di de Santillana e von Dechend , Shu e le quattro zampe della vacca celeste sembrano piuttosto le componenti di un simbolo scientifico arcaico raffigurante l'armatura di un'et precessionale del mondo: l'asse polare (Shu) e i coluri (le quattro zampe o sostegni che indicano i punti cardinali equinoziali e solstiziali nel giro annuale del sole).
Inoltre, viene la tentazione di chiedersi quale et del mondo fosse segnalata qui...
Visto che c'era una mucca di mezzo poteva trattarsi dell'Era del Toro, anche se gli egizi, come tutti, conoscevano la differenza tra tori e vacche. Ma un contendente molto pi verosimile - se non altro su basi puramente simboliche -  l'era del Leone, dal 10.970 all'8810 circa a.C.979 La ragione  che Sekhmet, l'agente della distruzione dell'Umanit menzionato nel mito, aveva forma leonina. Quale modo migliore di simboleggiare la nascita travagliata della nuova era universale del Leone che raffigurare il suo foriero come un leone rampante, soprattutto dal momento che l'Era del Leone coincideva con il definitivo e feroce scioglimento dell'ultimo Periodo Glaciale, durante il quale numerosissime specie animali di tutta la terra furono estinte in modo repentino e violento.980 L'umanit sopravvisse agli immensi diluvi e terremoti e ai rapidi cambiamenti di clima che si verificarono, ma con tutta probabilit in numeri e in casi assai ridotti.

Il seguito del Sole e l'abitatore di Sirio
Ovviamente la capacit di riconoscere e definire le et precessionali del mondo nei miti implica che gli egizi possedessero un'astronomia pi avanzata e una conoscenza pi raffinata della meccanica del sistema solare di quella finora attribuita a qualsiasi popolazione antica.981 Non vi  dubbio che un sapere di questo calibro, sempre che esistesse davvero, sarebbe stato tenuto in gran conto dagli egizi, i quali l'avrebbero tramandato segretamente da una generazione all'altra. Invero, sarebbe stato annoverato tra i massimi arcani affidati alla custodia dell'elite sacerdotale di Eliopoli, la quale lo avrebbe tramandato per lo pi mediante una tradizione orale iniziatica.982 Se per caso avesse trovato il modo di introdursi nei testi delle Piramidi, non  verosimile che lo avrebbe fatto in una forma velata da metafore e allegorie?
Attraversai a passi lenti il pavimento polveroso della camera funeraria di Unas, notando la pesante immobilit dell'aria e facendo correre lo sguardo sulle sbiadite iscrizioni azzurre e dorate. Espresse in un linguaggio cifrato diversi millenni prima di Copernico e Galileo, alcuni dei brani incisi su quelle pareti sembravano offrire tracce che conducevano alla vera natura eliocentrica del sistema solare.
In uno, per esempio, Ra, il Dio Sole, era descritto assiso su un trono di ferro circondato da di minori che si muovevano incessantemente intorno a lui e, si diceva, erano al suo seguito.983 Analogamente, in un altro passo, il defunto faraone veniva incitato a stare alla testa delle due met del cielo e pesare le parole degli di, i vegliardi, che ruotavano intorno a Ra.984
Se i vegliardi e gli di circostanti che ruotavano intorno a Ra si sarebbero rivelati parte di una terminologia che si riferiva ai pianeti del nostro sistema solare, gli autori originari dei Testi delle Piramidi dovevano avere accesso a dati astronomici straordinariamente avanzati. Dovevano sapere che la terra e i pianeti ruotano intorno al sole e non viceversa.985 Il problema sollevato da questo fatto  che n gli egizi, in nessuna fase della loro storia n tantomeno i loro successori, i greci, o, se  per questo, gli europei fino al Rinascimento potevano, a quel che si ritiene, essere in possesso di dati cosmologici di qualsiasi genere che si accostassero a tali livelli. Perci, come si pu spiegare la sua presenza in componimenti che risalgono all'alba della civilt egizia?
Un altro mistero (che forse  collegato) riguarda la stella Sirio, che gli egizi identificavano con Iside, la sorella e consorte di Osiride nonch madre di Horus. In un passo rivolto a Osiride in persona, i Testi della Piramide affermano:
Tua sorella Iside viene a te gioendo del suo amore per te. Tu la metti sopra di te, il tuo seme entra in lei, e lei rimane gravida come la stella Sept [Sirio, la Stella del Cane]. Horus-Sept scaturisce da te in forma di Horus, abitatore di Sept.986
Va da s che sono possibili molte interpretazioni di questo passo. Tuttavia, quello che mi incurios, era la chiara implicazione che Sirio doveva essere considerato un'entit duplice in qualche modo paragonabile a una donna gravida. Inoltre, dopo la nascita (o scaturigine) di quel bambino, il testo si d una cura particolare di rammentarci che Horus rimase un abitatore di Sept, presumibilmente indicando che rimase vicino alla madre.
Sirio  una stella insolita. Un punto di luce sfavillante particolarmente visibile nei mesi invernali nel cielo notturno dell'emisfero boreale, consiste in un sistema binario di stelle, ossia di fatto , come suggeriscono i Testi delle Piramidi, una duplice entit. La componente principale, Sirio-A,  quella che vediamo. Dall'altra parte, Sirio-B - la stella nana che ruota intorno a Sirio-A -  assolutamente invisibile a occhio nudo. La sua esistenza divenne nota alla scienza occidentale solo nel 1862, quando l'astronomo statunitense Alvin Clark la individu con uno dei telescopi pi grandi e progrediti dell'epoca.987 Come avevano fatto gli scribi che avevano redatto i Testi delle Piramidi a sapere che Sirio era due stelle in una?
Sapevo che in The Sirius Mystery, un importante libro pubblicato nel 1976, l'autore americano Robert Temple aveva proposto alcune straordinarie risposte a questa domanda.988 Il suo saggio si concentrava sulle credenze tradizionali della trib dogon dell'Africa occidentale, credenze in cui la natura binaria di Sirio era descritta esplicitamente e la durata dell'orbita di Sirio-B intorno a Sirio-A veniva correttamente fissata in cinquanta anni.989 Temple sosteneva in maniera convincente che queste informazioni tecniche di alto livello erano state tramandate ai dogon dagli egizi mediante un processo di diffusione culturale, e che dovevamo cercare una risposta al mistero di Sirio presso questi ultimi. Concludeva anche che gli egizi dovevano aver ricevuto quelle informazioni da esseri intelligenti provenienti dalla regione di Sirio.990
Come Temple, avevo cominciato a sospettare che gli elementi pi progrediti e raffinati della scienza egizia avessero un senso solo se considerati parte di un retaggio, ma diversamente da lui, non vedevo alcun motivo pressante per attribuire quel retaggio agli extraterrestri. A mio modo di vedere la conoscenza anomala delle stelle che i sacerdoti di Eliopoli apparentemente possedevano si lasciava spiegare in maniera pi plausibile come il retaggio di una civilt umana perduta che, controcorrente rispetto alla storia, aveva raggiunto un alto livello di progresso tecnologico nell'antichit remota. Ero propenso a credere che la costruzione di uno strumento capace di individuare Sirio-B non fosse del tutto al di sopra dell'ingegnosit degli sconosciuti esploratori e scienziati che avevano realizzato le straordinarie mappe del mondo preistorico esaminate nella Parte I. N quell'impresa avrebbe scoraggiato gli ignoti astronomi e misuratori del tempo che avevano tramandato agli antichi maya un calendario di una complessit stupefacente, un vero e proprio data base dei movimenti dei corpi celesti che poteva solo essere il risultato di migliaia di anni di osservazioni meticolosamente annotate, e di una capacit di maneggiare numeri smisurati apparentemente pi appropriata ai bisogni di una societ tecnologica complessa che non ai membri di un regno primitivo dell'America Centrale.991

Milioni di anni e i movimenti delle stelle
Numeri smisurati comparivano anche nei Testi delle Piramidi, per esempio nella simbolica barca di milioni di anni, in cui si diceva che il Dio Sole navigasse le oscure distese senz'aria dello spazio interstellare.992 Thot, il dio della saggezza (colui che calcola in cielo, conta le stelle, misura la terra) aveva il potere specifico di concedere al faraone defunto una vita di milioni di anni.993 Di Osiride, re dell'eternit, signore dell'immortalit si diceva che attraversasse milioni di anni nella sua vita.994 E numeri come dieci milioni di anni (nonch il pi cervellotico un milione di milioni di anni)995 ricorrevano abbastanza spesso da suggerire che almeno alcuni elementi della cultura dell'antico Egitto si fossero sviluppati a vantaggio di un popolo dalla mentalit scientifica e con una conoscenza tutt'altro che effimera dell'immensit del tempo.
Naturalmente un popolo siffatto avrebbe avuto bisogno di un eccellente calendario, un calendario che potesse agevolare calcoli complessi e precisi. Perci non sorprendeva apprendere che gli egizi, come i maya, avevano posseduto un calendario del genere e che la loro comprensione del suo funzionamento, piuttosto che migliorare con il passare delle epoche sembrava aver subito un declino.996 Veniva la tentazione di vedere in questo fatto la graduale erosione di un bagaglio di conoscenze ereditate tantissimo tempo addietro, un'impressione, questa, rafforzata dagli egizi stessi, i quali non facevano nulla per nascondere di essere convinti di aver ricevuto quel calendario come un retaggio degli di.
Nei capitoli successivi considereremo pi dettagliatamente la possibile identit di quegli di. Chiunque fossero, dovevano aver trascorso gran parte del loro tempo a osservare le stelle accumulando una riserva di informazioni avanzate e specialistiche soprattutto sulla stella Sirio. Un'altra prova a sostegno di questo fatto era costituita dal dono calendaristico pi utile che probabilmente gli di avessero dato agli egizi: il ciclo sotiaco (o siriano).997
Il ciclo sotiaco si basava su ci che in gergo tecnico era chiamato il ritorno periodico del levare eliaco di Sirio, ossia la prima apparizione di questa stella dopo un'assenza periodica, quando all'alba sorge immediatamente prima del sole nella porzione orientale del cielo.998 Nel caso di Sirio l'intervallo tra un tale levare e il successivo ammonta esattamente a 365,25 giorni, un numero armonico dal punto di vista matematico, pi lungo di appena dodici minuti della durata dell'anno solare.999
L'aspetto curioso di Sirio  che delle circa duemila stelle visibili a occhio nudo nel cielo,  l'unica il cui levare eliaco si verifica con questo intervallo esatto e opportunamente tondo di 365 giorni e un quarto, un risultato singolare del suo moto proprio (la velocit del suo movimento attraverso lo spazio) combinato con gli effetti della precessione degli equinozi.1000 Inoltre,  risaputo che il giorno del levare eliaco di Sirio - il giorno di Capodanno secondo il calendario egizio - veniva tradizionalmente calcolato a Eliopoli, dove furono compilati i Testi delle Piramidi, e annunciato in anticipo a tutti gli altri templi maggiori che sorgevano lungo il corso del Nilo.1001
Ricordavo che Sirio era menzionata direttamente nei Testi delle Piramidi con il suo nome dell'Anno Nuovo.1002 Insieme ad altre formule attinenti (per esempio la 6691003), ci confermava che il calendario sotiaco era antico almeno quanto i Testi stessi,1004 e che le sue origini si perdevano tra le nebbie della remota antichit. Perci, il grande enigma  questo: in un periodo tanto lontano, chi poteva essere in possesso del know how necessario per osservare e annotare la coincidenza del periodo di 365,25 giorni e il levare eliaco di Sirio, una coincidenza descritta dal matematico francese R. A. Schwaller de Lubicz come un fenomeno celeste assolutamente eccezionale1005
Non possiamo far altro che riconoscere la grandezza di una scienza capace di scoprire una simile coincidenza. La doppia stella di Sirio fu scelta perch era l'unica a percorrere la distanza necessaria e a muoversi nella direzione giusta sullo sfondo delle altre stelle. Questo fatto, noto per migliaia di anni prima della nostra epoca e poi dimenticato fino a oggi, richiede ovviamente un'osservazione del cielo straordinaria e prolungata.1006
A quanto pare l'Egitto, all'inizio del periodo storico benefici proprio di un retaggio del genere, fatto di lunghi secoli di accurate osservazioni astronomiche e compilazioni di registri scientifici, e che era espresso nei Testi delle Piramidi.
Anche qui si cela un mistero...

Copie o traduzioni?
Nel 1934, anno della sua morte, Wallis Budge, ex Sovrintendente alle Antichit egizie presso il British Museum e autore di un autorevole dizionario dei geroglifici,1007 fece questa franca ammissione:
I Testi delle Piramidi sono pieni di difficolt d'ogni genere. Non si conoscono i significati esatti di un gran numero di parole ivi contenute... Spesso la costruzione della frase impedisce ogni tentativo di traduzione, e quando contiene parole assolutamente sconosciute diventa un enigma insolubile. Sarebbe logico supporre che questi testi venissero frequentemente utilizzati in occasione dei funerali, ma  evidente che furono impiegati in Egitto per un periodo di poco superiore ai cento anni. Perch il loro impiego inizi repentinamente alla fine della quinta dinastia per poi cessare alla fine della sesta  un fatto inspiegabile.1008
La risposta potrebbe essere che erano copie di una letteratura pi antica che Unas, l'ultimo faraone della V dinastia, insieme ad alcuni suoi successori della VI, aveva tentato di immortalare nella pietra nelle camere tombali delle loro piramidi personali? Budge era di questa idea, e a suo avviso le testimonianze indicavano che almeno alcuni dei documenti sorgente erano incredibilmente antichi:
Vari passi provano che gli scribi che redassero le copie su cui si basarono gli incisori delle iscrizioni non capivano quel che scrivevano... L'impressione generale  che i sacerdoti che stilarono le copie presero degli stralci da componimenti diversi di epoche diverse e di contenuti diversi...1009
Tutto questo presupponeva che i documenti sorgente, qualunque fossero, dovevano essere scritti in una forma arcaica della lingua egizia. Tuttavia c'era una possibilit alternativa che Budge non riusc a prendere in considerazione. E se il compito dei sacerdoti fosse stato non solo di copiare del materiale ma anche di tradurre in geroglifici dei testi originariamente stilati in una lingua completamente diversa? Se quella lingua comprendeva una terminologia tecnica e riferimenti a manufatti e a concetti per i quali non esistevano termini equivalenti nella lingua egizia, ci spiegherebbe la strana impressione data da alcune delle formule. Inoltre, se la copiatura e la traduzione dei documenti sorgente originari erano state ultimate alla fine della VI dinastia, era facile capire perch non erano mai pi stati incisi altri Testi delle Piramidi: il progetto era stato interrotto una volta raggiunto lo scopo, ossia di creare un registro geroglifico permanente di una letteratura sacra che gi era decrepita quando Unas sal al trono d'Egitto nel 2356 a.C.

Gli ultimi ricordi scritti del Primo Tempo?
Poich volevamo avvicinarci il pi possibile ad Abido prima che facesse buio, Santha e io decidemmo a malincuore che era ora di rimetterci in viaggio. Anche se inizialmente avevamo intenzione solo di fermarci pochi minuti, la tetra oscurit e le antiche voci della camera funeraria di Unas avevano stordito i nostri sensi ed erano trascorse quasi due ore da quando eravamo arrivati. Abbassandoci lasciammo la tomba e salimmo su per il ripido corridoio fino all'uscita, dove ci fermammo per permettere ai nostri occhi di abituarsi alla forte luce del sole del mattino. Intanto, approfittai per dare un'occhiata alla piramide, talmente malandata e fatiscente che si riconosceva a malapena la sua forma originaria. La muratura interna, ridotta a poco pi di un indefinibile mucchio di macerie, evidentemente era di pessima qualit, e perfino i blocchi di rivestimento - alcuni dei quali erano ancora intatti - non avevano n la rifinitezza n l'accurata fattura riscontrate nelle piramidi pi antiche di Giza.
Era difficile spiegare questo fatto in termini storici convenzionali. Se in Egitto avessero avuto luogo i normali processi evolutivi che governano lo sviluppo delle abilit e delle idee architettoniche, ci si sarebbe aspettati il contrario: la progettazione, la costruzione e l'arte muraria della Piramide di Unas avrebbero dovuto essere superiori a quelle del gruppo di Giza, che, secondo la cronologia ortodossa, era stato costruito circa due secoli prima.1010
Il fatto scomodo che le cose non stavano cos (ossia, che Giza era migliore di Unas e non viceversa) creava sfide difficili per gli egittologi e sollevava domande a cui non erano state trovate risposte soddisfacenti. Per ripetere il problema centrale: ogni elemento delle tre stupefacenti e superbe piramidi di Cheope, Chefren e Micerino rivelava che quegli edifici erano i prodotti finali di un'accumulazione di centinaia, forse migliaia di anni di esperienze architettoniche e ingegneristiche. Ci non era avvalorato dalle prove archeologiche, le quali invece non lasciavano dubbi sul fatto che erano tra le piramidi pi antiche mai costruite in Egitto. In altre parole, non erano i prodotti della fase matura della sperimentazione edilizia con le piramidi di quel paese, bens, fatto anomalo, le creazioni della sua fanciullezza.
C'era anche un altro mistero che andava risolto. Nelle tre grandi piramidi di Giza, la quarta dinastia d'Egitto aveva innalzato dimore dell'eternit, capolavori di pietra senza precedenti n eguali, alti decine di metri, ciascuno con un peso di milioni di tonnellate, che contenevano numerose caratteristiche estremamente progredite. Non furono mai pi costruite piramidi di quel livello. Poco tempo dopo, per, apparentemente sotto le sovrastrutture pi piccole e misere era stata volutamente creata una sorta di raccolta di cimeli: una mostra permanente di copie o traduzioni di documenti arcaici che era, allo stesso tempo, un capolavoro senza precedenti n eguali di arte calligrafica e geroglifica.
In poche parole, al pari delle piramidi di Giza, sembrava che i Testi delle Piramidi fossero apparsi sulla scena all'improvviso senza precedenti visibili, e avessero occupato il centro del palcoscenico per circa cento anni prima di cessare l'attivit, senza mai essere migliorati.
Si pu immaginare che gli antichi re e saggi che avevano organizzato tutto questo sapessero il fatto loro? In tal caso, dovevano avere in mente un piano, e aver voluto che si vedesse un forte legame tra le piramidi di Giza, completamente prive di iscrizioni (ma magnifiche dal punto di vista tecnico), e quelle della V e VI dinastia magnificamente iscritte (ma sciatte dal punto di vista tecnico).
Avevo anche il sospetto che la risposta al problema potesse essere trovata almeno in parte tra le piramidi di Dahshur, localit che passammo un quarto d'ora dopo aver lasciato Saqqara. Era qui che sorgevano le cosiddette Piramidi Inclinata e Rossa. Attribuite a Snefru, il padre di Cheope, questi due monumenti (a detta di tutti molto ben conservati) erano stati chiusi al pubblico parecchi anni fa. Tutt'intorno era stata costruita una base militare e per molto tempo era stato assolutamente impossibile visitarli, sempre...
Mentre continuavamo il nostro viaggio verso sud, tra i colori vivaci di quella giornata di dicembre, fui sopraffatto dalla sensazione irresistibile che la Valle del Nilo fosse stata scena di avvenimenti importanti per l'umanit molto tempo prima dell'inizio della storia scritta. Tutti i ricordi scritti e le tradizioni pi antiche dell'Egitto parlavano di siffatti eventi e li associavano all'epoca in cui sulla terra regnavano gli di: il favoloso Primo Tempo, chiamato Zep Tepi.1011 Ci soffermeremo su questi ricordi nei prossimi due capitoli.

43

ALLA RICERCA DEL PRIMO TEMPO
Ecco come gli egizi descrivevano il Primo Tempo, lo Zep Tepi, l'epoca in cui gli di regnavano nel loro paese: dicevano che era un'et dell'oro1012, nel corso della quale le acque dell'abisso si ritirarono, il buio primordiale fu bandito e l'umanit, emergendo nella luce, ricevette i doni della civilt.1013 Narravano anche di intermediari tra gli di e gli uomini, gli Urshu, una categoria di divinit minori il cui nome significava i Sorveglianti.1014 E conservavano ricordi particolarmente vividi degli stessi di, esseri possenti e bellissimi chiamati i Neteru, che vivevano sulla terra insieme all'umanit ed esercitavano la loro sovranit da Eliopoli e da altri santuari situati lungo le rive del Nilo. Alcuni di questi Neteru erano maschi e altri femmine, ma tutti possedevano una gamma di poteri soprannaturali, tra i quali quello di apparire, a piacere, sotto forma di uomini, donne, animali, uccelli, rettili, alberi e piante. Paradossalmente, le loro parole e opere sembrano riflettere le passioni e le cure umane. Nello stesso modo, sebbene immaginati pi forti e pi intelligenti degli esseri umani, si credeva che in certe circostanze potessero ammalarsi, e perfino morire e rimanere uccisi.1015

Documenti preistorici
Gli archeologi sono fermamente convinti che l'epoca degli di, chiamata dagli egizi il Primo Tempo, non sia altro che un mito. Tuttavia, gli egizi, che probabilmente ne sapevano pi di noi sul loro passato, non erano dello stesso parere. Nei documenti storici che conservavano nei templi pi venerabili figuravano elenchi esaurienti di tutti i re d'Egitto: elenchi che riportavano ogni faraone di ogni dinastia e la cui validit oggi  riconosciuta dagli studiosi.1016 Alcuni di questi elenchi si spingevano ancora pi lontano, risalendo fin oltre l'orizzonte storico della I dinastia per tuffarsi negli abissi insondabili di un'antichit remota e oscura.
Due elenchi di re appartenenti a quest'ultima categoria, sopravvissuti alle offese delle epoche e portati fuori dall'Egitto, sono oggi conservati in musei europei. Pi avanti nel presente capitolo approfondiremo l'esame di questi elenchi, che sono noti rispettivamente come la Pietra di Palermo (risalente alla V dinastia, intorno al venticinquesimo secolo a.C.) e il Papiro di Torino, un documento templare della XIX dinastia scritto in una forma corsiva di geroglifici detta ieratica e risalente al tredicesimo secolo a. C.1017
Inoltre, abbiamo la testimonianza di un sacerdote di Eliopoli di nome Manetone. Nel terzo secolo a.C. questi redasse una storia d'Egitto esauriente e molto apprezzata, la quale conteneva elenchi di re che coprivano l'intero periodo dinastico. Come il Papiro di Torino e la Pietra di Palermo, la storia di Manetone risaliva anche molto pi indietro nel passato per narrare di un'epoca lontana in cui gli di regnavano nella Valle del Nilo.
L'opera di Manetone non ci  pervenuta in forma completa, sebbene, a quanto pare, copie del testo siano circolate addirittura fino al nono secolo d.C.1018 Tuttavia, alcuni frammenti furono fortuitamente preservati negli scritti del cronista ebreo Giuseppe Flavio, (60 d.C.) e di autori cristiani come Africano (300 d.C.), Eusebio di Cesarea (340 d.C.) e Giorgio Sincello (800 d.C.).1019 Questi frammenti, nelle parole del compianto professor Michael Hoffman dell'Universit del South Carolina, forniscono la cornice degli approcci moderni allo studio del passato dell'Egitto.1020
Si tratta di un'affermazione verissima.1021 Tuttavia, gli egittologi sono pronti a utilizzare Manetone solo come fonte per il periodo storico (dinastico) mentre respingono le strane letture che offre della preistoria quando parla della remota et dell'oro del Primo Tempo. Perch nell'affidarci a Manetone dovremmo essere tanto selettivi? Che logica c' ad accettare da lui trenta dinastie storiche e rifiutare tutto quello che ha da dire sulle epoche precedenti? Inoltre, poich sappiamo che la sua cronologia del periodo storico  stata sanzionata dall'archeologia,1022 non sarebbe un po' prematuro da parte nostra desumere che la sua cronologia predinastica sia sbagliata perch gli scavi non hanno ancora prodotto prove che la confermino1023

Di, semidi e spiriti dei morti
Se vogliamo concedere a Manetone la possibilit di difendersi, non abbiamo altra scelta che rivolgerci ai testi in cui sono conservati i frammenti della sua opera. Tra questi, uno dei pi importanti  la versione armena della Chronica di Eusebio di Cesarea. Il libro si apre informandoci che  tratto dalla Storia dell'Egitto di Manetone, che redasse la sua storia in tre libri. Questi trattano degli di, dei semidi, degli spiriti dei morti e dei re mortali che governarono l'Egitto...1024 Citando direttamente Manetone, Eusebio inizia snocciolando un elenco degli di che consiste, essenzialmente, nella familiare enneade di Eliopoli: Ra, Osiride, Iside, Horus, Seth e cos via:1025
Questi furono i primi a governare in Egitto. Successivamente il potere sovrano pass da uno all'altro senza interruzioni... per 13.900 anni... Dopo gli Dei per 1255 anni regnarono i Semidei, e poi ancora un'altra discendenza di re govern per 1817 anni; poi vennero altri trenta re, che regnarono per 1790 anni; e poi ancora dieci re che governarono per 350 anni. Poi segu il governo degli spiriti dei morti... per 5813 anni...1026
La somma di tutti questi periodi d un totale di 24.925 anni e ci porta ben oltre la data biblica della creazione del mondo (intorno al quinto millennio a.C.1027). Lasciando intendere che la cronologia biblica fosse errata, questo fatto metteva in difficolt Eusebio, un commentatore di solida cristianit. Ma, dopo aver riflettuto un po', aggir il problema in modo ispirato: Immagino che l'anno sia un anno lunare, formato, cio, da trenta giorni: ci che noi adesso chiamiamo mese in passato gli egiziani lo utilizzavano per designare un anno...1028
Ovviamente non facevano nulla del genere.1029 Tuttavia, per mezzo di questo gioco di prestigio, Eusebio e altri riuscirono a ridurre il vasto periodo predinastico di quasi 25.000 anni indicato da Manetone a un'accettabile manciata di poco pi di 2000 anni che ben rientra nei 2242 concessi dalla cronologia biblica ortodossa tra Adamo e il Diluvio Universale.1030
Un'altra tecnica per sminuire le scomode implicazioni cronologiche della prova di Manetone  impiegata dal monaco Giorgio Sincello (800 d.C. ca.). Questo commentatore, che si affida interamente all'invettiva, scrive: Manetone, capo sacerdote dei maledetti tempi d'Egitto [ci riferisce] di di mai esistiti. Questi, egli sostiene, regnarono per 11.895 anni...1031
Diversi altri numeri curiosi e contraddittori saltano fuori nei frammenti. In particolare, si dice ripetutamente che Manetone abbia indicato il numero enorme di 36.525 anni per l'intera durata della civilt d'Egitto, dall'epoca degli di sino alla fine della trentesima (e ultima) dinastia di re mortali.1032 Questo numero, naturalmente, comprende i 365,25 giorni dell'anno sotiaco (l'intervallo tra due levate eliacali di Sirio, come esposto nel capitolo precedente). Con tutta probabilit, pi volutamente che per caso, rappresenta anche venticinque cicli di 1460 anni sotiaci, e venticinque cicli di 1461 anni calendaristici (poich il calendario civile dell'antico Egitto si basava su un anno vago di 365 giorni esatti).1033
Qual , ammesso che ce ne sia uno, il significato di tutto questo?  difficile stabilirlo con certezza. Tuttavia, dal guazzabuglio di numeri e interpretazioni un aspetto del messaggio originario di Manetone emerge forte e chiaro. Astraendo da tutto ci che ci  stato insegnato sull'ordinato progresso della storia, quello che egli sembra dirci  che esseri civilizzati (di o uomini che fossero) furono presenti in Egitto per un periodo immensamente lungo prima dell'avvento della prima dinastia intorno al 3100 a.C.

Diodoro Siculo ed Erodoto
In questa asserzione Manetone trova un grande sostegno tra gli autori classici.
Nel primo secolo a.C., per esempio, lo storico greco Diodoro Siculo visit l'Egitto. Egli viene giustamente definito da C.H. Oldfather, il suo traduttore pi recente in lingua inglese, un compilatore acritico che utilizz buone fonti e le riprodusse fedelmente.1034 In parole povere, ci significa che Diodoro non cerc di imporre i propri pregiudizi e preconcetti al materiale raccolto. Perci costituisce una fonte particolarmente preziosa per noi perch tra i suoi informatori c'erano sacerdoti egizi che egli interrog sul misterioso passato del loro paese. Ecco che cosa gli raccontarono:
Dapprincipio gli di e gli eroi governarono l'Egitto per poco meno di diciottomila anni, e l'ultimo degli di a regnare fu Horus, il figlio di Iside... I mortali sono stati re del loro paese, dicono, per meno di 5000 anni...1035
Passiamo acriticamente in rassegna questi numeri e vediamo a quale risultato portano. Diodoro scrisse nel primo secolo a.C. Se da quella data risaliamo i 5000 anni del presunto governo dei re mortali, arriviamo al 5100 a.C. circa. Se ci spingiamo ancora pi indietro, fino all'inizio dell'epoca degli di ed eroi, ci ritroviamo nel 23.100 a.C., quando il mondo era ancora stretto nella morsa dell'ultimo Periodo Glaciale.
Molto tempo prima di Diodoro, l'Egitto fu visitato da un altro storico greco ben pi illustre: il grande Erodoto, vissuto nel quinto secolo a.C. A quanto pare, anche lui frequent i sacerdoti, e anche lui riusc a captare le tradizioni che narravano della presenza di una civilt superiore nella Valle del Nilo in un'imprecisata epoca della remota antichit. Erodoto delinea queste tradizioni che parlano di un immenso periodo preistorico della civilt egizia nel Libro II delle sue Storie. Nello stesso documento ci trasmette anche, senza commenti, una singolare, preziosissima informazione derivata dai sacerdoti di Eliopoli:
In questo periodo di tempo, raccontavano, il sole si svi quattro volte dall'usato suo corso: due volte sarebbe spuntato di l dove ora tramonta; e dove ora sorge, ivi due volte sarebbe tramontato.1036
Che significa?
Secondo il matematico francese Schwaller de Lubicz, ci che Erodoto ci trasmette in questo passo (forse inconsapevolmente)  un riferimento velato e confuso a un periodo di tempo, cio, al tempo che l'alba dell'equinozio di primavera impiega a compiere la precessione contro lo sfondo stellare attraverso un ciclo e mezzo completo dello zodiaco.1037
Come abbiamo visto, il sole equinoziale trascorre approssimativamente 2160 anni in ognuna delle dodici costellazioni zodiacali. Perci, un ciclo completo di precessione degli equinozi si compie in quasi 26.000 anni (12 2160 anni). Ne consegue che un ciclo e mezzo si compie in quasi 39.000 anni (18 2160 anni).
Al tempo di Erodoto all'alba dell'equinozio di primavera il sole sorgeva all'est vero, contro lo sfondo stellare dell'Ariete, mentre la costellazione della Bilancia era in opposizione, trovandosi all'ovest vero, dove il sole sarebbe tramontato dodici ore dopo. Tuttavia, se spostiamo l'orologio della precessione indietro di mezzo ciclo - sei case dello zodiaco o circa 13.000 anni - vediamo che prevale la configurazione opposta: ora il sole primaverile sorge all'est vero nella Bilancia mentre l'Ariete si trova in opposizione all'ovest vero. Andando indietro di altri 13.000 anni, la situazione si capovolge ancora una volta, e il sole di primavera sorge di nuovo in Ariete con la Bilancia in opposizione.
E con questo arriviamo a 26.000 anni prima di Erodoto.
Se poi andiamo indietro di altri 13.000 anni, un altro mezzo ciclo di precessione, fino a 39.000 anni prima di Erodoto, l'alba primaverile torna nella Bilancia, e l'Ariete si trova di nuovo in opposizione.
Il punto nodale  questo: con 39.000 anni abbiamo un arco di tempo durante il quale si pu dire che il sole due volte spunt di l dove ora tramonta, cio, nella Bilancia all'epoca di Erodoto, (e ancora 13.000 e 39.000 anni prima), e dove ora sorge, ivi due volte tramont, cio in Ariete all'epoca di Erodoto (e ancora 13.000 e 39.000 anni prima).1038 Se l'interpretazione di Schwaller  corretta - e ci sono tutte le ragioni per pensarlo - lascia intendere che gli informatori religiosi dello storico greco dovevano avere accesso a registri precisi del moto di precessione del sole risalenti almeno a 39.000 anni prima della loro epoca.

Il Papiro di Torino e la Pietra di Palermo
Il numero di 39.000 anni concorda in modo sorprendente con la testimonianza del Papiro di Torino (uno dei due elenchi superstiti dei re egizi che risale fino ai tempi preistorici precedenti alla I dinastia).
Originariamente parte della collezione del re di Sardegna, il fragile e sgretolato papiro plurimillenario fu spedito in una cassa, senza imballaggio, alla sua attuale dimora del Museo di Torino. Come qualsiasi scolaro avrebbe potuto prevedere, giunse a destinazione ridotto in mille pezzi. Studiosi furono costretti a lavorare per anni per rimettere insieme e cavare un senso dai resti, e raggiunsero ottimi risultati.1039 Tuttavia, fu impossibile ricostruire pi della met del contenuto di questo prezioso documento.1040
Che cosa avremmo potuto apprendere sul Primo Tempo se il Papiro di Torino fosse rimasto intatto?
I frammenti superstiti sono seducenti. In un registro, per esempio, leggiamo i nomi di dieci Neteru, ognuno dei quali  iscritto in un cartiglio (spazio oblungo) in uno stile molto simile a quello adottato in periodi successivi per i re storici dell'Egitto. Erano anche riportati gli anni di regno attribuiti a ciascun Neter, ma la maggior parte di questi numeri manca nel documento danneggiato.1041
In un'altra colonna appare un elenco di re mortali che regnarono nell'alto e nel basso Egitto dopo gli di ma prima della presunta unificazione sotto Menes, il primo faraone della prima dinastia, nel 3100 a.C. Dai frammenti superstiti  possibile stabilire che erano menzionate nove dinastie di questi faraoni predinastici, tra i quali figuravano i Venerabili di Menfi, i Venerabili del Nord e, infine, gli Shemsu Hor (i Compagni, o Seguaci di Horus) che regnarono fino all'epoca di Menes. Le due ultime righe della colonna, che sembrano un riassunto o un inventario, sono particolarmente stimolanti. Dicono: ... Venerabili Shemsu-Hor, 13.420 anni; Regni prima degli Shemsu-Hor, 23.200 anni; totale 36.620 anni.1042
L'altro elenco di re riguardante i tempi preistorici  la Pietra di Palermo, la quale per non porta altrettanto indietro nel passato del Papiro di Torino. I pi antichi dei suoi registri superstiti riportano i regni di centoventi re che regnarono nell'alto e nel basso Egitto nel tardo periodo predinastico, ossia durante i secoli immediatamente precedenti l'unificazione del paese, avvenuta nel 3100 a.C.1043 Anche in questo caso, tuttavia, in realt non abbiamo alcuna idea di quante altre informazioni, magari relative a periodi molto pi antichi, forse erano state originariamente incise su questa enigmatica lastra di basalto, poich neanche questa ci  pervenuta intatta. Dal 1887 il pezzo pi grande  conservato nel Museo di Palermo; un altro pezzo  esposto in Egitto, nel Museo del Cairo, mentre un terzo frammento pi piccolo fa parte della Collezione Petrie presso l'Universit di Londra.1044 Gli archeologi ritengono che questi tre pezzi siano stati staccati dal centro di un monolite che originariamente misurava circa due metri e dieci centimetri di lunghezza per sessanta centimetri di altezza (era poggiato sul lato lungo).1045 Inoltre, come ha osservato un'autorit:
 possibilissimo - addirittura probabile - che esistano molti altri frammenti di questo inestimabile monumento, se solo sapessimo dove cercarli. Cos come stanno le cose, ci troviamo davanti alla seducente consapevolezza che esisteva un registro in cui erano riportati il nome di ogni re del Periodo Arcaico, insieme al numero degli anni del suo regno e gli avvenimenti principali che si verificarono mentre sedeva sul trono. E questi avvenimenti furono annotati durante la quinta dinastia, solo circa settecento anni dopo l'unificazione, sicch il margine di errore sarebbe con tutta probabilit piccolissimo...1046
Il compianto professor Walter Emery, a cui appartengono queste parole, era ovviamente preoccupato per la mancanza di dettagli indispensabili riguardanti il Periodo Arcaico, dal 3200 al 2900 a.C.,1047 che era al centro dei suoi interessi specialistici. Tuttavia, dovremmo anche dedicare un pensiero a ci che una Pietra di Palermo intatta avrebbe potuto dirci di epoche ancora pi antiche, in particolare lo Zep Tepi, l'et dell'oro degli di.
Pi penetriamo nei miti e nelle memorie del lungo passato dell'Egitto, pi ci avviciniamo al favoloso Primo Tempo e, come vedremo, pi strani si fanno i paesaggi che ci circondano.

44

DEI DEL PRIMO TEMPO
Secondo la teologia di Eliopoli, i nove di originari che apparvero in Egitto durante il Primo Tempo erano Ra, Shu, Tefnut, Geb, Nut, Osiride, Iside, Nefti e Seth. La progenie di queste divinit comprendeva figure ben note come Horus e Anubi. Inoltre, erano riconosciuti altri gruppi di di, in particolare a Menfi e a Ermopoli, dove esistevano importanti e antichissimi culti dedicati a Ptah e a Thot.1048 Queste divinit del Primo Tempo erano tutte in un senso o nell'altro di della creazione che avevano plasmato il caos mediante la loro volont divina. Dal caos formarono e popolarono il sacro paese dell'Egitto,1049 dove, per molte migliaia di anni, regnarono tra gli uomini nelle vesti di faraoni divini.1050
Che cos'era il caos?
I sacerdoti di Eliopoli che nel primo secolo a.C. parlarono con lo storico greco Diodoro Siculo, esposero la stimolante indicazione che il caos era un diluvio, identificato da Diodoro con il diluvio che distrusse la terra di Deucalione, l'equivalente greco di No:1051
In generale, dicono che se nel diluvio che si verific al tempo di Deucalione la maggior parte delle creature viventi fu annientata, gli abitanti dell'Egitto meridionale avrebbero avuto pi probabilit di sopravvivere di chiunque altro... O se, come sostengono alcuni, la distruzione delle creature viventi fu totale, e la terra allora gener nuove forme di animali, nondimeno, anche nel caso di un'ipotesi siffatta, la prima genesi delle creature viventi ben si addice a questo paese...1052
Perch mai l'Egitto sarebbe stato tanto fortunato? C'entrava la sua posizione geografica, fu detto a Diodoro, il fatto che le sue regioni meridionali erano molto esposte al calore del sole, e il grande aumento delle precipitazioni che secondo i miti il mondo aveva subito dopo il diluvio universale: Perch quando l'umidit delle abbondanti piogge che caddero tra gli altri popoli si mescol al grande calore che predomina nell'Egitto stesso... l'aria divenne molto ben temperata per la prima generazione di tutte le creature viventi...1053
Fatto curioso,  vero che l'Egitto gode di una posizione geografica speciale: com' risaputo, le linee di latitudine e longitudine che si intersecano nelle immediate vicinanze alla Grande Piramide (30 nord e 31 est) attraversano pi terra emersa di tutte le altre.1054 Altro fatto curioso, alla fine dell'ultimo Periodo Glaciale, mentre milioni di chilometri quadrati di ghiaccio si scioglievano nell'Europa del nord, mentre i crescenti livelli dei mari inondavano regioni costiere di tutto il globo, e l'enorme quantit di umidit in pi immessa nell'atmosfera con l'evaporazione delle distese di ghiaccio veniva scaricata sotto forma di pioggia, l'Egitto benefici per diverse migliaia di anni di un clima eccezionalmente umido e fertile.1055 Non  difficile intuire come un clima siffatto potesse davvero essere ricordato come ben temperato per la prima generazione di tutte le creature viventi.
Perci bisogna chiedersi: da chi vengono le informazioni riguardanti il passato che riceviamo da Diodoro? E la descrizione apparentemente accurata del prospero clima dell'Egitto alla fine dell'ultimo Periodo Glaciale  una coincidenza, oppure questa che ci viene trasmessa  una tradizione estremamente antica, una memoria, forse, del Primo Tempo?

Il respiro del serpente divino
Si credeva che Ra fosse stato il primo re del Primo Tempo, e antichi miti narrano che finch rimase giovane e vigoroso govern pacificamente. Ma gli anni pretesero il loro tributo, e alla fine del suo regno viene descritto come un vecchio malfermo e pieno di rughe con la bocca tremante da cui la bava cola senza posa.1056
Shu succedette a Ra in veste di re sulla terra, ma il suo regno fu ostacolato da complotti e conflitti. Anche se sgomin i suoi nemici alla fine era talmente devastato dalla malattia che perfino i suoi seguaci pi fedeli gli si rivoltarono contro: Stanco di regnare, Shu abdic in favore del proprio figlio Geb e si rifugi nel cielo dopo una terribile tempesta durata nove giorni...1057
Geb, il terzo faraone divino, succedette puntualmente sul trono a Shu. Anche il suo regno fu turbolento e alcuni dei miti che narrano gli avvenimenti riflettono lo strano idioma dei Testi delle Piramidi in cui un vocabolario non tecnico sembra cimentarsi con complesse immagini tecniche e scientifiche. Per esempio, una tradizione particolarmente singolare narra di una scatola d'oro in cui Ra aveva depositato diversi oggetti descritti, rispettivamente, come la sua verga (o bastone), una ciocca dei suoi capelli, e il suo uraeus (un cobra d'oro, ritto e con il cappuccio aperto, che veniva indossato sopra al copricapo reale).1058
Un talismano potente e pericoloso, questa scatola, insieme al suo bizzarro contenuto, rimase chiusa in una fortezza sul confine orientale dell'Egitto fino a moltissimi anni dopo l'ascesa al cielo di Ra. Quando prese il potere, Geb ordin che gli venisse portata e fosse dissigillata al suo cospetto. Nello stesso istante in cui fu aperta, dalla scatola usc una saetta di fuoco (definita il respiro del serpente divino) che incener i compagni di Geb e ustion in modo grave lo stesso re-dio.1059 Viene la tentazione di chiedersi se ci che ci troviamo di fronte non potrebbe essere una descrizione distorta di un congegno difettoso fabbricato dall'uomo: un ricordo confuso, sgomento di uno strumento mostruoso inventato dagli scienziati di una civilt perduta. Siffatte ipotesi estreme acquistano un maggiore peso se ricordiamo che questa non  assolutamente l'unica scatola d'oro del mondo antico che funzionava come una macchina letale e imprevedibile. Presenta diverse analogie del tutto inconfondibili con l'Arca dell'Alleanza ebraica (la quale fulminava anch'essa persone innocenti con saette di fiammeggiante energia, era anch'essa interamente ricoperta d'oro e si diceva contenesse non solo le due tavole dei Dieci Comandamenti ma il vaso d'oro con la manna e il bastone di Aronne).1060
Un esame adeguato delle implicazioni di tutte queste strane e meravigliose scatole (e di altri manufatti tecnologici menzionati nelle tradizioni antiche) esula dalla portata del presente libro. Nel nostro caso in questa sede basti notare che una peculiare atmosfera di stregoneria, pericolosa e semitecnologica, sembra circondare molti degli di dell'Enneade eliopolitana.
Iside, per esempio, (moglie e sorella di Osiride e madre di Horus) odora decisamente di laboratorio scientifico. Secondo il Papiro di Chester Baetty, custodito nel British Museum, era una donna ingegnosa... pi intelligente di tantissimi di... Nulla in cielo o in terra le era sconosciuto.1061 Rinomata per la sua abilit nella pratica della stregoneria e della magia, Iside era ricordata in modo particolare dagli egizi come forte di lingua, ossia disponeva di parole potenti di cui conosceva la pronuncia corretta, e non si inceppava nel parlare, ed era perfetta sia nel dare l'ordine sia nel pronunciare la parola.1062 In breve, la si riteneva capace, per mezzo della sola voce, di piegare la realt e superare le leggi della fisica.
Gli stessi poteri, ma forse in misura maggiore, erano attribuiti al dio della saggezza Thot, il quale sebbene non fosse un membro dell'enneade eliopolitana,  riconosciuto dal Papiro di Torino e da altri antichi documenti come il sesto (o in alcuni casi il settimo) faraone divino d'Egitto.1063 Spesso rappresentato sulle pareti di templi e tombe in forma di ibis, o di un uomo dalla testa di ibis, Thot era venerato come la forza regolatrice responsabile di tutti i calcoli e le annotazioni celesti, il signore e il moltiplicatore del tempo, l'inventore dell'alfabeto e il patrono della magia. Era associato in particolar modo all'astronomia, alla matematica, all'agrimensura e alla geometria, ed era definito colui che fa calcoli nel cielo, che conta le stelle e misura la terra.1064 Era anche considerato una divinit che conosceva i misteri di tutto ci che si cela sotto la volta celeste, e che possedeva l'abilit di conferire saggezza a individui prescelti. Si diceva che avesse trascritto il suo sapere in libri segreti e li avesse nascosti in giro per il mondo, affinch le generazioni future li cercassero ma fossero trovati solo dai degni, i quali avrebbero dovuto utilizzare le loro scoperte per il beneficio dell'umanit.1065
L'aspetto pi spiccato di Thot, quindi, oltre alle sue credenziali come antico scienziato,  il suo ruolo di benefattore e civilizzatore.1066 A questo riguardo ricorda da vicino il suo predecessore Osiride, il sommo dio dei Testi delle Piramidi e il quarto faraone divino d'Egitto il cui nome divenne Sah [Orione], la cui gamba  lunga, e il passo esteso, il Governatore del Paese del Sud...1067

Osiride e i Signori dell'eternit
Di quando in quando menzionato nei testi come neb tem, o maestro universale,1068 Osiride  descritto come un essere umano ma anche sovrumano, sofferente ma allo stesso tempo autoritario. Inoltre, esprime il suo fondamentale dualismo governando in cielo (come costellazione di Orione) e in terra come re in mezzo agli uomini. Al pari di Viracocha nelle Ande e di Quetzalcatl nell'America Centrale,  caratterizzato dalla vaghezza e dal mistero. Come loro,  smisuratamente alto e viene sempre descritto con la barba curva delle divinit.1069 E come loro, sebbene disponga di poteri soprannaturali, evita di ricorrere alla forza ogni volta che  possibile.1070
Nel sedicesimo capitolo abbiamo visto che si credeva che Quetzalcatl, il re-dio dei messicani, avesse lasciato l'America Centrale via mare, allontanandosi su una zattera di serpenti. Ci riesce perci difficile sfuggire a un senso di dj vu quando nel Libro dei morti degli antichi egizi leggiamo che anche la dimora di Osiride poggiava sull'acqua e aveva muri fatti di serpenti vivi.1071 Come minimo, restiamo colpiti dalla convergenza di simbologie che lega questi due di e queste due regioni lontanissime tra loro.
Ma ci sono anche altri evidenti paralleli.
I dettagli principali della storia di Osiride sono stati elencati nei precedenti capitoli e non  il caso di ripeterli. Il lettore ricorder senz'altro che questo dio - ancora una volta come Quetzalcatl e Viracocha - era ricordato soprattutto come un benefattore dell'umanit, un divulgatore di cultura e una grande guida civilizzatrice.1072 Gli si attribuiva, per esempio, l'abolizione del cannibalismo e si diceva che avesse introdotto gli egizi all'agricoltura - in ispecie alla coltivazione del grano e dell'orzo - e di aver insegnato l'arte di forgiare attrezzi agricoli. Poich aveva una particolare predilezione per il buon vino (i miti non dicono dove acquis questa inclinazione), ci tenne a insegnare all'umanit a coltivare la vite, e come vendemmiare l'uva e immagazzinare il vino...1073 Oltre ai doni di benessere che rec ai suoi sudditi, Osiride contribu a distoglierli dai comportamenti orribili e barbarici dando loro un codice di leggi e inaugurando il culto degli di in Egitto.1074
Sistemata ogni cosa, pass il controllo del paese a Iside, lasci l'Egitto per molti anni, e vag in giro per il mondo con l'unica intenzione, come apprese Diodoro,
di visitare tutta la terra abitata e insegnare alla razza degli uomini a coltivare la vite e a seminare il grano e l'orzo; infatti, immaginava che se fosse riuscito a far s che gli uomini rinunciassero allo stato selvaggio e adottassero uno stile di vita raffinato avrebbe ricevuto onori immortali a causa della portata delle sue opere buone...1075
Osiride and dapprima in Etiopia, dove insegn l'agricoltura e l'allevamento del bestiame alle primitive popolazioni di cacciatori-raccoglitori che incontr. Intraprese anche numerose opere ingegneristiche e idrauliche su vasta scala: Costru canali, muniti di chiuse e di regolatori... alz gli argini del fiume e prese precauzioni affinch il Nilo non straripasse...1076 In seguito prosegu verso l'Arabia e di l in India, dove fond numerose citt. Proseguendo in Tracia uccise un re barbarico perch si era rifiutato di adottare il suo sistema di governo. Quest'ultimo era un fatto insolito: in generale, Osiride era ricordato dagli egizi per
non aver mai costretto nessuno a eseguire i suoi ordini, bens ricorrendo alla persuasione gentile e facendo appello alla ragione degli uomini riusc a indurli a praticare quel che predicava. Molti dei suoi saggi consigli erano impartiti ai suoi ascoltatori sotto forma di inni e canti, che venivano cantati con l'accompagnamento di strumenti musicali.1077
Ancora una volta riesce difficile evitare i paralleli con Quetzalcatl e Viracocha. Durante un'epoca di oscurit e caos - con tutta probabilit legata a un diluvio - un dio (o un uomo) barbuto si materializza in Egitto (o in Bolivia, o in Messico). Possiede una gran quantit di abilit pratiche e scientifiche, del tipo associato a civilt mature e altamente sviluppate, che usa disinteressatamente per il beneficio dell'umanit.  per istinto gentile, ma capace all'occorrenza di grande fermezza.  spinto da una forte motivazione a raggiungere lo scopo e, dopo aver fissato il suo quartier generale a Eliopoli (o a Tiahuanaco o a Teotihuacn) parte con un gruppo selezionato di compagni per imporre l'ordine e restaurare l'equilibrio perduto nel mondo.1078
Anche se per il momento evitassimo di cercare una riposta alla domanda se abbiamo a che fare con di oppure con uomini, con frutti della fantasia primitiva oppure con esseri di carne e ossa, rimane il fatto che i miti parlano sempre di una compagnia di civilizzatori: Viracocha ha i suoi compagni, e cos anche Quetzalcatl e Osiride. A volte all'interno di questi gruppi insorgono spietati conflitti, e forse anche lotte per il potere: le battaglie tra Seth e Horus, e tra Tezcatilpoca e Quetzalcatl sono esempi evidenti. Inoltre, sia che gli avvenimenti mitici si svolgano nell'America Centrale, nelle Ande o in Egitto, l'esito  sempre pressoch identico: alla fine il civilizzatore  vittima di un complotto e viene scacciato oppure ucciso.
I miti dicono che Quetzalcatl e Viracocha non tornarono mai pi (sebbene, come abbiamo visto, si attendesse il loro ritorno all'epoca della conquista spagnola). Osiride, invece, torn. Bench fosse stato ucciso da Seth poco dopo il completamento della sua missione universale, volta a far s che gli uomini rinunciassero al loro stato selvaggio, si conquist la vita eterna risorgendo nella costellazione di Orione sotto forma dell'onnipotente dio dei morti. Da allora in poi, giudicando le anime e fornendo un esempio immortale di sovranit responsabile e benevola, domin la religione (e la cultura) dell'antico Egitto per tutto l'arco della sua storia nota.

Una serena stabilit
Chi pu indovinare dove sarebbero potute arrivare le civilt delle Ande e del Messico se anch'esse avessero beneficiato di una potente continuit simbolica come quella? Sotto questo aspetto, tuttavia, l'Egitto costituisce un caso unico. Invero, bench i Testi delle Piramidi e altre fonti arcaiche ammettano che ci fu un periodo di disgregazione e il tentativo di usurpazione da parte di Seth (e dei suoi settantadue cospiratori precessionali), descrivono anche la transizione ai regni di Horus, Thot e dei successivi faraoni divini come relativamente tranquilla e inevitabile.
Questa transizione fu imitata, nell'arco di migliaia di anni, dai re mortali d'Egitto. Dall'inizio alla fine, si considerarono i discendenti diretti e i rappresentanti viventi di Horus, figlio di Osiride. Con il succedersi delle generazioni, si immaginava che ogni faraone deceduto rinascesse nel cielo come un Osiride e ogni successore al trono diventasse un Horus.1079
Questo semplice e raffinato schema fisso era gi pienamente sviluppato e definito all'inizio della prima dinastia, intorno al 3100 a.C.1080 Gli studiosi riconoscono questo fatto, e quasi tutti riconoscono anche che in questo caso ci troviamo davanti una religione altamente sviluppata e sofisticata.1081 Fatto strano, pochissimi egittologi o archeologi si sono chiesti dove e quando prese forma questa religione.
Non costituisce una sfida alla logica immaginare che idee sociali e metafisiche compiute come quelle del culto di Osiride siano saltate fuori pienamente formate nel 3100 a.C., o abbiano potuto assumere una forma tanto perfetta durante i trecento anni che gli egittologi, a volte con riluttanza, concedono a questo processo1082 Deve esserci stato un periodo di sviluppo molto pi lungo, in un arco di diverse migliaia piuttosto che centinaia di anni. Inoltre, come abbiamo visto, ogni testimonianza superstite in cui gli antichi egizi parlano direttamente del proprio passato, afferma che la loro civilizzazione era un retaggio degli di, i quali furono i primi a regnare in Egitto.1083
Le testimonianze mancano di coerenza intrinseca: alcune attribuiscono un'antichit molto maggiore alla civilt egizia di altre. Comunque, tutte fanno chiaramente e fermamente convergere la nostra attenzione su un'epoca molto, molto remota: un momento qualsiasi compreso tra 8000 e quasi 40.000 anni prima della fondazione della I dinastia.
Secondo gli archeologi in Egitto non sono mai stati rinvenuti manufatti concreti che indichino l'esistenza di una civilt evoluta in epoche tanto remote, ma questo non  del tutto vero. Come abbiamo visto nella Parte VI, esiste una manciata di oggetti e costruzioni che non  ancora stata definitivamente datata con mezzi scientifici.
L'antica citt di Abido cela uno dei pi straordinari di questi enigmi senza data...

45

OPERE DEGLI UOMINI E DEGLI DEI
Tra gli innumerevoli templi in rovina dell'antico Egitto, ce n' uno che si distingue non solo per l'ottimo stato di conservazione addirittura (fatto davvero raro!) con il tetto integro, ma anche per la squisita fattura delle vere e proprie distese di splendidi rilievi che ornano i suoi torreggianti muri. Situato ad Abido, a dodici chilometri a ovest del corso del Nilo, questo  il tempio di Seti I, un sovrano dell'illustre XIX dinastia che govern dal 1306 al 1290 a.C.1084
Seti  noto in primo luogo come padre di un figlio famoso: Ramesse II (1290-1224 a.C.), il faraone dell'esodo biblico.1085 Tuttavia, fu di diritto una figura storica di primo piano che condusse grandi campagne militari fuori dai confini dell'Egitto, eresse numerosi magnifici edifici e, con scrupolo e coscienziosit, ne rimise a nuovo e ne restaur molti altri pi antichi.1086 Il suo tempio di Abido, suggestivamente conosciuto come la Casa di Milioni di Anni era dedicato a Osiride,1087 il Signore dell'Eternit di cui nei Testi delle Piramidi si diceva:
Sei andato via, ma tornerai, hai dormito, ma ti sveglierai, sei morto, ma vivrai... Recati al corso d'acqua, risali la corrente... viaggia intorno ad Abido in questa tua forma di spirito che gli di ordinarono ti appartenesse.1088

La corona Atef
Erano le otto del mattino, un'ora piena di luce e fresca a queste latitudini, quando entrai nella silenziosa oscurit del Tempio di Seti I. Alcune sezioni delle pareti erano illuminate dal pavimento con lampadine a basso voltaggio; per il resto l'unica forma di illuminazione era quella progettata all'inizio dagli architetti del faraone: rari, isolati fasci di luce solare che penetravano attraverso le fessure praticate nella muratura esterna come raggi di fulgore divino. Sospesa tra le particelle di pulviscolo che danzavano in quei raggi, e compenetrata nella pesante immobilit dell'aria in mezzo alle grandi colonne che sorreggevano il tetto della Sala Ipostila, era facile immaginare che lo spirito di Osiride fosse ancora presente. Invero, questa non era una semplice fantasia, poich Osiride era fisicamente presente nella sbalorditiva sinfonia di rilievi che decoravano le pareti, rilievi raffiguranti il re civilizzatore di tutti i tempi nel suo ruolo di dio dei morti, insediato sul trono e accompagnato da Iside, la sua bellissima e misteriosa sorella.
In queste scene Osiride indossava una gran variet di corone elaborate che esaminai attentamente mentre passavo da un rilievo all'altro. Corone per molti versi simili a queste erano un elemento importante del guardaroba di tutti i faraoni dell'antico Egitto, se non altro a giudicare dalle testimonianze dei rilievi che li ritraevano. Comunque, fatto strano, in tutti gli anni di intensi lavori di scavo, gli archeologi non avevano trovato un solo esemplare di corona regale, n un semplice frammento, n tantomeno un esemplare dei complicati copricapi cerimoniali associati agli di del Primo Tempo.1089
Di particolare interesse era la corona Atef. Munita di uraeus, il simbolo reale del serpente (che in Messico era un serpente a sonagli, mentre in Egitto era un cobra dal cappuccio pronto a colpire), la parte centrale di questo strano aggeggio era costituita da un esemplare riconoscibile di hedjet, l'elmo da guerra bianco a forma di birillo (anch'esso conosciuto solo dai rilievi). Ai due lati di questa parte centrale s'alzavano quelle che sembravano sottili lamine di metallo, mentre sul davanti c'era un altro arnese formato da due lame ondulate, che gli studiosi di solito descrivono come un paio di corna di montone.1090
In diversi rilievi del Tempio di Seti I, Osiride era raffigurato con indosso la corona Atef, la quale sembrava alta una sessantina di centimetri. Secondo l'antico Libro dei morti egizio, l'aveva ricevuta in dono da Ra: Ma il primissimo giorno in cui la indoss, Osiride ebbe un gran dolore al capo, e quando la sera Ra torn trov Osiride con la testa infiammata e gonfia per il calore della corona Atef. Allora Ra gli fece uscire il pus e il sangue.1091
Tutto questo veniva affermato in modo realistico ma, a pensarci bene, che tipo di corona era mai quella che emanava calore e provocava emorragie e piaghe pustolose nella pelle?

Diciassette secoli di re
Mi inoltrai nell'oscurit pi fitta, e infine riuscii a trovare la Galleria dei Re. Partiva dal margine orientale della Sala Ipostila interna a circa sessanta metri dall'entrata del tempio.
Attraversare quella Galleria era come attraversare nientemeno che il tempo. Sulla parete alla mia sinistra c'era una lista di centoventi di dell'antico Egitto, insieme ai nomi dei loro principali templi. Alla mia destra, su uno spazio di circa tre metri per un metro e ottanta centimetri, erano elencati i settantasei faraoni che avevano preceduto Seti I sul trono; ogni nome era iscritto in geroglifici in un cartiglio ovale.
Quella tavola era conosciuta come l'Elenco dei re di Abido. Risplendente di colori d'oro fuso, era stata realizzata per essere letta da sinistra verso destra ed era divisa in cinque registri verticali e tre orizzontali. Copriva un arco di tempo enorme di quasi 1700 anni, a iniziare dal 3000 a.C. circa con il regno di Menes, il primo re della prima dinastia, per terminare con il regno dello stesso Seti, intorno al 1300 a.C. All'estrema sinistra c'erano due figure squisitamente scolpite in altorilievo: Seti e il figlio giovinetto, il futuro Ramesse II.

Abido.

L'ipogeo
Appartenente alla stessa categoria di documenti storici del Papiro di Torino e della Pietra di Palermo, l'elenco costituiva una testimonianza eloquente della continuit della tradizione. Di quella tradizione era parte integrante la convinzione, o il ricordo, dell'esistenza di un Primo Tempo in un passato molto, molto lontano, quando l'Egitto era governato dagli di. Il pi importante di questi di era Osiride, e quindi, come si conveniva, la Galleria dei Re dava accesso a un secondo corridoio, che conduceva sul retro del tempio dove sorgeva uno splendido edificio, un edificio associato a Osiride fin dai primi documenti scritti dell'Egitto1092 e definito dal geografo greco Strabone (che visit Abido nel primo secolo a.C.) una costruzione eccezionale realizzata in massiccia pietra... [contenente] una sorgente situata a grande profondit, di modo che la si raggiunge scendendo per gallerie dal soffitto a volta costituite da monoliti di eccezionali dimensioni e fattura. Un canale conduce dal grande fiume a quel luogo...1093
Qualche centinaio di anni dopo la visita di Strabone, quando la religione dell'antico Egitto fu soppiantata dal nuovo culto cristiano, il limo del fiume e le sabbie del deserto cominciarono ad accumularsi nell'Osireion, riempiendolo centimetro dopo centimetro, secolo dopo secolo, finch i suoi monoliti verticali e i suoi enormi architravi furono sepolti e dimenticati. E cos rimase, lontano dagli occhi e lontano dal cuore, fino all'inizio del ventesimo secolo, quando gli archeologi Flinders Petrie e Margaret Murray cominciarono gli scavi. Durante la stagione di scavi del 1903 disseppellirono parti di una sala e di un corridoio, situati nel deserto a circa sessanta metri a sud-ovest del Tempio di Seti I e costruiti nel caratteristico stile architettonico della XIX dinastia. Tuttavia, stretti tra questi resti e il retro del tempio, trovarono anche segni inconfondibili della presenza di una grande costruzione sotterranea.1094 Questo ipogeo, scriveva Margaret Murray,  secondo il Professor Petrie il luogo menzionato da Strabone, solitamente chiamato il Pozzo di Strabone.1095 La congettura di Petrie e Murray era esatta. Tuttavia, per mancanza di fondi la loro teoria dell'esistenza di un edificio sepolto fu verificata solo nel corso della stagione di scavi del 1912-13. Allora, sotto la direzione del professor Naville del Fondo egiziano per le Esplorazioni fu sgomberata una lunga camera trasversale, in fondo alla quale, a nord-est, fu trovata una grandissima porta di pietra realizzata con blocchi ciclopici di granito e arenaria.
Durante la stagione successiva, nel 1913-14, Naville e la sua squadra tornarono con seicento aiutanti del luogo e diligentemente sgomberarono l'intero edificio sotterraneo:
Scoprimmo [scriveva Naville] una costruzione gigantesca lunga circa sessanta metri e larga ventidue, eretta con le pietre pi enormi che si siano mai viste in Egitto. Lungo i quattro muri di cinta si aprono delle celle, diciassette in tutto, alte quanto un uomo e senza decorazioni di sorta. L'edificio vero e proprio  suddiviso in tre navate, di cui quella centrale  pi larga rispetto alle laterali; la divisione  fatta da due colonnati costituiti da enormi monoliti di granito che sostengono architravi di analoghe proporzioni.1096
Naville comment alquanto sconcertato un blocco che gli capit di misurare nell'angolo della navata settentrionale dell'edificio, un blocco della lunghezza di oltre sette metri e mezzo.1097 Ugualmente sorprendente era il fatto che le celle scavate nei muri di cinta non avevano pavimento ma, come si scopr proseguendo gli scavi verso il basso, erano piene di sabbia e terra sempre pi bagnate:
Le celle sono collegate da uno stretto aggetto largo tra sessanta e novanta centimetri; anche dalla parte opposta della navata c' un aggetto, ma niente che assomigli a un pavimento, e scavando fino a una profondit di tre metri e mezzo trovammo delle infiltrazioni d'acqua. Neanche sotto la grande porta c' un pavimento, e quando era lam-bita dall'acqua probabilmente si raggiungevano le celle con una picco-la barca.1098

Il pi antico edificio in pietra d'Egitto
Acqua, acqua ogni dove: questo sembrava il tema dell'Osireion, che sorgeva sul fondo dell'enorme cratere scavato da Naville e dai suoi operai nel 1914. Si trovava a una quindicina di metri sotto il pavimento del tempio di Seti I, quasi a livello con la superficie freatica, e vi si accedeva per una scala moderna che descriveva una curva verso sud-est. Dopo essere sceso per quella scala, passai sotto i giganteschi architravi di pietra della porta descritti da Naville (e da Strabone) e percorsi una passerella (anch'essa moderna) che mi condusse a un grande plinto di arenaria.
Lungo circa due metri e mezzo e largo un metro e venti centimetri, questo plinto era costituito da enormi lastre di pietra ed era completamente circondato dall'acqua. Al centro del suo lungo asse erano state scavate due vasche, una rettangolare e l'altra quadrata, e a ciascuna estremit una scala portava a una profondit di circa tre metri e mezzo sotto il livello dell'acqua. Il plinto sorreggeva anche i due massicci colonnati che Naville aveva menzionato nella sua relazione, ciascuno dei quali consisteva in cinque tozzi monoliti di granito rosa, larghi circa due metri e quaranta centimetri, alti tre metri e sessanta e con un peso medio di circa cento tonnellate.1099 Le cime di queste enormi colonne erano sormontate da aggetti di granito, e appariva evidente che un tempo tutto l'edificio era coperto da una serie di lastroni monolitici ancora pi grandi.1100

Pianta dell'Osireion.
Per farmi un'idea precisa della struttura dell'Osireion, mi fu utile immaginare di trovarmi direttamente sopra l'edificio, in modo da poterlo guardare dall'alto. Questo esercizio fu facilitato dall'assenza del tetto originario che permetteva di immaginare la sezione orizzontale dell'intera costruzione. Fui anche aiutato dal fatto che ormai l'acqua, infiltrandosi, aveva riempito tutte le vasche, le celle e i canali dell'edificio fino a qualche centimetro sotto il margine del plinto centrale, come apparentemente era nelle intenzioni di coloro che l'avevano progettato.1101
Guardando gi in questo modo, si vedeva subito chiaramente che il plinto formava un'isola rettangolare, circondata su tutti e quattro i lati da un fossato pieno d'acqua largo circa tre metri. Il fossato era racchiuso da un immenso muro di cinta rettangolare, spesso ben sei metri1102 fatto di grandissimi blocchi di arenaria rossa disposti come tante tessere poligonali di un puzzle. Nell'enorme spessore di questo muro erano ricavate le diciassette celle menzionate nella relazione di Naville. Ce ne erano sei a est, sei a ovest, due a sud e tre a nord. Di fronte alle tre celle settentrionali c'era una lunga camera trasversale, con il soffitto e le pareti di pietra calcarea. Una camera trasversale simile, anch'essa di calcare ma senza pi il tetto integro, si trovava immediatamente a sud della grande porta. Infine, l'intera costruzione era circondata da un muro esterno di pietra calcarea, il quale completava cos la serie di rettangoli infilati gli uni negli altri, ossia, procedendo dall'esterno verso l'interno: muro, muro, fossato, plinto.

Ricostruzione dell'Osireion.
Un'altra caratteristica notevole e davvero eccezionale dell'Osireion consisteva nel fatto che non era nemmeno approssimativamente allineato rispetto ai punti cardinali. Invece, come il Viale dei Morti di Teotihuacn in Messico, era orientato a est rispetto al nord vero. Poich l'antico Egitto era una civilt sia capace sia di norma abituata a stabilire allineamenti precisi per i suoi edifici, mi sembrava improbabile che il suo orientamento apparentemente sghembo fosse casuale. Inoltre, sebbene pi alto di quindici metri, il Tempio di Seti I era orientato esattamente lungo lo stesso asse, e ancora una volta non per caso. Il punto era: quale dei due era l'edificio pi antico? L'asse dell'Osireion era stato predeterminato da quello del tempio o viceversa? Su questa questione, come venni a sapere, in passato era imperversata una grande controversia, ormai gi dimenticata. In una discussione sotto molti aspetti simile a quella riguardante la Sfinge e il Tempio della Valle di Giza, eminenti archeologi avevano all'inizio sostenuto che l'Osireion era un edificio davvero antichissimo, un'opinione, questa, espressa dal professor Naville sul Times di Londra il 17 marzo 1914:
Questo monumento solleva diverse questioni importanti. Per quanto riguarda la datazione, la sua grande somiglianza con il Tempio della Sfinge [come era chiamato allora il Tempio della Valle] rivela che risale alla stessa epoca, quando si costruiva con pietre enormi senza alcuna decorazione. Si tratta di una caratteristica dell'architettura egizia pi antica. Dovrei addirittura dire che potremmo definirlo il pi antico edificio in pietra d'Egitto.1103
Dichiarandosi intimidito dalla magnificenza e severa semplicit della sala centrale del monumento, con i suoi straordinari monoliti di granito, e dalla potenza di quegli antichi, capaci di portare da luoghi lontani e di spostare blocchi tanto giganteschi, Naville propose un'ipotesi riguardo alla probabile destinazione d'uso originaria dell'Osireion. Evidentemente questa enorme costruzione era una grande cisterna dove l'acqua veniva immagazzinata quando il livello del Nilo era alto...  curioso che quello che potremmo considerare un inizio dell'architettura non  n un tempio n una tomba, bens una gigantesca vasca, un acquedotto...1104
Un fatto davvero curioso, e ben degno di essere studiato pi a fondo, una cosa che Naville sperava di fare la stagione successiva. Purtroppo sopravvenne la Prima Guerra mondiale e per diversi anni in Egitto non si poterono pi fare scavi archeologici. Di conseguenza, solo nel 1925 il Fondo egiziano per le Esplorazioni riusc a mandare un'altra spedizione, che non era guidata da Naville, bens da un giovane egittologo di nome Henry Frankfort.

I fatti di Frankfort
Destinato a godere in seguito di grande prestigio e credito come professore di Antichit Preclassiche presso l'Universit di Londra, tra il 1925 e il 1930 Frankfort trascorse diverse stagioni di scavi consecutive risgomberando e portando completamente alla luce l'Osireion. Nel corso di questi lavori fece alcune scoperte che, per quanto lo riguardava, fissavano la datazione dell'edificio:
1  Un incastro a coda di rondine di granito sistemato in alto a sinistra dell'ingresso principale della sala centrale, su cui era inciso il cartiglio di Seti I.
2  Un altro incastro a coda di rondine simile sistemato all'interno del muro orientale della sala centrale.
3  Scene e iscrizioni astronomiche di Seti I scolpite in rilievo sul soffitto della camera trasversale settentrionale.
4  I resti di scene simili nella camera trasversale meridionale.
5  Un ostrakon (frammento di terracotta) trovato nel corridoio d'ingresso recante la scritta Seti  al servizio di Osiride.1105
Il lettore ricorder il comportamento irriflessivo che indusse gli studiosi a cambiare di punto in bianco parere riguardo all'antichit della Sfinge e del Tempio della Valle (a causa della scoperta di alcune statue e di un unico cartiglio che sembravano in qualche modo collegati con Chefren). Le scoperte di Frankfort ad Abido determinarono un voltafaccia simile riguardo all'antichit dell'Osireion. Nel 1914 era il pi antico edificio in pietra d'Egitto. Nel 1933 fu catapultato in avanti nel tempo fino all'epoca del regno di Seti I - intorno al 1300 a.C. - e ora si credeva che fosse il suo cenotafio.1106
Nell'arco di un decennio, i comuni testi di egittologia cominciarono a riportare l'attribuzione a Seti come se fosse un dato di fatto, verificabile mediante l'esperienza o l'osservazione. Invece, non  un dato di fatto, bens semplicemente l'interpretazione di Frankfort delle proprie scoperte.
Gli unici dati di fatto sono che alcune iscrizioni e decorazioni lasciate da Seti appaiono in un'altra costruzione altrimenti completamente anonima. Una spiegazione plausibile di ci  che la costruzione sia opera di Seti, come propose Frankfort. L'altra possibilit  che gli incerti e rari esempi di decorazioni, cartigli e iscrizioni trovati da Frankfort siano stati collocati nell'Osireion in occasione di un'opera di ripristino e di riparazione intrapresa all'epoca di Seti (sottintendendo che l'edificio era antico gi allora, come avevano proposto Naville e altri).
Quali sono i pregi di queste proposte contraddittorie che identificano l'Osireion come a) l'edificio pi antico d'Egitto, e b) una costruzione relativamente tarda del Nuovo Regno?
La proposta b - secondo cui  il cenotafio di Seti I -  l'unica attribuzione accettata dagli egittologi. A un esame attento, per, si scopre che poggia sulla prova indiziaria dei cartigli e delle iscrizioni, i quali non dimostrano nulla. Invero, questa prova sembra contraddire in parte la tesi di Frankfort. L'ostrakon che reca la scritta Seti  al servizio di Osiride pi che un elogio delle opere di un costruttore sembra l'elogio di un restauratore che aveva ripristinato e forse ampliato un'antica costruzione identificata con il dio del Primo Tempo Osiride.  stata tralasciata anche un'altra strana questioncella. Le camere trasversali a nord e a sud, che contengono le dettagliate decorazioni e iscrizioni di Seti I, si trovano al di fuori del muro di cinta spesso sessanta centimetri che in modo tanto adamantino delimita l'enorme, spoglio nucleo megalitico dell'edificio. Questo particolare ha fatto nascere nella mente di Naville il ragionevole sospetto (anche se Frankfort scelse di ignorarlo) che le due camere in questione non fossero contemporanee al resto della costruzione ma fossero state aggiunte molto tempo dopo, sotto il regno di Seti I, probabilmente quando costru il proprio tempio.1107
Per farla breve, quindi, tutti gli elementi della proposta b si basano in un modo o nell'altro sull'interpretazione, non necessariamente infallibile, di Frankfort di vari pezzi e frammenti di prove forse intrusive.
La proposta a - secondo cui l'edificio centrale dell'Osireion era stato costruito millenni prima dell'epoca di Seti I - si fonda sulla qualit dell'architettura vera e propria. Come osserv Naville, la somiglianza dell'Osireion con il Tempio della Valle di Giza dimostrava che apparteneva alla stessa epoca, quando si costruiva con pietre enormi. Analogamente, sino alla fine dei suoi giorni, Margaret Murray rimase convinta che l'Osireion non fosse affatto un cenotafio (tantomeno il cenotafio di Seti). Secondo la studiosa:
Fu eretto per la celebrazione dei misteri di Osiride, e finora  unico tra tutti gli edifici superstiti d'Egitto.  chiaramente arcaico, poich i grandi blocchi con cui  costruito appartengono allo stile dell'Antico Regno; anche la semplicit della costruzione vera e propria la fa risalire a quell'epoca remota. Le decorazioni furono aggiunte da Seti I, il quale ne rivendic cos la costruzione, ma vista la frequenza con cui i faraoni avocavano a s le opere dei predecessori apponendovi il proprio nome, questo fatto non ha grande importanza. Sono lo stile dell'edificio, il tipo di muratura, la lavorazione della pietra e non il nome di un re, a datare una costruzione in Egitto.1108
Questo era un monito che Frankfort avrebbe fatto meglio a prendere in maggiore considerazione, perch, come osserv preoccupato a proposito del suo cenotafio, bisogna ammettere che non si conosce nessun altro edificio simile appartenente alla XIX dinastia.1109
Invero, non  solo una questione di XIX dinastia. A parte il Tempio della Valle e altre costruzioni ciclopiche dell'altopiano di Giza, non si conosce alcun edificio appartenente a qualsiasi epoca della lunga storia dell'Egitto che ricordi anche solo lontanamente l'Osireion. Questa manciata di costruzioni presumibilmente risalenti all'Antico Regno ed erette con megaliti giganteschi, sembra costituire una categoria a s stante. Pi che assomigliare a qualsiasi altro stile architettonico conosciuto, queste costruzioni si assomigliano le une alle altre e in tutti i casi la loro identit  dubbia.
Non  proprio questo che ci si aspetterebbe nel caso di edifici non eretti da faraoni storici, bens risalenti a tempi preistorici? Questo fatto non spiega forse il modo misterioso in cui la Sfinge e il Tempio della Valle, e ora anche l'Osireion, sembrano essere stati vagamente associati ai nomi di particolari faraoni (Chefren e Seti I), senza mai cedere la bench minima traccia a riprova chiara e inequivocabile che quei faraoni eressero le suddette costruzioni? I tenui collegamenti non sono forse molto pi indicativi dell'opera di restauratori intenzionati a legare il proprio nome a monumenti antichi e venerabili che non degli architetti originari di quegli stessi monumenti, chiunque potessero essere e in qualunque epoca fossero vissuti?

Facendo vela su mari di sabbia e tempo
Prima di lasciare Abido, volevo rievocare un altro enigma. Era sepolto nel deserto, a circa un chilometro a nord-ovest dell'Osireion, oltre una distesa di sabbia cosparsa di tumuli tondeggianti e disordinati di antichi cimiteri.
Secondo la tradizione, in questi cimiteri, molti dei quali risalivano a lontani tempi dinastici e predinastici, gli di-sciacalli Anubi e Upuaut avevano regnato incontrastati. Apritori della via, guardiani degli spiriti dei morti, avevano avuto, a quanto mi risultava, un ruolo primario nei misteri di Osiride che venivano rappresentati ogni anno ad Abido, apparentemente per tutto l'arco della storia dell'antico Egitto.
Avevo l'impressione che in un certo senso facessero ancora la guardia a quei misteri. Infatti, che cos'era l'Osireion se non un enorme mistero irrisolto che meritava uno studio pi approfondito di quanto non gli avessero dedicato gli studiosi, il cui compito  proprio di occuparsi di simili questioni? E che cos'era la sepoltura nel deserto di dodici navigli d'alto mare dalle prue affusolate, se non anch'essa un mistero che reclamava a gran voce una soluzione?
Stavo attraversando i cimiteri degli di-sciacalli proprio per andare a vedere il sepolcro di quelle imbarcazioni:
The Guardian, Londra, 21 dicembre 1991:  stata rinvenuta una flotta di navi reali risalenti a cinquemila anni fa sepolta a tredici chilometri dal Nilo. Un gruppo di archeologi americani e inglesi ha scoperto le dodici grandi imbarcazioni di legno ad Abido... Esperti hanno detto che le navi - lunghe tra i quindici e i quindici metri e mezzo - risalgono a circa cinquemila anni fa, e quindi sono le navi reali egizie pi antiche in assoluto, e tra le imbarcazioni pi antiche mai rinvenute in qualsiasi luogo... Gli esperti sostengono che probabilmente le navi, scoperte lo scorso settembre, erano destinate a usi funebri, per trasportare le anime dei faraoni. Non ci saremmo mai aspettati di scoprire una simile flotta, soprattutto cos lontano dal Nilo, ha dichiarato David O'Connor, il capospedizione e conservatore della Sezione Egizia del Museo Universitario dell'Universit della Pennsylvania...1110
Le imbarcazioni erano sepolte all'ombra di un gigantesco recinto di mattoni di fango, ritenuto il tempio funebre di un faraone della seconda dinastia di nome Khasekhemwy, che aveva regnato in Egitto nel ventisettesimo secolo a.C.1111 Tuttavia, O'Connor era sicuro che non fossero direttamente legate a Khasekhemwy, ma piuttosto al vicino (e in gran parte distrutto) recinto di culto funebre costruito dal faraone Djer all'inizio della prima dinastia.  improbabile che le fosse delle imbarcazioni risalgano a tempi ancora pi antichi, ed effettivamente potrebbero essere state realizzate per Djer, ma questo rimane da provare.1112
Un'improvvisa forte raffica di vento spazz il deserto, sparpagliando coltri di sabbia. Mi riparai per un po' dietro gli imponenti muri del recinto di Khasekhemwy, vicino al punto in cui gli archeologi dell'Universit di Pennsylvania avevano, per legittimi motivi di sicurezza, risepolto le dodici misteriose imbarcazioni che avevano trovato per caso nel 1991. Avevano sperato di tornare nel 1992 per riprendere gli scavi, ma c'erano stati diversi intoppi e, nel 1993, i lavori di scavo erano stati ancora rinviati.
Nel corso delle mie ricerche O'Connor mi aveva mandato la relazione ufficiale della stagione 1991,1113 accennando en passant che probabilmente alcune delle imbarcazioni erano lunghe addirittura ventidue metri.1114 Rilev anche che le fosse di mattoni a forma di imbarcazione in cui erano custodite, le quali agli inizi del periodo dinastico dovevano elevarsi di un bel pezzo al di sopra del livello del deserto circostante, quando erano nuove dovevano fare un effetto davvero straordinario:
Originariamente ciascuna fossa era coperta di malta di fango e imbiancata, cosicch dovevano dare l'impressione di dodici (o pi) enormi barche ancorate nel bel mezzo del deserto, che scintillavano sotto il sole egiziano. L'idea che fossero ormeggiate era presa talmente sul serio che vicino alla prua o alla poppa di diverse fosse fu trovato un piccolo masso di forma irregolare. Quei massi non potevano essere l per opera della natura o del caso; la loro posizione sembra voluta, non accidentale. Possiamo considerarli ancore destinate a facilitare l'ormeggio delle imbarcazioni.1115
Come nel caso del vascello d'alto mare lungo quarantadue metri e sessanta centimetri trovato sepolto accanto alla Grande Piramide di Giza (vedi capitolo trentunesimo), una cosa appariva subito chiara riguardo alle imbarcazioni di Abido: progettate in maniera superba, erano capaci di reggere le onde pi violente e il peggior mare aperto. Secondo Cheryl Haldane, un'archeologa nautica della A-and-M University del Texas, rivelavano un alto livello tecnologico misto a grazia.1116 Quindi, proprio come la nave della Piramide, (ma almeno cinquecento anni prima) la flotta di Abido sembrava indicare che un popolo in grado di attingere dalle esperienze accumulate durante una lunga tradizione di navigazione fosse stato presente in Egitto fin dai primordi dei suoi tremila anni di storia. Inoltre, sapevo che i dipinti murali pi antichi trovati nella Valle del Nilo, risalenti forse addirittura a millecinquecento anni prima del sotterramento della flotta di Abido (intorno al 4500 a.C.), raffiguravano gli stessi vascelli lunghi, agili e dalle prue affusolate in movimento.1117
Era possibile che una razza di antichi ed esperti navigatori fosse entrata in contatto con gli abitanti indigeni della Valle del Nilo in qualche periodo indeterminato prima dell'inizio ufficiale della storia, intorno al 3000 a.C.? Non si spiegherebbe forse cos l'ossessione curiosa e paradossale - ma comunque duratura - dell'Egitto delle navi nel deserto (e i riferimenti dei testi delle Piramidi a quelle che sembravano navi sofisticate, compresa una lunga, a quel che si diceva, pi di seicento metri)1118
Mentre avanzavo queste congetture, non dubitavo del fatto che nell'antico Egitto esistesse un simbolismo secondo il quale, come gli studiosi non si stancavano mai di ripetere, le navi erano destinate a essere ricettacoli dell'anima del faraone. Tuttavia quel simbolismo non risolveva il problema sollevato dall'alto livello dei risultati tecnologici che caratterizzavano le navi sepolte; per mettere a punto progetti evoluti e raffinati ci volevano lunghi periodi di tempo. Non valeva la pena esaminare la possibilit - magari solo per escluderla - che i vascelli di Giza e di Abido facessero parte di un retaggio culturale, non di un popolo agricolo amante della terra, stanziato lungo le rive di un fiume, come gli indigeni egizi, bens di una progredita nazione marinara?
Si poteva immaginare che siffatti navigatori fossero marinai che sapevano come fissare una rotta seguendo le stelle e forse avevano sviluppato le abilit necessarie per tracciare accurate mappe e carte marittime degli oceani che avevano solcato.
Era possibile che fossero anche architetti e muratori il cui mezzo caratteristico era costituito da blocchi megalitici poligonali come quelli del Tempio della Valle e dell'Osireion?
Ed era in qualche modo possibile associarli ai leggendari di del Primo Tempo che, come si diceva, avevano portato all'Egitto non solo la civilt, l'astronomia, l'architettura, la conoscenza della matematica e la scrittura, ma una gran quantit di altre abilit e doni utili, di cui il pi straordinario e importante in assoluto era il dono dell'agricoltura?
Esistono tracce di un'epoca incredibilmente remota di progresso e sperimentazione agricola nella Valle del Nilo verso la fine dell'ultimo Periodo Glaciale dell'emisfero boreale. Le caratteristiche di questo grande balzo in avanti egiziano fanno pensare che pu essere stato solamente la conseguenza dell'influsso di nuove idee provenienti da una fonte non ancora identificata.

46

L'UNDICESIMO MILLENNIO A.C.
Se non fosse per la vigorosa mitologia di Osiride, e se questa divinit civilizzatrice, scientifica e legislatrice non venisse ricordata soprattutto per aver introdotto le culture addomesticate nella Valle del Nilo nella remota e favolosa epoca conosciuta come il Primo Tempo, probabilmente non si guarderebbe con particolare interesse al fatto che a un certo punto tra il 13.000 e il 10.000 a.C. l'Egitto visse per un periodo quello che  stato definito uno sviluppo agricolo precoce, forse la prima rivoluzione agricola in assoluto identificata con certezza dagli storici.1119
Come abbiamo visto nei capitoli precedenti, fonti come la Pietra di Palermo, Manetone e il Papiro dei re di Torino contengono cronologie differenti e a volte contraddittorie. Tuttavia, tutte queste cronologie concordano nel far risalire a un'epoca antichissima il Primo Tempo di Osiride: l'et dell'oro in cui si credeva che gli di avessero regnato in Egitto. Inoltre, le fonti rivelano una convergenza singolare nella particolare importanza che attribuiscono all'undicesimo millennio a.C.,1120 l'era precessionale del Leone in cui le grandi calotte glaciali dell'emisfero boreale subirono il definitivo, feroce disgelo.
Forse per coincidenza, testimonianze portate alla luce gi negli anni Settanta da geologi, archeologi e studiosi di preistoria come Michael Hoffman, Fekri Hassan e il professor Fred Wendorff hanno confermato che l'undicesimo millennio a.C. fu davvero un periodo importante della preistoria egiziana, durante il quale immense e devastanti inondazioni si abbatterono ripetutamente sulla Valle del Nilo.1121 Fekri Hassan ha avanzato l'ipotesi che questa prolungata serie di catastrofi naturali, la quale sub un crescendo intorno al 10.500 a.C. o immediatamente dopo (e continu a verificarsi periodicamente fino al 9000 a.C. circa) possa aver determinato la fine della precoce sperimentazione agricola.1122
A ogni modo, quella sperimentazione ebbe davvero termine (qualunque ne fosse il motivo), e a quanto pare non fu pi ripresa per almeno altri cinquemila anni.1123

Calcio d'avvio
La cosiddetta rivoluzione agricola paleolitica ha un che di misterioso. Qui di seguito riportiamo dai testi classici (Egypt before The Pharaohs di Hoffman e Prehistory of the Nile Valley di Schild) alcuni dati chiave delle poche informazioni disponibili su quel grande balzo in avanti che si verific in maniera tanto inspiegabile verso la fine dell'ultimo Periodo Glaciale:
1  Poco dopo il 13.000 a.C., mole e lame di falce dai tagli lucidi e brillanti (dovuti all'aderenza di silice degli steli tagliati alla punta affilata della falce) compaiono tra gli arnesi da lavoro del tardo Paleolitico...  chiaro che le mole venivano utilizzate nella preparazione di cibo vegetale...1124
2  Proprio in questo periodo, in molte localit situate lungo il fiume, il pesce cess di essere un'importante fonte alimentare e divenne trascurabile, come emerge dall'assenza di resti di pesci: Il declino della pesca come fonte di cibo  legato alla comparsa di una nuova risorsa alimentare rappresentata da cereali macinati. Dal polline associato si evince che con tutta probabilit il cereale in questione era l'orzo e, fatto significativo, questo grande polline di graminacea, ipoteticamente identificato con l'orzo, fa un'apparizione improvvisa nel profilo pollinico nel periodo immediatamente precedente l'epoca in cui i primi insediamenti si stabilirono in questa zona...1125
3  Altrettanto spettacolare della nascita nel tardo Paleolitico della protoagricoltura nella Valle del Nilo fu evidentemente la sua precipitosa fine. Nessuno sa esattamente perch, ma dopo il 10.500 a.C. le antiche lame di falce e la macinatura scompaiono per essere rimpiazzate in tutto l'Egitto da popolazioni epipaleolitiche di cacciatori, pescatori e raccoglitori che usavano strumenti di pietra.1126
Per quanto scarse, le prove presentano implicazioni generali molto chiare: l'Egitto visse un'et dell'oro di abbondanza agricola che ebbe inizio intorno al 13.000 a.C. e fu interrotta bruscamente intorno alla met dell'undicesimo millennio a.C. A quanto pare, l'avvio del processo ebbe luogo con l'introduzione nella Valle del Nilo di orzo gi addomesticato, seguita subito dopo dall'insediamento di numerose popolazioni agricole che sfruttarono la nuova risorsa. Gli insediamenti erano attrezzati di arnesi e accessori agricoli semplici ma estremamente efficaci. Dopo l'undicesimo millennio a.C., per, si verific una prolungata ricaduta in modi di vita pi primitivi.
L'immaginazione tende a vagare a ruota libera su dati siffatti alla ricerca di una spiegazione, e tutte le spiegazioni di questa natura non possono essere che congetture. Quel che  certo  che da nessuna delle testimonianze emerge che la rivoluzione agricola egizia potesse essere un'iniziativa locale. Al contrario, ha tutte le caratteristiche del trapianto. Dopo tutto un trapianto appare all'improvviso, e pu essere scartato con la stessa velocit se le condizioni cambiano, proprio come l'agricoltura stanziale sembra essere stata respinta nell'antico Egitto dopo le grandi inondazioni del Nilo dell'undicesimo millennio a.C.

Cambiamento del clima
Com'era il tempo a quell'epoca?
Nei capitoli precedenti abbiamo rilevato che il Sahara, un deserto relativamente recente, fino al decimo millennio a.C. circa era una savana verdeggiante; questa savana, ravvivata da laghi e strapiena di selvaggina, occupava gran parte dell'alto Egitto. Pi a nord, la zona del delta era paludosa ma punteggiata da numerose isole fertili. Nel complesso il clima era molto pi fresco, nuvoloso e piovoso di quanto non sia oggi.1127 Invero, per due o tremila anni prima e circa mille anni dopo il 10.500 a.C. piovve senza posa. Poi, quasi a segnare una svolta ecologica, arrivarono le inondazioni. Una volta cessate, si affermarono condizioni climatiche sempre pi aride.1128 Questo periodo di desertificazione dur approssimativamente fino al 7000 a.C., quando ebbe inizio il Subpluviale Neolitico con mille anni di forti piogge, seguiti da tremila anni di precipitazioni moderate che ancora una volta si rivelarono ideali per l'agricoltura: Per un periodo i deserti fiorirono e le societ umane colonizzarono zone che successivamente non sono state in grado di sostentare popolazioni tanto dense.1129
Intorno al 3000 a.C., all'epoca della nascita dell'Egitto dinastico, per, il clima era cambiato di nuovo e aveva avuto inizio un altro periodo di desertificazione, periodo che dura ancora oggi.
Queste, quindi, a grandi linee sono le condizioni ambientali in cui si sono svolti i misteri della civilt egizia: pioggia e inondazioni tra il 13.000 e il 9500 a.C.; un periodo di siccit fino al 7000 a.C; di nuovo pioggia (sebbene sempre meno frequente) fino al 3000 a.C circa; infine un nuovo e duraturo periodo di siccit.
Si tratta di un arco di anni molto vasto, ma se si cerca al suo interno un Primo Tempo che possa accordarsi con l'et dell'oro degli di, viene naturalmente in mente la misteriosa epoca della precoce sperimentazione agricola che segu le grandi piogge e inondazioni tra il 13.000 e il 10.500 a.C.

Legami invisibili?
Questo periodo fu cruciale non solo per gli antichi egizi ma anche per molti popoli di altre regioni. Invero, come abbiamo visto nella Parte IV, fu un'epoca di drammatici cambiamenti climatici, rapidi innalzamenti dei livelli dei mari, movimenti tellurici, inondazioni, eruzioni vulcaniche, piogge bituminose e cieli oscurati, che costituirono la fonte pi probabile di molti grandi miti universali di cataclismi globali.
 possibile che sia stata anche un'epoca in cui gli dei apparvero veramente in mezzo agli uomini, come affermavano le leggende?
Sull'Altiplano boliviano quegli di venivano chiamati i Viracocha, ed erano legati alla stupefacente citt megalitica di Tiahuanaco, la quale forse esisteva gi prima delle immense inondazioni che si abbatterono sulle Ande nell'undicesimo millennio a.C. Dopo di che, secondo il professor Arthur Posnansky, nonostante lo scemare delle inondazioni, la cultura dell'Altiplano non raggiunse pi alti livelli di sviluppo ma cadde piuttosto in una decadenza totale e definitiva.1130
Ovviamente, le conclusioni di Posnansky sono discutibili e bisogna valutarne i pro e i contro. Tuttavia,  interessante rilevare che tanto l'Altiplano boliviano quanto l'Egitto siano stati colpiti da immense inondazioni nell'undicesimo millennio a.C. Inoltre, in entrambe le regioni, tracce rivelano che furono tentate e poi abbandonate sperimentazioni straordinariamente precoci, apparentemente basate su tecniche importate.1131 E in entrambe le regioni sono stati sollevati importanti interrogativi riguardo alla datazione di alcuni monumenti: per esempio il Puma-pncu e il Kalasasya a Tiahuanaco, che secondo Posnansky possono essere stati costruiti addirittura nel 15.000 a.C.1132 e, in Egitto, edifici megalitici come l'Osireion, la Sfinge e il Tempio della Valle di Chefren a Giza, che John West e il geologo dell'Universit di Boston Robert Schoch fanno risalire in base a dati geologici a prima del 10.000 a.C.
 possibile che esista un legame invisibile tra tutti questi splendidi ed enigmatici monumenti, gli esperimenti agricoli anomali del 13.000-10.000 a.C, e le leggende di di civilizzatori come Osiride e Viracocha?

Dov' il resto di questa civilt?
Quando ci immettemmo sulla strada che da Abido porta a Luxor, dove dovevamo incontrare John West, mi resi conto che esisteva una spiegazione in cui tutti i legami si sarebbero risolti da s purch si fosse riusciti a definire la questione centrale dell'antichit dei monumenti. In altre parole, se la prova geologica di West dimostrava che la Sfinge aveva pi di dodicimila anni, la storia della civilt umana andava riscritta. Come parte di tutto quell'interessante processo, tutte le altre strane, anacronistiche impronte degli dei che apparivano in continuazione in ogni parte del mondo, e la sensazione dell'esistenza di una corrente sotterranea di antichi nessi che legavano civilt apparentemente non correlate, avrebbero cominciato ad acquistare un senso...
Alla sua presentazione nel 1992 al congresso annuale dell'Associazione Americana per il Progresso della Scienza, la prova di West era stata accolta con seriet sufficiente per essere discussa pubblicamente dall'egittologo dell'Universit di Chicago Mark Lehner, direttore del Progetto di Rilevamento di Giza, il quale - con grande stupore di quasi tutti i presenti - non era riuscito a presentare una confutazione convincente. Un'affermazione tanto complessa come quella che fa risalire la Sfinge al 9000 o al 10.000 a.C. aveva concluso Lehner:
implica, ovviamente, che a quell'epoca esisteva una civilt assai progredita in grado di realizzare la Sfinge. Perci, la domanda che deve porsi un archeologo  la seguente: se la Sfinge fu realizzata in quell'epoca, allora dov' il resto di questa civilt, dov' il resto di questa cultura1133
Di fatto, Lehner non aveva afferrato il punto.
Se la Sfinge risaliva davvero al 9000 o al 10.000 a.C., a West non spettava l'onere di presentare altre prove che dimostrassero l'esistenza della civilt che l'aveva realizzata, bens stava agli egittologi e agli archeologi spiegare come avessero fatto a prendere costantemente e per un periodo tanto lungo un abbaglio di quella portata.
E allora, l'et della Sfinge poteva provarla West?

47

LA SFINGE
Gli egittologi dichiar John West, sono le ultime persone al mondo a cui si dovrebbe sottoporre un'anomalia di qualsiasi tipo.
Naturalmente, in Egitto di anomalie ce ne sono parecchie. Comunque, quella a cui si riferiva West, era l'anomalia delle piramidi della IV dinastia, un'anomalia per via di ci che era successo durante la III, la V e la VI dinastia. La Piramide a Gradini di Zoser a Saqqara (III dinastia) era un edificio imponente, ma era stata costruita con blocchi relativamente piccoli e maneggevoli, che quattro o cinque operai, lavorando in squadra, avrebbero potuto trasportare senza difficolt, e le sue camere interne presentavano difetti strutturali. Le piramidi della V e VI dinastia (sebbene internamente decorate con gli splendidi Testi delle Piramidi), costruite con tecniche assai scadenti, erano crollate in maniera tanto rovinosa che oggi sono quasi tutte ridotte a poco pi di mucchi di macerie. Le piramidi della IV dinastia, invece, erano state realizzate in modo mirabile e avevano resistito al passare di millenni conservandosi pi o meno intatte.
Secondo West, gli egittologi avrebbero dovuto prestare maggiore attenzione proprio a questa serie di avvenimenti, o meglio alle sue implicazioni: C' una discrepanza nel seguente scenario: 'prima costruiscono una specie di piramide di scarto con difetti strutturali, poi all'improvviso passano a realizzare piramidi assolutamente straordinarie che dal punto di vista edilizio sono le cose pi eccezionali mai concepite, per subito dopo tornare alle piramidi piene di difetti strutturali.' Non ha alcun senso... Per esempio, lo scenario parallelo nell'industria automobilistica sarebbe inventare e costruire la Ford Modello-T, per poi all'improvviso inventare e costruire la Porsche '93 e realizzarne alcuni modelli, e infine dimenticare come le si faceva e tornare a costruire di nuovo le Ford Modello-T... Le civilt non procedono di questo passo.
Allora che cosa vuoi dire? gli domandai. Vuoi dire che le piramidi della IV dinastia non furono affatto costruite dalla IV dinastia?
L'istinto mi dice di no. Non somigliano alle mastabe che hanno di fronte. Non somigliano neanche a nessun'altra opera della IV dinastia... Non armonizzano con il resto...
E questo vale anche per la Sfinge?
E questo vale anche per la Sfinge. Ma la grande differenza  che non dobbiamo affidarci all'istinto per quanto riguarda la Sfinge. Siamo in grado di provare che fu costruita molto tempo prima della IV dinastia...

John West
Santha e io eravamo diventati ammiratori di John Anthony West fin dal nostro primo viaggio in Egitto. La sua guida The Traveller's Key era stata per noi un'introduzione brillante e indispensabile ai misteri di questo antico paese, e ce la portavamo ancora dietro. Allo stesso tempo le sue opere erudite, soprattutto Serpent in the Sky ci avevano aperto gli occhi alla rivoluzionaria possibilit che la civilt egizia - con i suoi molteplici scorci di una scienza superiore apparentemente anacronistica - forse non si era sviluppata interamente entro i confini della Valle del Nilo bens costituiva un retaggio di una civilt precedente, pi grande e ancora non identificata anteriore di millenni all'Egitto dinastico, e a tutte le altre civilt conosciute.1134
Alto e di corporatura robusta, West aveva da poco superato la sessantina. Aveva una barba bianca ben curata, indossava una tenuta da safari cachi e un eccentrico casco ottocentesco di midollo. Era di modi giovanili ed energici e i suoi occhi avevano un guizzo malizioso.
Eravamo tutti e tre seduti sul ponte superiore scoperto di un battello del Nilo, attraccato all'altezza della strada serpeggiante di Luxor a pochi metri a valle del Winter Palace Hotel. A ovest, oltre il fiume, un enorme sole rosso, distorto dalla rifrazione atmosferica, stava tramontando dietro le rupi della Valle dei Re. A est si stendevano i malconci ma nobili ruderi dei templi di Luxor e di Karnak. Sotto di noi, trasmessi dalla chiglia dell'imbarcazione, riuscivamo a sentire lo sciabordio e il flusso dell'acqua che proseguiva il suo corso meridionale verso il delta lontano.
West aveva presentato per la prima volta la tesi della maggiore antichit della Sfinge in Serpent in the Sky, un'esposizione esaustiva dell'opera del matematico francese R. A. Schwaller de Lubicz. Dalle ricerche condotte da Schwaller sul Tempio di Luxor tra il 1937 e il 1952 erano emerse prove matematiche dalle quali si evinceva che la scienza e la cultura egizia erano molto pi progredite di quanto non ammettessero gli studiosi moderni. Tuttavia, come sosteneva West, queste prove erano state esposte in una lingua astrusa, complessa e inflessibile... Pochi lettori sembrano trovarsi a proprio agio con lo schietto Schwaller.  un po' come cercare di immergersi direttamente nella fisica delle alte energie senza una preparazione approfondita.
Le due principali pubblicazioni di Schwaller, entrambe scritte originariamente in francese, erano l'imponente Temple de l'Homme in tre volumi, incentrato su Luxor e il pi generico Roi de la Thocratie Pharaonique. In quest'ultima opera, successivamente tradotta in inglese con il titolo Sacred Science, Schwaller faceva un fugace riferimento alle formidabili inondazioni e piogge che devastarono l'Egitto nell'undicesimo millennio a.C. Quasi a mo' di ripensamento, soggiungeva:
Una grande civilt deve aver preceduto gli immensi movimenti d'acqua che sommersero l'Egitto, e ci ci induce a dedurre che la Sfinge gi esisteva, scolpita nella roccia della rocca occidentale di Giza, quella Sfinge il cui corpo leonino, a eccezione della testa, rivela gli inconfondibili segni dell'erosione dell'acqua.1135
Mentre lavorava al Serpent, West rimase colpito dalla possibile portata di questa osservazione e decise di verificarla: Mi resi conto che se avessi potuto provare empiricamente l'osservazione estemporanea di Schwaller, questa sarebbe stata una prova inoppugnabile dell'esistenza di un'alta, remotissima civilt non ancora identificata.
Perch?
Una volta stabilito che fu l'acqua l'agente erosivo della Sfinge, la risposta  quasi di una semplicit puerile. Pu essere spiegata a chiunque legga il National Enquirer o il News of the World.  di una semplicit che rasenta la stupidit... Si ritiene che la Sfinge sia stata eretta da Chefren intorno al 2500 a.C., ma dall'inizio del periodo dinastico - diciamo dal 3000 a.C. in poi - sull'altipiano di Giza non sono assolutamente cadute quantit di pioggia sufficienti per causare l'erosione estesa che vediamo su tutto il corpo della Sfinge. In realt bisogna risalire a prima del 10.000 a.C. per trovare in Egitto un clima sufficientemente umido che spieghi un'erosione di questo tipo e di questa portata. Ne consegue perci che la Sfinge deve essere stata costruita prima del 10.000 a.C. e, poich  un'opera d'arte imponente e raffinata, ne consegue anche che deve essere stata eretta da una civilt progredita.
Ma John, domand Santha, come fai a essere cos sicuro che l'erosione fu causata dall'acqua piovana? I venti desertici non avrebbero potuto fare altrettanto? In fondo, perfino gli egittologi ortodossi ammettono che la Sfinge esiste da quasi cinquemila anni. Non  un arco di tempo sufficiente perch questi effetti possano essere stati causati dall'erosione eolica?
Ovviamente questa  stata una delle prime possibilit che ho dovuto scartare. Solo se fossi riuscito a dimostrare che la sabbia abrasiva portata dal vento non poteva aver ridotto la Sfinge nel suo stato attuale, avrei avuto motivo di indagare ulteriormente sulle implicazioni dell'erosione dell'acqua.

La geologia di Robert Schoch: come risolvere l'enigma della Sfinge
Come si scopr, una questione importante era costituita dal profondo fosso che circondava completamente il monumento: Poich la Sfinge  situata in una depressione del terreno, spieg West, se viene trascurata nel giro di pochi decenni la sabbia si accumula fino all'altezza del suo collo... In tempi storici  stata spesso abbandonata a se stessa. Infatti, mediante una combinazione di riferimenti testuali ed estrapolazioni storiche  possibile provare che durante i 4500 anni trascorsi da quando, presumibilmente, fu costruita da Chefren,  rimasta sepolta fino al collo per ben 3300 anni.1136 Ci significa che in tutto questo tempo c' stato un totale cumulativo di poco pi di mille anni in cui il suo corpo poteva essere esposto all'erosione eolica; per tutto il resto del tempo un'enorme coltre di sabbia l'ha protetto dai venti del deserto. Il punto  che se la Sfinge  stata veramente costruita da Chefren durante l'antico regno, e se l'erosione eolica ha potuto arrecare danni di questa portata in un lasso di tempo tanto breve, allora anche le altre costruzioni risalenti allo stesso periodo della zona, erette con la stessa pietra calcarea, dovrebbero presentare un deterioramento simile. Ma nessuna di esse lo fa - e parliamo di tombe che risalgono senza ombra di dubbio all'antico regno, piene di geroglifici e iscrizioni - nessuna di esse presenta lo stesso tipo di erosione della Sfinge.
Era proprio vero. Il professor Robert Schoch, un geologo dell'Universit di Boston specializzato in erosione delle rocce che aveva avuto un ruolo di primo piano nella convalida delle prove di West, era soddisfatto quanto alla ragione di ci. L'erosione della Sfinge - e delle pareti del recinto scavato nella roccia che la circondava - non era stata affatto causata dall'azione del vento bens da migliaia di anni di forti piogge moltissimo tempo prima dell'inizio dell'antico regno.
Dopo aver convinto i colleghi in occasione della Convenzione della Societ Geologica d'America del 1992,1137 Schoch pass a spiegare le sue scoperte a un pubblico molto pi vasto ed eclettico (egittologi compresi) al Congresso Annuale dell'Associazione Americana per il Progresso della Scienza (AAAS) del 1992. Esord richiamando l'attenzione dei delegati sul fatto che il corpo della Sfinge e le pareti del fosso della Sfinge sono profondamente deteriorate ed erose... Questa erosione raggiunge in alcuni punti una profondit di un paio di metri, almeno sulle pareti.  molto profonda, e molto antica a mio avviso, e conferisce un profilo tondeggiante e ondulato...1138
Per gli esperti di stratigrafia e i paleontologi le superfici ondulate come quelle sono facilmente riconducibili a un'erosione indotta dalle precipitazioni. Come rivelano le fotografie della Sfinge e del suo recinto scattate da Santha Faiia, questa erosione assume la caratteristica forma di una combinazione di profonde fessure verticali e insenature orizzontali ondulate, un classico esempio da manuale, per citare le parole di Schoch, di quello che accade a una costruzione di pietra calcarea quando viene sferzata dalla pioggia per migliaia di anni...  stata chiaramente la pioggia a produrre questi effetti.1139
L'erosione da vento/sabbia presenta un profilo molto diverso di canali orizzontali dai margini netti scavati selettivamente negli strati pi molli della roccia colpita. Non pu in alcun modo causare le fessure verticali visibili soprattutto nella parete del recinto della Sfinge. Queste potevano solo essere state formate da acqua che colava gi per la parete,1140 conseguenza della pioggia che, cadendo in enormi quantit scendeva a cascata lungo il pendio dell'altopiano di Giza fino al sottostante recinto della Sfinge. Sceglieva i punti deboli nella roccia, continu Schoch, e li apriva fino a trasformarli in queste fessure, una chiara prova ai miei occhi di geologo che questo tipo di erosione fu causato dalla pioggia.1141
Sebbene occultate in diversi punti da blocchi nuovi sistemati dai numerosi restauratori nell'arco dei millenni, la stessa osservazione vale per le scanalature scavate, ondulate e dentellate che corrono per tutta la lunghezza del corpo della Sfinge. Anche queste sono caratteristiche dell'erosione indotta dalle precipitazioni perch solo lunghi periodi di forti piogge che avessero sferzato le parti superiori dell'immensa struttura (e si fossero rovesciate a cascata gi per i suoi fianchi) avrebbero potuto produrre tali effetti. Una conferma di questo viene dal fatto che la pietra calcarea in cui fu scolpita la Sfinge non  di composizione uniforme, bens consiste di una serie di strati duri e molli in cui alcune delle rocce pi resistenti sono pi rientrate rispetto ad altre meno resistenti.1142 Un profilo del genere non poteva assolutamente essere il risultato dell'erosione eolica (che avrebbe asportato selettivamente gli strati pi soffici di roccia come un cesello) ma  del tutto in armonia con l'erosione indotta dalle precipitazioni in cui abbiamo l'acqua, l'acqua piovana che si riversa gi dall'alto. Le rocce situate nella parte superiore sono le pi resistenti ma rientrano per tratti maggiori rispetto ad alcune di quelle meno resistenti, che si trovano nella parte inferiore della sezione e sono pi protette.1143
Ricapitolando, al congresso della AAAS Schoch concludeva:
 risaputo che il recinto della Sfinge si riempie molto velocemente di sabbia, nel giro di qualche decennio appena, date le condizioni desertiche del Sahara. E deve essere periodicamente dissotterrata. E cos  sempre stato fin dall'antichit. Eppure, nel recinto della Sfinge si vede ancora questo profilo vistosamente ondulato, tracciato dall'erosione... In parole povere, quindi, ci che voglio suggerire  che questo profilo ondulato, questi tratti visibili sul corpo e nel fosso della Sfinge, risalgono a un periodo molto pi antico in cui c'erano pi precipitazioni nella zona, e pi umidit, pi pioggia sull'altopiano di Giza.1144
Come egli stesso ammise, Schoch non fu il primo geologo a notare le caratteristiche di un'anomala erosione indotta dalle precipitazioni sulla parte centrale della Sfinge.1145 Fu, tuttavia, il primo a partecipare a discussioni pubbliche sulle immense implicazioni storiche che questa erosione comportava. La posizione che adott fu che preferiva attenersi alla sua geologia:
Mi hanno detto e ridetto che le popolazioni d'Egitto, a quel che ci risulta, non possedevano n la tecnologia n l'organizzazione sociale necessaria per scolpire la parte centrale della Sfinge in tempi predinastici... Tuttavia, non vedo come questo sia un problema che mi riguardi nella mia veste di geologo. Non cerco di fare a scaricabarile, ma spetta veramente agli egittologi e agli archeologi capire chi la scolp. Se le mie scoperte sono in contrasto con la loro teoria riguardo all'origine della civilt, allora forse per loro  giunto il momento di riconsiderare quella teoria. Non sto cercando di dire che la Sfinge fu costruita dagli abitanti di Atlantide, o dai marziani, o dagli extraterrestri. Seguo solo la scienza l dove mi porta, e mi porta a concludere che la Sfinge fu eretta molto tempo prima di quanto si pensasse...1146

Civilt leggendarie
Quanto tempo prima?
John West ci raccont che lui e Schoch avevano una discussione amichevole in corso riguardo all'et della Sfinge: Schoch situa la data in un momento compreso almeno tra il 5000 e il 7000 a.C. [l'epoca del Subpluviale Neolitico], adottando essenzialmente l'opinione pi cauta che i dati a disposizione permettono. Come professore di geologia presso una grande universit,  quasi obbligato ad adottare un parere prudente... Del resto  vero che ci furono piogge tra il 7000 e il 5000 a.C. Tuttavia, per una serie di ragioni dettate tanto dall'intuito quanto dalla conoscenza, io ritengo che la data sia molto, molto pi remota, e che gran parte dell'erosione della Sfinge si sia verificata nel lontano periodo piovoso precedente il 10.000 a.C... Francamente, se risalisse a tempi relativamente recenti come il 5000 o il 7000 a.C., penso che con tutta probabilit avremmo trovato altre testimonianze della civilt che la scolp. Certo, in Egitto sono state trovate parecchie testimonianze di quel periodo. E contengono alcune strane anomalie, lo ammetto,1147 ma la maggior parte - la maggior parte -  davvero molto rudimentale.
E allora, se non sono stati gli egizi predinastici, chi ha eretto la Sfinge?
La mia ipotesi  che l'intero enigma sia in qualche modo legato a quelle civilt leggendarie di cui parlano tutte le mitologie del mondo. S, insomma... che ci furono grandi catastrofi, che poche persone sopravvissero e cominciarono a girovagare per il mondo e che un frammento di conoscenza fu conservato qui, un altro l... Io ho il sospetto che la Sfinge sia legata a tutto questo. Se mi chiedessero di fare una scommessa, direi che precorre la fine dell'ultimo Periodo Glaciale e probabilmente risale a prima del 10.000 a.C., forse addirittura a prima del 15000 a.C. Sono convinto - anzi, la mia  pi di una convinzione - che sia immensamente antica.
Si trattava di una convinzione che condividevo sempre di pi, e, come ricordai, l'aveva condivisa anche la maggior parte degli egittologi del diciannovesimo secolo. Tuttavia, l'apparenza della Sfinge contraddiceva tali intuizioni dal momento che senza alcun dubbio la sua testa aveva un aspetto convenzionalmente faraonico. Se  tanto antica come sostieni, chiesi allora a John, allora come spieghi il fatto che gli scultori l'hanno ritratta con indosso il caratteristico copricapo nemes e l'uraeus dei tempi dinastici?
Questo fatto non mi preoccupa. Infatti, come sai, gli egittologi sostengono che la faccia della Sfinge somiglia a quella di Chefren, e questa  una delle ragioni per cui affermano che deve essere stata eretta da lui. Schoch e io abbiamo fatto indagini molto accurate sulla questione. Riteniamo, in base alle proporzioni della testa rispetto al resto del corpo, che sia stata riscolpita in epoca dinastica, ed  per questo che ha un aspetto molto dinastico. Ma secondo noi non fu concepita come un ritratto di Chefren. Nell'ambito delle nostre ricerche in corso su questi problemi abbiamo fatto venire qui il tenente Frank Domingo, un disegnatore forense presso il Distretto di Polizia di New York, per fare dei confronti punto per punto tra il viso della Sfinge e quello della statua di Chefren presso il Museo del Cairo. La sua conclusione  stata che la Sfinge non fu mai concepita come un ritratto di Chefren. Non solo i due visi sono diversi, ma probabilmente appartengono anche a razze diverse.1148 Perci abbiamo a che fare con un monumento antichissimo che fu riscolpito in epoca molto pi tarda. Originariamente forse non aveva nemmeno una faccia umana. Magari all'inizio, oltre al corpo di leone aveva anche un muso di leone.

Magellano e il primo osso di dinosauro
Dopo le mie esplorazioni personali di Giza mi interessava sapere se le ricerche di West avessero messo in dubbio la datazione ortodossa di qualche altro monumento dell'altipiano, in particolare del cosiddetto Tempio della Valle di Chefren.
Riteniamo che molte cose potrebbero essere pi antiche, spieg. Non solo il Tempio della Valle ma anche il Tempio Mortuario a monte, probabilmente alcuni elementi del complesso di Micerino, forse addirittura anche la piramide di Chefren...
Quali elementi del complesso di Micerino?
Ebbene, il Tempio Mortuario. E di fatto in questa sede mi servo dell'attribuzione convenzionale delle piramidi solo per convenienza...
D'accordo. Quindi secondo te  possibile che anche le piramidi siano antiche quanto la Sfinge?
 difficile a dirsi. Credo che ci fosse qualcosa nel punto in cui ora sorgono le piramidi, per ragioni geometriche. La Sfinge faceva parte di un progetto complessivo. E forse la Piramide di Chefren  l'elemento pi interessante sotto questo aspetto perch fu di sicuro costruita in due fasi. Se la guardi - forse ci hai fatto caso - ti accorgi che la sua base consiste di diversi corsi di blocchi giganteschi, di tipo simile a quelli dell'anima della muratura del Tempio della Valle. Sovrapposto alla base, il resto della piramide  costruito con materiale pi piccolo, disposto con minore precisione. Ma se la guardi, sapendo quello che cerchi, vedi subito che  stata costruita in due momenti distinti. Insomma, non posso fare a meno di pensare che gli enormi blocchi della base risalgano al periodo pi antico - al tempo in cui fu realizzata la Sfinge - e che la seconda parte sia stata aggiunta in seguito, ma, bada, non necessariamente da Chefren. Quando ci si accosta a questo problema, via via ci si rende conto che pi si sa pi tutto diventa complesso. Per esempio, pu darsi perfino che sia esistita una civilt intermedia, fatto, questo, che in realt corrisponderebbe ai testi egizi. Anch'essi parlano di due lunghi periodi precedenti. Nel primo di questi, a quel che si credeva, l'Egitto era stato governato dagli dei - i Neteru - mentre nel secondo era stato governato dagli Shemsu Hor, i Compagni di Horus. Quindi, come ho detto, i problemi si fanno sempre pi complicati. Ma per fortuna la linea di fondo rimane semplice. La linea di fondo  che la Sfinge non fu eretta da Chefren. La geologia ha provato che  molto ma molto pi antica...
Tuttavia gli egittologi non vogliono tenere per vero questo fatto. Uno degli argomenti usato contro di te - per esempio da Mark Lehner - recita pi o meno cos: 'Se la Sfinge fu costruita prima del 10.000 a.C. allora perch non sei in grado di mostrarci il resto della civilt che la eresse?' In altre parole, perch non possiedi altre prove che dimostrino l'esistenza della tua leggendaria civilt perduta oltre a una manciata di edifici sull'altopiano di Giza? Che cosa rispondi?
In primo luogo, ci sono anche edifici situati al di fuori di Giza, per esempio l'Osireion di Abido, dove siete appena stati. Secondo noi quello stupefacente edificio pu avere a che fare con il nostro studio della Sfinge. Ma anche se l'Osireion non esistesse l'assenza di altre prove non mi preoccuperebbe. Insomma, fare tanto chiasso perch ancora non sono state trovate altre prove confermative e usare questo fatto per cercare di affondare gli argomenti a favore di una Sfinge pi antica  una reazione priva di qualsiasi logica.  come dire a Magellano... 'Dove sono gli altri che hanno circumnavigato la terra? Non ci sono dubbi:  ancora piatta'. Oppure, nel 1838, quando fu trovato il primo osso di dinosauro, avrebbero detto: ' chiaro che non esiste nessun animale gigantesco estinto. Dov' il resto dello scheletro? Hanno trovato solo un osso'. Ma non appena alcune persone cominciarono a rendersi conto che quell'osso poteva appartenere soltanto a un animale estinto, nel giro di venti anni i musei del mondo si riempirono di scheletri di dinosauri completi. Perci, la situazione  pi o meno questa. Nessuno guarda nei posti giusti. Io sono assolutamente certo che verranno trovate altre prove non appena un po' di gente comincer a cercare nei posti giusti: lungo le rive del Nilo antico, per esempio, che sono lontane chilometri dal suo attuale corso, o addirittura sul fondo del Mediterraneo, che era secco durante l'ultimo Periodo Glaciale.

Il problema della trasmissione
Chiesi a John West perch secondo lui gli egittologi e gli archeologi erano tanto riluttanti a prendere in considerazione l'idea che la Sfinge potesse essere una traccia di un episodio dimenticato della storia dell'umanit.
Secondo me  perch hanno idee molto rigide sull'evoluzione lineare della civilt. Hanno difficolt ad accettare la possibilit che, pi di dodicimila anni fa, siano esistite persone pi raffinate di quanto non siamo noi oggi... La Sfinge, la geologia che prova la sua antichit, il fatto che la tecnologia necessaria per realizzarla  sotto molti aspetti quasi addirittura al di sopra delle nostre capacit, contraddice la convinzione secondo cui la civilt e la tecnologia si sono evolute seguendo un percorso diritto, lineare... Perch persino con la migliore tecnologia moderna quasi non saremmo in grado di realizzare i vari compiti che quel progetto richiederebbe. In s e per s la Sfinge non  poi una struttura tanto stupefacente. Insomma, basterebbe mettere insieme un numero sufficiente di scultori per asportare la pietra e questi sarebbero in grado di scolpire una statua lunga un chilometro. C'era invece bisogno della tecnologia per prendere le pietre, estrarle, liberare la Sfinge dalla roccia viva e poi spostare quelle pietre e utilizzarle per costruire il Tempio della Valle a una sessantina di metri di distanza...
Questa mi giungeva nuova: Vuoi dire che i blocchi da duecento tonnellate dei muri del Tempio della Valle furono estratti direttamente dal recinto della Sfinge?
S, indubbiamente. Dal punto di vista geologico appartengono allo stesso membro roccioso. Sono stati estratti e trasportati nel punto in cui sorge il Tempio - Dio sa come - e innalzati a formare muri di dodici metri, Dio sa come. Mi riferisco agli enormi blocchi di calcare che formano l'anima, non al rivestimento di granito. Secondo me il granito fu aggiunto molto pi tardi, con tutta probabilit da Chefren. Ma se si guardano i blocchi di calcare che formano l'anima, si vedr che presentano lo stesso tipo di segni dovuti all'erosione indotta dalle precipitazioni visibili sulla Sfinge. Quindi, la Sfinge e l'anima del Tempio della Valle furono realizzate nello stesso periodo dalle stesse persone, chiunque fossero.
E secondo te quelle persone e gli egizi dell'epoca dinastica erano in qualche modo collegati tra loro? In Serpent in the Sky hai avanzato l'ipotesi della trasmissione di un retaggio.
 ancora soltanto un'ipotesi. L'unica cosa che so per certo in base ai nostri studi della Sfinge  questa: in un passato molto remoto in Egitto deve essere esistita una civilt incredibilmente progredita e raffinata in grado di intraprendere progetti di costruzione su vasta scala. Successivamente cadde una gran quantit di pioggia. Poi, migliaia di anni dopo, nello stesso posto, la civilt dei faraoni sbuc gi pienamente formata, apparentemente dal nulla, con tutto il suo sapere compiuto. Di questo fatto possiamo essere certi. Ma se il sapere posseduto dall'antico Egitto fosse oppure no lo stesso che cre la Sfinge proprio non posso dirlo.
E che ne dici di questo, riflettei: La civilt che cre la Sfinge non era stanziata qui, almeno non originariamente... Non abitava in Egitto. Innalz la Sfinge qui come una sorta di indicatore o avamposto...
 possibilissimo. Potrebbe darsi che per quella civilt la Sfinge fosse, diciamo, un po' quello che Abu Simbel [in Nubia] era per l'Egitto dinastico.
Poi quella civilt ebbe fine, distrutta da un'immensa, imprecisata catastrofe, e fu allora che fu tramandato il retaggio di un sapere superiore... Poich avevano eretto la Sfinge qui conoscevano l'Egitto, conoscevano il posto, conoscevano il paese, erano legati a questi luoghi. Magari alcune persone sopravvissero all'annientamento di quella civilt. Magari vennero qui... Fila, secondo te?
Be',  una possibilit. Per, tornando alle mitologie e alle leggende del mondo, molte narrano di catastrofi del genere e delle poche persone - la storia di No  diffusa in un'infinit di civilt - che in un modo o nell'altro conservarono e tramandarono il sapere. Il grande problema di tutto questo, dal mio punto di vista, sta nel processo di trasmissione: come, esattamente, viene tramandato il sapere nell'arco delle migliaia e migliaia di anni che separa l'erezione della Sfinge dal fiorire dell'Egitto dinastico? Dal punto di vista teorico ti ritrovi un po' impantanato - non ti pare? - con questo immenso periodo in cui il sapere deve essere tramandato. Non  una questione da cui ci si sbroglia facilmente. D'altro canto sappiamo che le leggende di cui parliamo furono tramandate parola per parola per innumerevoli generazioni. E di fatto la trasmissione orale  un mezzo molto pi sicuro di quella scritta, perch la lingua pu cambiare, ma finch la persona che racconta la storia lo fa fedelmente in qualunque sia la lingua della sua epoca... questa riappare circa cinquemila anni dopo nella sua forma originale. Quindi, forse ci sono dei modi - nelle societ segrete e nei culti religiosi, o per mezzo della mitologia, per esempio - in cui il sapere potrebbe essere stato conservato e tramandato per poi rifiorire. Il punto, credo, nel caso di problemi complessi e importanti come questi, sta semplicemente nel fatto di tener conto di tutte le possibilit, per quanto oltraggiose possano apparire a prima vista, e di investigarle molto, molto a fondo...

Un'altra opinione
John West si trovava a Luxor, alla guida di un gruppo che studiava i luoghi sacri dell'Egitto. L'indomani di buon'ora si diresse insieme ai suoi allievi verso sud, alla volta di Assuan e Abu Simbel. Santha e io tornammo a nord, verso Giza e i misteri della Sfinge e delle piramidi. Dovevamo incontrarci l con l'archeoastronomo Robert Bauval. Come vedremo, le sue correlazioni stellari costituivano una conferma sorprendente e indipendente delle testimonianze geologiche della immensa antichit di Giza.
...
.
...
FINE Parte 3.